| Titolo originale | Alles auf Zucker! |
| Anno | 2004 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Germania |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Dani Levy |
| Attori | Henry Hübchen, Hannelore Elsner, Udo Samel, Golda Tencer, Steffen Groth, Anja Franke Sebastian Blomberg, Elena Uhlig, Rolf Hoppe, Inga Busch. |
| Uscita | venerdì 25 novembre 2005 |
| MYmonetro | 2,47 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 20 marzo 2015
Due fratelli potranno spartirsi l'eredità della madre solo se riusciranno a marciare insieme sulla strada della fede ebraica. Una commedia molto poco ortodossa che descrive con squisita audacia due tipi di culture nella Berlino del XXI secolo. In Italia al Box Office Zucker!... Come diventare ebreo in 7 giorni ha incassato 564 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Il Muro di Berlino non ha solo diviso l'Est dall'Ovest ma, nel caso della famiglia Zuckermann, anche gli ebrei ortodossi da quanti invece non si curano affatto della fede. I credenti sono tutti schierati dalla parte di Samuel, mentre suo fratello Jacob, da giocatore incallito e donnaiolo impenitente, non poteva che essere a capo di una famiglia allo sbando. Al momento il "buon" Jackie è sull'orlo del tracollo "in ogni senso" e deve assolutamente mettere insieme una grossa somma per non finire in prigione. L'unica chance è vincere il torneo internazionale di biliardo cui non ha i soldi per iscriversi. Potrebbe anche farcela, se non accadesse che sua madre muoia proprio quel giorno e Samuel non piombi con tutta la famiglia a casa di Jacob per esaudire la sua ultima volontà: perché i due figli possano disporre della sua eredità, infatti, devono osservare insieme il lutto ebraico e riappacificarsi dopo 40 anni in cui non hanno mai parlato. A Jacob già vincere il torneo sembra un'impresa, ma nulla al confronto con la necessità di diventare ebreo in soli sette giorni.
Arriva dalla Germania questo simpatico film che si concede la libertà di scherzare sull'ebraismo e su quei dettami che, a chi ebreo non è, appaiono assurde stranezze. È peccato veniale, comunque, perché lo fa con garbo e tenendosi alto sulla superficie del tema religioso, concentrandosi perlopiù sulla diversità dei due fratelli e sui più o meno grandi vizi di ognuno dei membri delle due famiglie.
I personaggi si sforzano di essere più "rotondi" di quello che in realtà sono - fin troppo stilizzati - ma tutto sommato il film scorre gradevole verso un finale sì morsicato, ma senza infamia e senza lode in un contesto divertito e sbarazzino.
Due fratelli ebrei, Jackie e Samuel Zuckermann, separati da quarant’anni di muro e di polemiche, si rivedono all’aeroporto per prendere in consegna la bara della madre appena morta. C’è un’eredità da spartirsi ma l’avranno solo se riusciranno a marciare insieme sulla strada della fede ebraica. E naturalmente, per l’intera settimana dello «shivah», il lutto stretto degli ebrei, da vivere sotto la stretta [...] Vai alla recensione »