Vanità e affanni

Film 1997 | Drammatico 119 min.

Regia di Ingmar Bergman. Un film con Borje Ahlstedt, Marie Richardson, Erland Josephson, Pernilla August, Lena Endre. Cast completo Titolo originale: Larmar och gör sig till. Genere Drammatico - Svezia, 1997, durata 119 minuti. - MYmonetro 3,00 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 2 luglio 2009

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Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
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Nell'ottobre del 1925, all'interno dell'ospedale psichaitrico di Uppsala in Svezia, lo zio Carl (figura nota nella filmografia di Bergman) si propone di girare il primo film sonoro nella storia del cinema dedicato agli ultimi giorni della vita di Schubert e intitolato «La gioia della ragazza gioiosa». Carl è im manicomio perché accusato di aver tentato di uccidere la moglie. Il progetto piace al Professor Vogler, anch'egli internato, che decide di investirci. Si inizia così, tra le mura del manicomio, a girare il film. Tra un ciak e l'altro, si fa notare la presenza di un enigmatico clown vestito di bianco, una donna di nome Rigmor. Penultimo film di Bergman è come sospeso tra realtà e finzione/allucinazione con passaggi repentinei dall'una all'altra.

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Nell'ottobre 1925, in un ospedale psichiatrico di Uppsala, Carl Akerblom (Ahlstedt), eclettico inventore affetto da crisi nervose, sogna di girare il primo film sonoro della storia del cinema, dedicato agli ultimi giorni di vita di Franz Schubert. Oscar Vogler (Josephson), ricoverato anche lui, gli fornisce il denaro necessario, candidandosi come attore insieme ad altri. Affittata una sala, il cinedramma è interrotto da un guasto elettrico. Carl propone di continuare lo spettacolo come se si fosse in teatro. 3° film per la Tv di Bergman (gli altri sono Dopo la prova , 1983, e Il segno , 1986) dopo aver dichiarato che con Fanny e Alexander (1982) aveva chiuso col cinema. Idealmente diviso in 3 atti, non è né un film vero e proprio né teatro filmato, ma una sorta di compendio dei suoi temi e del suo lavoro sotto il segno della morte, aperto da una citazione di Macbeth di Shakespeare: "La vita non è che un'ombra che cammina".

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Uno spettro si aggira nell'ospedale psichiatrico di Uppsala, in Svezia: ha le sembianze di un down bianco, maschera di morte ricoperta di biacca, occhi cerchiati di nero, essere dalla sessualità incerta. Appare, quando le luci della camerata si spengono, a Carl (Borje Ahlstedt), un alienato mentale che, steso sul suo letto, tarda a prendere sonno. È una delle immagini più forti e indimenticabili di [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Nell'85, d'improvviso, compresi che non avrei più fatto film: il mio corpo «si rifiutava di collaborare». Così scrive Ingmar Bergman nell'87(Lanterna magica, Garzanti). Ora, aggiunge, sento arrivare «un crepuscolo che non ha niente a che fare con la morte ma è collegato allo spegnersi». Dieci anni dopo, quasi ottantenne, torna a guardare il mondo attraverso l'occhio d'una macchina da presa e proprio [...] Vai alla recensione »

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