| Titolo originale | Blood Work |
| Anno | 2002 |
| Genere | Poliziesco |
| Produzione | USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Clint Eastwood |
| Attori | Clint Eastwood, Jeff Daniels, Dylan Walsh, Wanda De Jesus, Anjelica Huston, Tina Lifford Paul Rodriguez, Mason Lucero, Gerry Becker, Rick Hoffman, Alix Koromzay, Igor Jijikine, Dina Eastwood, Beverly Leech, June Kyoto Lu. |
| Tag | Da vedere 2002 |
| MYmonetro | 3,08 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 settembre 2017
Il cuore di una donna messicana, assassinata durante una rapina, viene trapiantato nel petto di un anziano agente dell'FBI ormai in pensione Al Box Office Usa Debito di sangue ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 26,2 milioni di dollari e 7,3 milioni di dollari nel primo weekend.
Passaggio in TV
venerdì 6 marzo 2026 ore 23,45 su IRIS
Debito di sangue è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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CONSIGLIATO SÌ
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Si comincia con una scena straconosciuta: il serial killer che lascia un messaggio di sangue al poliziotto, che sarebbe Terry Mc Caleb (Eastwood) che individua fra la gente un tipo fin troppo sospetto, lo insegue fino ad essere colpito da infarto. Due anni dopo troviamo Terry che si sta faticosamente riprendendo da un trapianto di cuore. Un giorno lo abborda certa Graciela Torres, sorella di Gloria la giovane che gli ha donato il cuore. La messicana vorrebbe che Terry, vivo per la morte, violenta, della sorella, trovasse il suo assassino. L'ex detective lo sente come un "debito di sangue", appunto, e si mette al lavoro. Dopo varie false piste Mc Caleb intuisce che il killer voleva salvarlo dall'infarto, procurargli un cuore nuovo per poter continuare a "giocare" con lui, a sfidarlo. E' questione di gruppo sanguigno. Il killer è davvero vicino. Sin troppo: basta andare per eliminazione: non rimane che lui. E' il limite della storia che però funziona lo stesso. Apprezzata l'assenza (quasi) totale del computer. Il detective va di persona dagli indiziati, non li scova sul display. Clint è il solito amico che torna, e sai cosa aspettarti. A 72 anni ancora non rinuncia a una, non ingombrante, partecipazione amorosa e al vezzo di mostrarsi (semi) nudo. Ma teniamocelo stretto.
Il cuore di una donna messicana, assassinata durante una rapina, viene trapiantato nel petto di un anziano agente dell'FBI ormai in pensione, Terry McCaleb. La sorella della donna uccisa lo ingaggia per trovare l'assassino e il caso vuole che McCaleb riconosca nell'uomo un serial killer che il poliziotto aveva cercato di catturare molti anni prima. McCabel accetta l'ultima sfida per chiudere i conti col passato e si mette sulle tracce dell'assassino. Eastwood, regista e interprete, segue le regole della narrazione hollywoodiana calibrando azione, indagine psicologica e indagine investigativa. È ancora l'eroe che vuole liberare il mondo dal Male, ma è più disincantato e non si vergogna di mostrarsi segnato dall'età (non nasconde il fisico che cede, le rughe, i capelli bianchi). Racconta, anche con una buona dose di ironia, una classica detective-story, attribuendo al proprio personaggio sensibilità (un cuore di donna trapiantato nel corpo di un uomo) e fragilità (l'ipotesi di una morte per malattia e non per eroismi), fragilità che appartengono a tutti noi.
L'attore protagonista della vicenda vive su una barca. E' un poliziotto a cui, durante la rincorsa per catturare un colpevole, viene un infarto. Subisce un trapianto di cuore che è di una giovane donna, uccisa durante una sparatoria. La sorella della messicana uccisa vuole sapere come è accaduto il fatto e si mette in contatto con l'ex-poliziotto che sente di avere un "debito di sangue" nei suoi confronti. [...] Vai alla recensione »
Quando era ancora al lavoro, Terry Mc Caleb, agente dell’Fbi che con i suoi casi saliva sempre agli onori della cronaca, si sentiva “connected”, legato a tutto: la vittima, il luogo del delitto, l’assassino erano parte di lui. Si sentiva vivo, probabilmente; anche se Clint Eastwood, regista e interprete, è troppo misurato e “cool” per raccontarci le sue storie con parole troppo grosse.