Il solitario

Film 2008 | Noir 85 min.

Anno2008
GenereNoir
ProduzioneItalia
Durata85 minuti
Regia diFrancesco Campanini
AttoriLuca Magri, Francesco Siciliano, Francesco Barilli, Massimo Vanni, Giancarla Malusardi, Adriano Guareschi Sara Alzetta, Ottaviano Dell'Acqua, Paolo Rossini, Andrea Zannoni, Alessandra Varacca, Massimo Pittarello, Cristian Radicchi, Paolo Franciosi, Rocco Antonio Buccarello, Elena Radonicich.
Uscitagiovedì 12 marzo 2009
MYmonetro 2,05 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Francesco Campanini. Un film con Luca Magri, Francesco Siciliano, Francesco Barilli, Massimo Vanni, Giancarla Malusardi, Adriano Guareschi. Cast completo Genere Noir - Italia, 2008, durata 85 minuti. Uscita cinema giovedì 12 marzo 2009 - MYmonetro 2,05 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 12 giugno 2009

In Italia al Box Office Il solitario ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 9,2 mila euro e 6,5 mila euro nel primo weekend.

Consigliato no!
2,05/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 1,67
PUBBLICO 2,48
CONSIGLIATO NÌ
Scheda Home
Premi
Cinema
Trailer
Motivato da forti ispirazioni verso Melville e il poliziottesco italiano, il film non riesce però a smarcarsi creativamente dagli stilemi legati al genere.
Recensione di Edoardo Becattini
Recensione di Edoardo Becattini

Unico superstite di una rapina tramutata in carneficina, Leo Piazza fugge da Parma con un consistente bottino come bagaglio per cercare rifugio a Roma, dove il suo unico amico Moriero lo aiuta a trovare un alloggio sicuro e a pianificare una fuga verso il Marocco. Ma l'intera organizzazione criminale e lo spietato gangster Santoro sono già sulle sue tracce per recuperare con ogni mezzo il denaro sottratto dalla rapina.
Fin dal suo titolo, Il solitario dichiara a carte scoperte il tòpos cui risponde la costruzione del suo racconto: nel mondo del noir ognuno è solo e non c'è alcuna giustizia immanente cui poter fare conto, solo un forte senso dell'onore, un codice etico non scritto come unico elemento per discriminare il gangster buono dal vero criminale. Il progetto programmatico di fare un film di genere costruito tutto attorno alla figura dell'antieroe solitario che va incontro ad un destino ineluttabile si poggia così su due pilastri fondamentali: da una parte l'opera di Jean-Pierre Melville e la tipica storia dei vari "samurai" interpretati da Alain Delon o dei personaggi "all'ultimo respiro" di Jean-Paul Belmondo; dall'altra parte invece, la rappresentazione della violenza del genere poliziottesco degli anni Settanta dei vari Lenzi, Girolami e Di Leo. Tuttavia, a parte ripercorrere pedissequamente tutti i luoghi estetici e narrativi dei suoi diretti riferimenti, l'opera prima del giovane Francesco Campanini fa ben poco altro. Anzi, a fronte della complessità psicologica dei personaggi melvilliani, delle ambiguità delle amicizie maschili e delle intricatissime reti di rapporti e doppi giochi, la sceneggiatura scritta dallo stesso protagonista Luca Magri offre un adattamento semplice e lineare e delle figure fin troppo incastrate nella loro tipizzazione.
Ma anche nei riferimenti ai modelli a noi più vicini, si nota una scelta di stile che va poco al di là di quei famosi stilemi che hanno contribuito a scolpire questo sottogenere nell'immaginario cinematografico (come il fatto di riprendere i personaggi spesso dal basso verso l'alto oppure l'uso reiterato del fermo immagine). Nonostante la libertà di movimento consentita dal mezzo digitale, il film pare non voler infatti tentare di lavorare maggiormente su un certo dinamismo delle immagini e del montaggio, così da potersi affrancare quanto sarebbe bastato da una rigidità intrinseca ad un'impostazione che promuove il genere all'italiana come unico punto di riferimento, venendo anche incontro a forme del noir più moderne come quelle ad opera di Walter Hill, William Friedkin o ancora dell'hard boiled made in Hong Kong.
In sostanza, iscrivendosi in modo puntuale in specifici domini del cinema di genere e guardando in macchina principalmente a un tipo di spettatore "esperto", Il solitario potrà dire molto e di più ancora a tutti i devoti sostenitori del sottogenere e ai possibili filologi del poliziottesco. Ma di fronte a un discorso che cerchi di smarcarsi dalla gravosità dell'etichetta e dai relativi canoni irreggimentati, Il solitario sfodera un calibro di creatività troppo ristretto per riuscire davvero a colpire a fondo.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 24 marzo 2009
Mcroxy

Decisamente interessante. E' un film coraggioso (anche se si vede che è fatto con due soldi), bella la fotografia in digitale (specialmente nelle scene notturne della prima parte del film). Le musiche sono efficaci e creano una giusta atmosfera. Il ritmo narrativo funziona anche se nella seconda parte c'è un calo di tensione. E' da lodare il fatto che regista e sceneggiatori hanno puntato alto perché [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Non è male il poliziesco, girato in stretta economia dall'esordiente parmigiano Francesco Campanini, che ha scritto anche la storia, gonfia di violenza, ma fornita di notevole tensione. Il solitario si svolge a Roma, nel 1999. È in fuga da una spietata gang il giovane Leo Piazza (il misurato Luca Magri, concittadino del regista, nonché temerario produttore), unico superstite della combriccola che ha [...] Vai alla recensione »

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