| Titolo originale | Paradise Now |
| Anno | 2005 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Germania, Paesi Bassi, Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Hany Abu-Assad |
| Attori | Lubna Azabal, Hamza Abu-Aiaash, Kais Nashif, Lutuf Nouasser, Ali Suliman Mohammad Bustami, Ahmad Fares, Waleed On-Allah. |
| Uscita | venerdì 14 ottobre 2005 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,14 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 16 dicembre 2015
Hany Abu-Assad dirige un film sulle vittime della "liberta'": le ultime 48 ore di due kamikaze palestinesi. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha vinto un premio ai Golden Globes, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Paradise Now ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 97,1 mila euro e 16,9 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Khaled e Said si conoscono fin da quando erano bambini ed ora lavorano presso un meccanico seppure con qualche problema causato dalle intemperanze di uno dei due. E' però arrivato per loro un giorno speciale: sono stati scelti perché, dopo un lungo periodo di inattività, si è deciso di tornare a compiere un attentato kamikaze a Tel Aviv. Dovranno farsi esplodere a un quarto d'ora di distanza l'uno dall'altro.
Non era per nulla facile né prevedibile che un film fondamentalmente di produzione palestinese potesse affrontare un tema da sempre scottante come quello degli attentati compiuti da uomini pronti a farsi esplodere con l'equilibrio e la lucidità che Hany Abu-Assad mette in questo film vincitore del Golden Globe come miglior film straniero.
A fare da fondamentale ago della bilancia è un personaggio non citato nella sinossi. Si tratta di Suha, la giovane donna che apre il film. È cresciuta all'estero e ora torna nella sua terra per vederla disseminata di posti di blocco che non sono solo fisici ma che si sono moltiplicati anche sul piano mentale. È con lei che Said potrebbe veder iniziare una vicenda sentimentale ed è sempre con lei che Khaled si troverà a confrontarsi in modo molto diretto sulla situazione. Chi è martire e chi è carnefice? Gli israeliani o i palestinesi? In lontananza sembrano riecheggiare le riflessioni dell'israeliano Amos Oz raccolte nel libro "Contro il fanatismo" mentre seguiamo il rituale della 'vestizione' con l'esplosivo e ciò che accade successivamente.
Non manca anche un giudizio, non poi così tra le righe, su chi invia gli altri a conquistarsi il Paradiso: sia il braccio armato che quello reclutante e colto non sono altrettanto disponibili ad offrire le proprie vite alla causa. Rimane poi impressa nella memoria (oltre a tutta la parte finale) la sequenza in cui si videoregistra il testamento dei due 'martiri': è una lezione di cinema. Di quel cinema che non vuole imporre un pensiero ma piuttosto suscitarlo.
Storia di un terrorista palestinese di Nablus che deve compiere la sua missione suicida a Tel Aviv. Il ritratto che emerge è quello di un uomo che sceglie di dare la vita per i suoi ideali e per il suo popolo. Rinuncia all'amore che sta nascendo con la bella Lubnza Azabal (Exils) e all'affetto della sua famiglia per continuare la resistenza all'occupazione e per riscattarsi dall'onta di avere avuto un padre che ha collaborato con gli israeliani.
La narrazione del palestinese Hany Abu-Assad (Rana's Wedding) è avvincente e racconta le ultime 48 ore del kamikaze Said e del suo amico Khaled, nella loro "missione santa" verso la morte: i riti della preparazione fisica e spirituale al passaggio, la foto da guerriero che verrà poi affissa in città, il video per i fedeli e i famigliari.
Un film significativo che spiega, senza giudizi e senza retorica, il punto di vista di un martire omicida.
Un diverso punto di vista è quello che ci offre questo film mostrandoci due kamikaze in un modo molto differente dai cliché a cui siamo abituati. Per quel che mi riguarda,almeno, ho sempre immaginato questi " martiri" come appartenenti ad un'associazione molto chiusa, composta da fanatici religiosi che ne controllano la vita in ogni momento.
A Nablus, sulla striscia di Gaza, la vita di Khaled (Ali Suleiman) e Said (Kais Nashef), amici da quando avevano otto anni, procede lentamente e tristemente. Quando giungerà il loro momento - sono stati scelti per compiere un attentato kamikaze ad Israele - i due ragazzi palestinesi decideranno di affrontarlo a testa alta. I preparativi, la video-testimonianza del martire, la vera e propria "ultima [...] Vai alla recensione »