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Film 2005 | Episodi 115 min.

Regia di Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach. Un film con Carlo Delle Piane, Valeria Bruni Tedeschi, Silvana De Santis, Filippo Trojano, Martin Compston. Cast completo Genere Episodi - Italia, Gran Bretagna, 2005, durata 115 minuti. Uscita cinema venerdì 25 marzo 2005 Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 18 recensioni.

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Quando i Maestri deludono. Due biglietti su tre non sono obliterati In Italia al Box Office Tickets ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 421 mila euro e 101 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,00
CONSIGLIATO NÌ
Quando i Maestri deludono.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Quando un Maestro (e i tre registi coinvolti in questa operazione indubbiamente lo sono) delude il dispiacere si unisce all'imbarazzo. Perché è come se un amico ti avesse fatto perdere un po' della fiducia che avevi in lui. È ciò che accade con i due episodi firmati da Olmi e da Kiarostami. Nel primo un Carlo Delle Piane che recita lo stesso ruolo che gli ha offerto Avati in numerosi film (a partire da Una gita scolastica), si innamora platonicamente, di un'assistente che gli ha mostrato cortesia unita a gentilezza. Dal treno (elemento di collegamento tra gli episodi) su cui si trova vorrebbe inviarle una mail ma finisce col non farlo. Nel secondo una donna anziana ed arrogante maltratta il giovane soldato assegnatole per il servizio civile e costui cerca rifugio nel dialogo con un'adolescente che lo conosce ma che lui non ricorda. In entrambe le storie si legge un'incertezza di fondo. Olmi tratta un tema importante come l'amore provato da una persona anziana ma lo fa con errori di continuità e con una fragilità narrativa che gli è insolita.
Abbas Kiarostami è in ferie dal suo Iran e si vede. Delinea un carattere (quello della donna) ma senza motivare l'attenzione che gli rivolge mentre riesce meglio nella definizione del bisogno di comunicazione del giovane accompagnatore. Anche qui però l'esigenza di 'fare metraggio' (cioè di raggiungere la durata necessaria) diluisce la presa della narrazione che, proprio mentre abbandona le lentezze proprie dell'autore, perde in pregnanza.
Chi invece resta se stesso e non delude chi lo apprezza è Ken Loach. Ci presenta tre giovani tifosi del Celtic in viaggio verso Roma per una partita di Coppa. Chiacchierano con una famiglia albanese e, poco dopo, uno di loro scoprirà di non avere più il biglietto. Il sospetto cade subito sugli extracomunitari scatenando reazioni diverse che porteranno ad un esito in linea con l'attenzione verso i più deboli socialmente che è la cifra contenutistica che Loach non ha mai abbandonato. Ma il regista britannico propone di più (rispetto ai suoi colleghi) anche sul piano linguistico. La sua macchina da presa fa del vagone ferroviario uno spazio da percorrere per cercare una verità che andrà al di là della prima apparenza e consentirà ai protagonisti di scoprire un aspetto inatteso della loro personalità.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Una sera, un treno. In partenza verso l’Italia da una stazione oltre confine. Una località indefinita: si parla tedesco, ma è piena di soldati con divise italiane che parlano inglese. Un’atmosfera sospesa, con qualcosa di profondamente inquietante, ma non propriamente un incubo. E l’inizio del primo episodio, girato da Ermanno Olmi, di Tickets (gli altri dùe portano la firma dell’iraniano Abbas Kiarostami [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

È iniziato un po' per caso, è proseguito per gioco. Ma un gioco serio. Abbas Kiarostami aveva inizialmente proposto una trilogia documentaristica. E indicò come ideali compagni di avventura Ermanno Olmi e Ken Loach. Non si erano mai conosciuti ma si stimavano a distanza e ognuno conosceva le opere dell'altro: la scintilla dell'intesa fu immediata. Olmi butta lì un'idea di partenza e gli altri due si [...] Vai alla recensione »

Irene Alison
Il Manifesto

Il primo insegue una luce lungo lo stretto corridoio di un vagone, il secondo orchestra con mano leggera gli attori sprofondato in una poltrona di seconda classe, il terzo sta chiuso nella cornice illuminata di un finestrino, mentre fuori la notte artificiale si anima di rumori di viaggio. Comincia da qui - dalle facce e dai gesti di tre uomini di cinema «scoperti» sullo stesso treno - il racconto [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Tre grandi registi dirigono in «Tickets» tre piccole storie di passeggeri di un treno che viaggia dalla Mitteleuropa a Roma: rapporti interclassisti e internazionali, toni lirici, ironici, sociali, per dire che il privilegio e l'esclusione sono sempre presenti, che anche oggi c'è chi può permettersi un ticket, un biglietto di viaggio, e chi non lo avrà mai.

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Sospesi nel tempo: così capita di sentirsi, in treno. Finché dura il viaggio, siamo fuori dai nostro mondo e dall’intreccio risaputo delle sue storie. Una condizione, questa, e un “luogo” in cui altri mondi e altre storie sembrano diventar possibili. E lo diventano, appunto, in Tickets (Italia, Gran Bretagnae, lran, 2005, 115’). È diseguale, questo film di Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach. [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Politica: voce ineludibile del lessico cinematografico di sempre. Ma anche: scappatoia per i film contemporanei che vogliono accedere al piano nobile dell'informazione. Su questo margine un festival come la Berlinale lavora con intelligenza, sfruttando le propensioni del suo pubblico giovane e passionale. Apparentemente il trittico italo-inglese «Tickets», presentato fuori concorso, non c'entrerebbe [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Un regista sociale, un regista sentimentale e un regista, come dire, metafisico. Il primo naturalmente è Ken Loach. Il secondo Ermanno Olmi. Il terzo - il più sorprendente - Abbas Kiarostami. Che cosa fanno tre personaggi così diversi sullo stesso treno? Per saperlo basta vedere Tickets , esperimento in tre parti riuscito e appassionante proprio perché i tre fanno di tutto per armonizzare stile e [...] Vai alla recensione »

Lorenzo Buccella
L'Unità

Quando le carrozze di un treno diventano il frullatore europeo per storie in transito. Dopo tanto strombazzare mediatico, ieri è finalmente sbarcato sugli schermi della Berlinale l'evento speciale di Tickets, la pellicola che porta la firma collettiva di un tridente d'autore: Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach. Basterebbe già soltanto mettere in fila questi tre nomi per capire che il loro [...] Vai alla recensione »

Antonello Catacchio
Il Manifesto

Presentato fuori concorso Tickets è arrivato in orario in Potsdamer Platz, pur essendo stato finito all'ultimo momento. Accompagnato dai tre macchinisti, Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach, che si sono alternati alla guida di un film nato per caso e realizzato per precisa volontà. Per intrecci linguistici e di traduzione è Olmi che prende la guida per primo, come del resto succede nel film. Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Un treno. In viaggio dal Nord Europa fino a Roma. Tre storie. Raccontate da tre fra gli autori maggiori del cinema mondiale: Ermanno Olmi per l’Italia, Abbas Kiarostami per l’Iran, Ken Loach per la Scozia. Oggi, con quello che c’è attorno, anche se, ognuna, ha in primo piano dei protagonisti. La storia di Olmi. Al centro un uomo anziano, Carlo Delle Piane con incarichi importanti, costretto a prendere [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Infine le Ferrovie dello stato, non più rappresentate dal ruspante Treno popolare di Matarazzo, ma dall'evoluta e moderna (euro) star di Trenitalia, inteso come attrezzo horror subliminale, puro gioco d'azzardo con la vita, anche se i passeggeri di questo film non moriranno per un deragliamento dovuto al taglio del personale, anzi troveranno un miracoloso inserviente (da Frank Capra?) che pulirà, in [...] Vai alla recensione »

Emanuela Martini
Film TV

A pensarci in astratto, quale set migliore di un treno e quale spunto narrativo migliore delle storie che si intrecciano lungo il suo percorso? Potere evocativo del luogo chiuso “in movimento”, ampia gamma di caratteri, coabitazione e confronto forzati paiono l’ideale per un mosaico emblematico. Ma l’operazione (che ha i suoi esemplari migliori negli anni ‘30, La signora scompare di Hitchcock e Treno [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Gli episodi impacchettati dalla Fandango a partire dallo spunto ideato da Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach - che lo hanno poi sviluppato nell'unità di tempo e di luogo (un treno in viaggio dalla Svizzera a Roma) - vorrebbero battere il ferro caldo del tema di «chi può permettersi un ticket e chi non potrà mai averlo a disposizione». Olmi parte per la tangente, commuovendosi per il canuto [...] Vai alla recensione »

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