| Anno | 2000 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Tonino De Bernardi |
| Attori | Santino Esposito, Giulietta De Bernardi, Federico Herman, Filippo Timi . |
| MYmonetro | 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 27 marzo 2015
Rosatigre è il nome di battaglia con cui, a Torino, Antonello, giovane napoletano immigrato, batte l...
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CONSIGLIATO SÌ
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Antonello, giovane napoletano immigrato a Torino, batte il marciapiede con il nome di Rosatigre. A cavallo dei giorni che vanno da Natale all'Epifania, seguiamo la sua vita divisa tra Nord e Sud: l'amico Sasà, al quale è profondamente legato, si reca nel capoluogo piemontese e lo convince a tornare a Napoli, dove è presto raggiunto dalla compagna di strada Wanda, con la quale sceglie di andare a Stromboli. Insieme salgono su una piccola imbarcazione verso il loro futuro.
Girata in venti giorni dall'autore fieramente meno omologato del panorama italiano, Rosatigre è un'opera completamente mossa dalla passione, piena di infrazioni alle regole del cinema di finzione, ricca di sospensioni e divagazioni, di vita vera e di note a margine su di essa. Un legame fuori dall'ordinario lega la naturalezza della macchina da presa di Tonino De Bernardi alla performance di Filippo Timi, co-autore della sceneggiatura e delle musiche, corpo che riesce a darsi completamente, senza paure. Al di là di ogni tabù, com'è sempre stato in questo cinema prezioso e appartato, l'attore può guardare dritto in macchina, si mette in posa, canta, balla, si confida, relazionandosi prima con il regista e subito dopo con chi sta dall'altra parte dello schermo.
Quello che può sembrare un metodo pericoloso da mettere in pratica, sulla carta troppo legato agli stilemi di un'avanguardia considerata desueta, al contrario, produce un rapporto inedito con lo spettatore in un'alternanza tra dentro e fuori che rimanda alla scissione alla base della storia. Più che di un film imperniato sul concetto degli opposti, forse sarebbe più giusto parlare di un film dell'indecisione, dell'eterno vibrare tra un polo e l'altro, tra il Nord e il Sud, tra il femminile e il maschile, tra il dentro e il fuori. Nella scelta di non prendere una posizione, nell'indugiare, nel rimandare sta la sua libertà, che è la stessa di Antonello/Rosatigre, perso dietro a due amori a metà, per Sasà e per Wanda.
Meglio della trasgressione, interna e esterna al racconto, può l'esuberanza, l'apertura totale, la ricerca di un insieme di stralci che, insieme, vanno a costruire una paradossale e compiuta compattezza; in questo sta anche la vocazione rosselliniana di tutto il cinema di De Bernardi, a cui rimanda il desiderio espresso da Antonello e Wanda di raggiungere Stromboli e di avere una figlia o un figlio a cui dare il nome di Ingrid.
Sempre con la complicità di un attore-autore come Timi e di Giulietta De Bernardi, le vicende di Rosatigre e Wanda hanno un seguito nel successivo Farelavita, da recuperare come la maggior parte delle opere di uno dei pochi autori che continua, contro tutto e tutti, a fare cinema per necessità.