| Anno | 2004 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Paolo Sorrentino |
| Attori | Toni Servillo, Olivia Magnani, Adriano Giannini, Gianna Paola Scaffidi, Raffaele Pisu Angela Goodwin, Roberta Fossile, Giovanni Vettorazzo, Antonio Ballerio, Nino D'Agata, Diego Ribon, Gilberto Idonea, Gaetano Bruno, Vittorio Di Prima, Ana Valeria Dini, Giselda Volodi, Vincenzo Vitagliano. |
| Tag | Da vedere 2004 |
| MYmonetro | 3,88 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 3 marzo 2014
Il cinquantenne Titta Di Girolamo nasconde un segreto che emergerà grazie al progressivo innamoramento per la ragazza del bar dell'hotel. Ha vinto 5 David di Donatello, In Italia al Box Office Le conseguenze dell'amore ha incassato 1,6 milioni di euro .
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domenica 22 febbraio 2026 ore 5,00 su RAIMOVIE
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Titta Di Girolamo ha cinquant'anni, vive da otto anni in un albergo di una cittadina del Canton Ticino lontano dalla famiglia, apparentemente facoltoso ma senza alcuna esibizione di ricchezza. È un uomo che nasconde un segreto che emergerà a poco a poco anche grazie al progressivo innamoramento per la ragazza del bar dell'hotel. Il secondo film di Sorrentino merita tutte le attenuanti che vanno concesse all'opera seconda ma non convince. Se in L'uomo in più scorreva la vita, anche se quella circoscritta dell'ambiente calcistico, qui ci troviamo di fronte a un film così 'recitato' da suonare falso. Con i pensieri e le battute costruiti a tavolino che, a volte, nenanche un grande attore come Servillo riesce a sostenere. La raffinatezza stilistica sul piano visivo viene così a contatto con personaggi come (ad esempio) i due ex proprietari dell'albergo ridotti a vivere in una stanza dello stesso. Sembrano leggere, non 'dire' le battute. A questo si aggiunga una descrizione stereotipa dei mafiosi come non la si vedeva da tempo al cinema. All'estero (festival di Cannes) piace. Forse perchè aderisce allo slogan "spaghetti, pizza, mafia"?
Un giovane attraversa tutta la scena, da sinistra a destra, immobile su un tapis-roulant, fino ad uscire trascinando una valigia. Una musica densa tra l'industrial e la tecno accompagna l'incedere lento, mentre i titoli di testa occupano la parte vuota della scena, il pavimento disabitato del lungo corridoio.
Si apre così Le conseguenze dell'amore, la più bella sorpresa che il cinema italiano ci fa da anni. Non che siano mancate opere di pregio, negli ultimi tempi, troppo spesso però viziate da quel provincialismo che tanto danna i registi italiani, rendendo difficilmente esportabili i loro film.
L'opera seconda di Sorrentino è piaciuta ai francesi, conquistandosi un posto a Cannes e tanti applausi. Da noi non ha convinto. Perché? Perché non è provinciale, ecco perché. Le musiche spigolose e assordanti, la dubbia moralità, i personaggi contraddittori, la stilizzazione di certi comprimari, sono cose che quando vengono d'oltralpe fanno urlare al miracolo. Tutti elementi che non vanno giù al pubblico che vuole i buoni con la maglia bianca e i cattivi con quella nera, uno striscione con scritto "volemose bbene" in chiusura di ogni pellicola e soprattutto tanto, tanto, tanto perbenismo. Neanche a farlo apposta il film si svolge in Svizzera, tra un albergo, il caveau di una banca e pochi altri ambienti, tutti luoghi-non-luoghi dove i contorti labirinti della psiche dell'uomo si meritano la scena più delle storie dei personaggi stessi. Poco importa se la regia, i dialoghi, la direzione degli attori, la costruzione delle inquadrature sono tutti ampiamente perfettibili, visto che già così come sono danno materiale in abbondanza per credere che questo giovane regista napoletano si candidi seriamente a dare nuovo lustro al cinema italiano nel mondo in futuro.
Questo è un film che non sa dove andare a parare, semplicemente perché non vuole andare a parare da nessuna parte. Non educa, non diseduca: racconta la storia inventata di un uomo improbabile (un Servillo che dovrebbe far vergognare il 90% dei cosiddetti "mostri sacri" del panorama attoriale italiano), stringe le conclusioni immaginarie cui il notevole autore Sorrentino giunge quando cerca di appuntare i "buoni propositi per il futuro". Prima di tutto, non sottovalutare le conseguenze dell'amore.
Titta Di Girolamo (Toni Servillo) è l'antieroe per eccellenza, un uomo di mezza età all'apparenza libero ma in realtà molto più prigioniero di un vero detenuto; "recluso" in una vita schematica e senza fuga alla quale è costretto se vuole continuare a vivere. La monotonia viene meno quando Titta prova a rompere lo schema, spinto dal sentimento [...] Vai alla recensione »
Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino (napoletano, 34 anni, già autore de «L'uomo in più») unica opera italiana in concorso al 57° festival, è un film raro, di grande stile, veramente bello: senza facilità nè forzature melodrammatiche comunica emozioni profonde, immagini ammirevoli, e conferma la bravura assoluta del suo protagonista Toni Servillo.