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jonnylogan
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lunedì 23 giugno 2025
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vita di coppia.... con amici
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A sei anni da Le fate ignoranti (id.; 2000) il regista turco, ma trasferitosi da molti anni a Roma, per la precisione proprio nell'abitazione che fa da sfondo alla vita di Davide e Lorenzo, torna a parlare di rapporti di amicizia calcando la mano sui problemi dei quarantenni: ovvero una fascia anagrafica magari soddisfatta economicamente, ma non altrettanto in termini umani.
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A sei anni da Le fate ignoranti (id.; 2000) il regista turco, ma trasferitosi da molti anni a Roma, per la precisione proprio nell'abitazione che fa da sfondo alla vita di Davide e Lorenzo, torna a parlare di rapporti di amicizia calcando la mano sui problemi dei quarantenni: ovvero una fascia anagrafica magari soddisfatta economicamente, ma non altrettanto in termini umani.
Özpetek fa aggirare lo spettatore negli ambienti della “Roma bene”, composta da liberi professionisti che si muovono nei soggiorni e nelle grandi cucine che fungono da luoghi d'incontro e nelle quali consumano cene nemmeno troppo frugali. In cui nemmeno troppo velatamente si strizza l'occhio ai problemi della frenetica vita metropolitana, scandita da appuntamenti di lavoro che vengono elusi ogni qualvolta si desidera un incontro con il proprio gruppo di amici storici. Una vita frenetica, come dicevamo poc'anzi, che non permette allo spettatore di capire come e quando i nove personaggi abbiano iniziato a frequentarsi, con poche spiegazioni affidate a qualche scambio di battute alle quali aggrapparsi nel mentre che si assaggia, poco per volta, l’intreccio.
Da sottolineare come il soggetto si muova indagando il legame affettivo che unisce tutto il gruppo e in particolare le figure di Davide e Lorenzo, che dovranno fare i conti con un lutto che colpirà loro come chi gli vive vicino. Il primo, scrittore per l'infanzia , interpretato da un Favino quanto mai ispirato e che va ancora a segno, dopo il Libanese di Romanzo Criminale (id.; 2005), capace di portare in scena un nuovo personaggio dai tratti molto differenti, ma anche altrettanto carico di pathos. Il secondo scacciato di casa dai genitori quando si sono accorti della sua “diversità”. Interpretato da un Luca Argentero alla sua seconda pellicola dopo l'esperienza della fiction Carabinieri (id.; 2002-’08), che ha saputo confermare quanto di eccellente aveva già mostrato nel suo esordio in A casa nostra (id.; 2006) di Francesca Comencini. Nel cast brilla un’altra "scommessa vincente", come la definì a suo tempo lo stesso regista, ovvero Ambra Angiolini, al suo esordio e nella parte di un’appassionata di astrologia alla quale il regista non riesce però a dare il giusto spazio, trascurando un profilo che avrebbe meritato molto più spazio narrativo.
Alla fine è sicuramente questo il limite di un’ottima pellicola: ovvero cercare di concentrare in meno di due ore molte situazioni e altrettanti argomenti dei quali parlare e che a film ultimato resteranno inevitabilmente in sospeso per raggiunti limiti di tempo. Creando una copia, seppur perfettamente riuscita, sia de L’ultimo Bacio (id.; 2001) sia de Il Grande Freddo (The Big Chill; 1983)di Lawrence Kasdan.
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sabato 29 ottobre 2022
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ferzan multiclasse
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Non mi sembra che nel cinema di Ozpetek esista solo la classe borghese. Basterebbe citare il fortunatissimo LE FATE IGNORANTI per sconfessare la sua recensione che mi sembra piuttosto pregiudiziale
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patry58
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venerdì 26 agosto 2022
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mai guardare un film 2 volte
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Ho rivisto "Saturno contro" dopo 15 anni e varie peripezie ed eventi, in un contesto completamente diverso e ciò che mi aveva emozionato e commosso allora oggi non regge più, almeno per me. Vedo un film pretenzioso, autocompiaciuto e sinceramente anche un po' patetico. Trovo poco credibile e affiatata la compagnia di amici, sembra un'accozzaglia dove nessuno va d'accordo con qualcuno ma stanno insieme per non star soli. La psicologa anti tabagismo, il funzionario di banca, lo scrittore, la traduttrice, il nullafacente, la agente immobiliare drogata , lo studente di medicina, il poliziotto. Che c'azzeccano? Direbbe qualcuno. Niente, appunto. Sono amici da quando? E chi ha fatto conoscere chi.
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Ho rivisto "Saturno contro" dopo 15 anni e varie peripezie ed eventi, in un contesto completamente diverso e ciò che mi aveva emozionato e commosso allora oggi non regge più, almeno per me. Vedo un film pretenzioso, autocompiaciuto e sinceramente anche un po' patetico. Trovo poco credibile e affiatata la compagnia di amici, sembra un'accozzaglia dove nessuno va d'accordo con qualcuno ma stanno insieme per non star soli. La psicologa anti tabagismo, il funzionario di banca, lo scrittore, la traduttrice, il nullafacente, la agente immobiliare drogata , lo studente di medicina, il poliziotto. Che c'azzeccano? Direbbe qualcuno. Niente, appunto. Sono amici da quando? E chi ha fatto conoscere chi.? Il film non lo spiega. Vivono tutti nello stesso palazzo? E basta questo a creare amicizie REALI? Ridicole le scene in ospedale dove in 9 stazionavano nel corridoio non si sa bene a far cosa, visto che il poveretto era in coma profondo e non interagiva con l'ambiente. , e i medici glielo lasciavano fare.. Capisco l'affetto per un amico ma visto che non aveva nessuna speranza di salvarsi non aveva molto senso stare li in pianta stabile, invece di fare dei turni. Poi come terapia intensiva era davvero poco credibile. Triste e lezioso. Avrei fatto meglio a non averlo rivisto.
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luca scialo
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lunedì 22 febbraio 2021
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un film corale piatto e presuntuoso
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Ferzan Ozpetek torna sul tema visto ne Le fate ignoranti, ossia l'amore gay, la bisessualità, l'amicizia tra etero e omosessuali. Malgrado i temi sentimentalmente impegnati trattati, come l'amore e l'amicizia, resi ancora più delicati trattandosi di argomenti tabù come l'omosessualità e il rapporto tra mondo omosessuale ed eterosessuale, il film appare freddo e piatto. Il talentuoso cast non riesce a risollevarlo dal suo piattume e il film finisce per risultare interessante solo per chi si rivede in uno dei personaggi. La coralità delle storie non ha il giusto collante, tanto da risultare frammentate. Manca pure quella tensione che, seppur fastidiosa, rende quanto meno dinamici i film alla Muccino.
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Ferzan Ozpetek torna sul tema visto ne Le fate ignoranti, ossia l'amore gay, la bisessualità, l'amicizia tra etero e omosessuali. Malgrado i temi sentimentalmente impegnati trattati, come l'amore e l'amicizia, resi ancora più delicati trattandosi di argomenti tabù come l'omosessualità e il rapporto tra mondo omosessuale ed eterosessuale, il film appare freddo e piatto. Il talentuoso cast non riesce a risollevarlo dal suo piattume e il film finisce per risultare interessante solo per chi si rivede in uno dei personaggi. La coralità delle storie non ha il giusto collante, tanto da risultare frammentate. Manca pure quella tensione che, seppur fastidiosa, rende quanto meno dinamici i film alla Muccino. Sembra più un esercizio di stile fine a se stesso, che non rende giustizia a quelle che forse erano le reali intenzioni del regista di origini turche.
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martedì 27 ottobre 2020
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presentuoso?
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SCUSA MA QUI DI PRESUNTUOSO MI SEMBRA CHE CI SIA SOLO LEI, SIGNORA GANDOLFI. L'HO TROVATO UN FILM BELLISSIMO E EMOZIONANTE E SINCERAMENTE NON APPROVO Nè CAPISCO LE SUE CRITICHE
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shingotamai
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venerdì 28 luglio 2017
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amore, amicizia e morte
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Prima di tutto,faccio i miei più sinceri complimenti a chi ha scritto la recensione della scheda,credo che abbia centrato pienamente tutti i pregi e i difetti della pellicola.
Siamo di fronte ad un buon prodotto,stilisticamente impeccabile,con un'ottima fotografia ed a suo modo molto delicato,ma non si riesce a fare il definitivo salto di qualità.
Ad un certo punto le emozioni sembrano affogare nella retorica dei luoghi comuni,dove l'amore omosessuale non può essere accettato e dove tutti hanno qualcosa da rinfacciarsi piuttosto che stringersi più forte.
Alla fine,ovviamente,nei momenti piu' difficili,l'amicizia non può essere dimenticata e la morte non può che essere accettata.
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Prima di tutto,faccio i miei più sinceri complimenti a chi ha scritto la recensione della scheda,credo che abbia centrato pienamente tutti i pregi e i difetti della pellicola.
Siamo di fronte ad un buon prodotto,stilisticamente impeccabile,con un'ottima fotografia ed a suo modo molto delicato,ma non si riesce a fare il definitivo salto di qualità.
Ad un certo punto le emozioni sembrano affogare nella retorica dei luoghi comuni,dove l'amore omosessuale non può essere accettato e dove tutti hanno qualcosa da rinfacciarsi piuttosto che stringersi più forte.
Alla fine,ovviamente,nei momenti piu' difficili,l'amicizia non può essere dimenticata e la morte non può che essere accettata.
Ottimo,tutto sommato,il lavoro dell'intero Cast.
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aristoteles
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mercoledì 23 dicembre 2015
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per sempre non esiste....però....
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A me è piaciuto.
Certamente è un prodotto "furbo" questo di Ozpetek ,che tocca tanti argomenti senza sviscerarli completamente ma il tutto viene impacchettato con eleganza.
L'amicizia nel senso più profondo del termine è il fulcro conduttore della pellicola.
Insieme ,infatti,si superano anche i drammi più intensi.
Bravi tutti gli attori, dialoghi più che discreti e ottima fotografia.
Mitica la Vukotic infermiera.
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gambardella
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sabato 12 luglio 2014
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fate e maghetti!
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concordo in pieno con la recensione di marzia gandolfi, il film è un prodotto ben confezionato ma non possiede un'anima e sopratutto è mistificatorio i personaggi sono totalmente al difuori della realtà , e il regista ottiene l'effetto contrario di quello che vorrebbe ,le sue creature fiabesche non risvegliano ne commozione ne attrazione celando solo dietro la maschera dell'apparenza una chiara inconsistenza e una realtà artefatta. amore ed amicizia non esistono in questa patetica forma nel reale non sono orpelli da esibire per risvegliare condivisione e becero sentimentalismo . perfino la classe piccolo borghese non merita questo ,pur detestandola è una espressione di umanità e quì di umano c'è
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concordo in pieno con la recensione di marzia gandolfi, il film è un prodotto ben confezionato ma non possiede un'anima e sopratutto è mistificatorio i personaggi sono totalmente al difuori della realtà , e il regista ottiene l'effetto contrario di quello che vorrebbe ,le sue creature fiabesche non risvegliano ne commozione ne attrazione celando solo dietro la maschera dell'apparenza una chiara inconsistenza e una realtà artefatta. amore ed amicizia non esistono in questa patetica forma nel reale non sono orpelli da esibire per risvegliare condivisione e becero sentimentalismo . perfino la classe piccolo borghese non merita questo ,pur detestandola è una espressione di umanità e quì di umano c'è poco!
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toty bottalla
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mercoledì 13 marzo 2013
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forse sono io il problema!
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Non so, capire o apprezzare questo film moderno, noiso e squinternato, dai dialoghi confusi per via di una recitazione approssimativa in presa diretta bisbigliata e mal mixata, ed entrare in un mondo di omosessuali sposati con figli e con amanti bisessuali con manie, vizi e dio sa cos'altro, farebbe di me uno spettatore evoluto, comprensivo, emancipato...il mondo di ozpetek è fantastico, me ne torno alla realtà. Saluti.
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vales.
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martedì 8 maggio 2012
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delicato
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Per qualche ragione questo film, tutto sommato dalla trama e il messaggio abbastanza semplici, mi ha colpito molto, mi è rimasto dentro. Merito sicuramente della regia mai banale e della bravura del cast, che è interamente protagonista. Racconta il superamento di un lutto, la perdita improvvisa e dolorosa di un giovane amico che era il perno di una comitiva, tanto eterogenea quanto affiatata. Ognuno ,a modo proprio, affronta il trauma e alla fine deve accettare la realtà, continuare a vivere. E' la crudele ma inevitabile regola della vita. Ed Ozpetek la mette in scena in modo delicato, non rende mai eccessivamente pesante lo svolgimento della vicenda, arricchendola con pochi ma efficaci momenti più leggeri ed ironici ( ho apprezzato ,ad esempio, la scelta di usare una musica allegra nella scena più drammatica).
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Per qualche ragione questo film, tutto sommato dalla trama e il messaggio abbastanza semplici, mi ha colpito molto, mi è rimasto dentro. Merito sicuramente della regia mai banale e della bravura del cast, che è interamente protagonista. Racconta il superamento di un lutto, la perdita improvvisa e dolorosa di un giovane amico che era il perno di una comitiva, tanto eterogenea quanto affiatata. Ognuno ,a modo proprio, affronta il trauma e alla fine deve accettare la realtà, continuare a vivere. E' la crudele ma inevitabile regola della vita. Ed Ozpetek la mette in scena in modo delicato, non rende mai eccessivamente pesante lo svolgimento della vicenda, arricchendola con pochi ma efficaci momenti più leggeri ed ironici ( ho apprezzato ,ad esempio, la scelta di usare una musica allegra nella scena più drammatica). Non è trattato in modo morboso neppure il tema dell'omosessualità, mentre forse andavano approfonditi maggiormente certi lati dei personaggi.
Il tutto è accompagnato da una colonna sonora a mio avviso stupenda, firmata da Neffa, che in buona parte non è che una serie di diversi arrangiamenti del pezzo "Passione", cantato sempre dall'autore ed ingiustamente relegato ai soli titoli di coda. Memorabile il finale, una delle parti che ho preferito.
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