Sotto le bombe

Film 2007 | Drammatico, 98 min.

Titolo originaleSous les bombes
Anno2007
GenereDrammatico,
ProduzioneFrancia, Gran Bretagna, Libano
Durata98 minuti
Regia diPhilippe Aractingi
AttoriNada Abou Farhat, Georges Khabbaz, Rawia Elchab, Bshara Atallah .
Uscitamercoledì 30 aprile 2008
TagDa vedere 2007
DistribuzioneFandango
MYmonetro 3,26 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Philippe Aractingi. Un film Da vedere 2007 con Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz, Rawia Elchab, Bshara Atallah. Titolo originale: Sous les bombes. Genere Drammatico, - Francia, Gran Bretagna, Libano, 2007, durata 98 minuti. Uscita cinema mercoledì 30 aprile 2008 distribuito da Fandango. - MYmonetro 3,26 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Libano, 2006. All'indomani dell'annuncio del cessate il fuoco tra l'esercito israeliano e i militanti Hezbollah, una donna parte da Dubai alla ricerca disperata della sorella e del figlio. In Italia al Box Office Sotto le bombe ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 44 mila euro e 19 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,26/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,13
PUBBLICO 2,64
CONSIGLIATO SÌ
Un ottimo film neorealista realizzato in stretta continuità temporale con gli eventi messi in scena.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Libano, 2006. All'indomani dell'annuncio del cessate il fuoco tra l'esercito israeliano e i militanti Hezbollah, Zeina parte da Dubai alla ricerca disperata della sorella e del figlio. Giunta in Libano, attraverso la Turchia, incontra un tassista disposto a condurla per trecento dollari nel sud del paese. Tony e Zeina intraprenderanno un viaggio nel cuore di una terra martoriata dalle bombe, imparando a conoscersi e affrontando insieme un futuro incerto.
Esistono film "di guerra" realizzati ad una certa distanza temporale dal momento storico messo in scena e altri prodotti se non contemporaneamente ai conflitti stessi, in stretta continuità temporale. Se prendiamo come termine d'esempio la Seconda Guerra Mondiale, Salvate il soldato Ryan risulta un buon esempio di film "diacronico", Sotto le bombe del regista franco-libanese Philippe Aractingi può essere a ragione inteso quale film "sincronico". Al di là dell'arbitrarietà che simili operazioni di categorizzazione si portano dietro, Sotto le bombe è stato davvero pensato dal suo autore durante il terzo conflitto armato israelo-libanese e realizzato in stretto rapporto, anche cronologico, con l'evento traumatico. Nonostante la generazione dell'opera in evidenti condizioni di urgenza emotiva e creativa, presupposto dichiarato a partire dal titolo, Sotto le bombe non viene confezionato in termini di propaganda.
Per nulla disposto a puntare il dito contro Israele o Hezbollah o a farsi portatore di una qualche rilevante valenza ideologica, Aractingi riflette sui modi di percezione della violenza da parte dei civili, estranei alle logiche geopolitiche delle potenze in conflitto. Il punto di vista è quello di una "platea" quotidianamente ferita da quelle stesse logiche.
Assimilata la lezione neorealista (la costruzione di un nuovo statuto del verosimile inteso a fare apparire più "realtà" sullo schermo) e disertato l'universo tradizionale dei teatri di posa, il regista introduce due attori in ambienti autentici integrandoli con i rifugiati: uomini, donne e bambini che interpretano se stessi. Il primo piano riguarda l'anima umana, immersa fino al collo nelle macerie e nella polvere alzata dalle bombe e nel vuoto morale e civile della società contemporanea. Il taxi di Tony, che accoglie, ricovera e accompagna la speranza di una madre sciita di ritrovare il suo bambino, è un'arca scampata a un diluvio di bombe, un mondo uterino dove persino il tassista cristiano acquieta la sua angoscia e sogna una "resurrezione". È anche e ancora il luogo dove resistere, ricercando quello che si è perso, un figlio o un fratello, il luogo dove riscoprire l'intimità e la dolcezza di cui i protagonisti avevano disperatamente bisogno.
La leggerezza e l'economicità delle nuove tecnologie hanno offerto all'autore condizioni ideali per condurre il cinema in un territorio pericoloso dove non sarebbe mai arrivato. Sotto le bombe e sopra le rovine, dentro i centri di accoglienza e in prossimità di ponti crollati aleggia infine un'insostenibile precarietà del vivere, sostituita nella dissolvenza in nero dell'epilogo con una pulsione alla vita: la carezza di un orfano a una madre privata di un figlio.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 1 agosto 2011
maurizio frizziero

Sono sufficienti poche immagini per non cercare il telecomando. Ci si accorge immediatamente di non essere inghiottiti dal solito film americano (grandi attori, effetti speciali, sfoggio di grandi investimenti). In primo piano c'è la storia di una donna alla ricerca del figlio, in secondo piano un'ambientazione che rende credibile la storia, un Libano vero con tutto quel poco che è sopravvissuto agli [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Maurizio Cabona
Il Giornale

«Loro distruggono i ponti. Noi ricostruiamo cuori», dice lo striscione giallo, colore di Hezbollah. Dolore e speranza del Libano di ogni confessione sono in queste frasi, prese della realtà, nel semidocumentaristico Sotto le bombe di Philippe Aractingi, storia di una giovane madre (Nada Abu Farhat) in cerca del figlioletta fra le macerie dell'estate 2006, quando si scatenò l'offensiva israeliana.

Gilles Renault
Libération

Sotto le bombe racconta la storia di una donna araba alla ricerca del figlio in Libano aiutata da un tassista cristiano. È una storia inventata, eppure non c'è mai stata una fiction così vicina alla realtà. Il regista francolibanese Philippe Aractingi ha cominciato a girare il film a Beirut dieci giorni dopo l'inizio del conflitto del luglio 2006. Rimpatriato in Francia, è tornato in Libano tre giorni [...] Vai alla recensione »

Cristina Borsatti
Film TV

Meraviglioso, sconvolgente. Ci sono poche occasioni in questo mestiere in cui hai la sensazione di occuparti di qualcosa di davvero importante. Questa è una di quelle. Il regista franco-libanese Philippe Aractingi ci consegna un piccolo capolavoro. Stiamo parlando di film, di finzione, di un perfetto congegno narrativo in cui struttura, macchina da presa e attori si fondono completamente, abbandonandosi [...] Vai alla recensione »

Cristina Piccino
Il Manifesto

«Realizzare un film sotto le bombe era la sola arma che avevo per esorcizzare la mia paura». Così Philippe Aractingi racconta il suo Sous les bombes, e in effetti il secondo film del regista franco-libanese, autore di una quarantina di documentari e del musical di grande successo (purtroppo mai giunto in Italia) Bosta, è una «finzione» la cui messinscena viene continuamente destabilizzata dalla realtà. [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Estate 2006, all'indomani dei bombardamenti del Libano. Sciita emigrata a Dubai, Zeina è in cerca del figlio di sei anni e della sorella, cui ha affidato il bambino per risparmiargli la propria crisi coniugale. Un tassista, Tony, accetta di accompagnarla nel sud del paese, attraverso un paesaggio devastato dalle bombe; li accompagna la radio del taxi, recitando in un lugubre salmodiare i nomi delle [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Un viaggio attraverso il Libano nel luglio 2006 appena cessato il fuoco di quella guerra israelo-palestinese che aveva provocato distruzioni, morti, miserie. Lo compie, a bordo di un taxi, una giovane donna, Zeina, da poco divorziata, allo scopo di avere notizie del proprio bambino che, per non turbarlo con l'esplosione dei suoi problemi coniugali, aveva mandato nel sud in casa di una sorella.

Isabelle Regnier
Le Monde

Au cours de l'été 2006, pendant les derniers jours de la guerre entre Israël et le Liban, Philippe Aractingi, remarqué en 2007 pour son film Bosta l'autobus, a obtenu l'autorisation de réaliser un film au sud du Liban. Par une cruelle ironie de l'histoire, il sort ce mercredi 14 mai sur les écrans, alors que le pays s'embrase à nouveau. Sous les bombes retrace le parcours d'une mère à la recherche [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Visti da lontano, il dolore e la morte sfumano in un orrore indistinto. Aggrediti ogni giorno dalle immagini crudeli che riempiono gli schermi dei nostri televisori, i nostri occhi non le vedono più davvero. Capita così che centinaia o migliaia o centinaia di migliaia di morti si riducano a dati sta-tistici, a numeri persi nella contabilità assurda di un mondo dominato dalla passione di uccidere.

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