Ashes of Time

Film 1994 | Avventura 95 min.

Titolo originaleDong Xie Xi Du
Anno1994
GenereAvventura
ProduzioneHong Kong, Cina, Taiwan
Durata95 minuti
Regia diWong Kar-wai
AttoriLeslie Cheung, Brigitte Lin, Maggie Cheung, Carina Lau, Jacky Cheung, Charlie Yeung Tony Leung.
TagDa vedere 1994
MYmonetro Valutazione: 4,50 Stelle, sulla base di 6 recensioni.

Regia di Wong Kar-wai. Un film Da vedere 1994 con Leslie Cheung, Brigitte Lin, Maggie Cheung, Carina Lau, Jacky Cheung, Charlie Yeung. Cast completo Titolo originale: Dong Xie Xi Du. Genere Avventura - Hong Kong, Cina, Taiwan, 1994, durata 95 minuti. Valutazione: 4,50 Stelle, sulla base di 6 recensioni.

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Nelle mani di Wong Kar-wai il wuxia si mescola con il mélo e diviene un lirico grido d'amore perduto. Il film è stato premiato al Festival di Venezia.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,75
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Un capolavoro dove tutto funziona a meraviglia.
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

In mezzo a un deserto si trova la dimora di Feng Ou-yang (Leslie Cheung), esperto di arti marziali divenuto sicario a noleggio. Gli fanno visita diversi personaggi, ognuno con le sue storie e le sue bizzarrie: uno spadaccino che sta diventando cieco ed è pronto al suo destino (Tony Leung Chiu-wai), uno spadaccino esuberante in cerca di un'identità (Jackie Cheung), un fratello iperprotettivo e relativa sorella (Brigitte Lin), un fascinoso e solitario individuo che misteriosamente sembra recitare un ruolo in tutte le diverse vicende (Tony Leung Kar-fai). Da questi incontri Ou-yang verrà anche a conoscenza di informazioni relative a un passato, in particolare a una donna (Maggie Cheung), che cerca disperatamente di dimenticare.
Tutto ha inizio con il mare, quello dell'oblìo. Amore e memoria, amore e oblìo. Amore che cresce con la lontananza dalla persona amata. Tra le tante cose che ci racconta in Ashes of Time, Wong Kar-wai vuole comunicarci soprattutto questo, rendendo palese quello che è uno dei topoi della sua poetica: il vero amore è l'amore letterario, quello idealizzato e introiettato del dolce stil novo, che solo raramente si sposa con la concretizzazione dello stesso, ma lo supera di gran lunga per intensità e purezza. L'amore si mescola con la solitudine e con il rimpianto, mentre i vortici della passione paiono stare altrove e svolgere una mera funzione di surrogato. E pare quasi aver scelto un'ambientazione wuxiapian per poter affermare con maggior forza il concetto, senza nemmeno dover ricorrere agli strumenti prediletti della sua narrazione, quali le luci al neon, gli orologi o il fumo di sigaretta.
La casa di Ou-yang Feng, crocevia degli archetipi più disparati, è un altro topos che accompagna la storia della letteratura da "Chaucer" giù giù fino al "Potocki" del Manoscritto trovato a Saragozza: una City on the Edge of Forever, per dirla con Star Trek, che è ovunque ma pure in nessun luogo, è lì solo per veicolare un concetto che possa coinvolgere l'umanità nella sua intierezza. Un'umanità rappresentata da una successione eterogenea di perdenti, romantici ed eroici, ma decisamente perdenti, impegnati ad inseguire ognuno la propria ossessione, anelando sostanzialmente al vuoto, al nulla di un'esistenza sprecata. Mai come qui Wong filosofeggia su questioni d'amore, astraendo e lavorando su una materia evidentemente distaccata dalla realtà, come Buñuel poteva fare sulla religione o Kubrick sulla gnoseologia.
E tutto funziona a meraviglia in quello che per molti è il capolavoro di WKW, quello in cui di maniera e compiacimento non vi sono ancora tracce, quello meno hongkonghese, per via della sua natura astratta ed archetipica, e insieme più hongkonghese, perché mette in fila tutte o quasi le star del firmamento pre-handover e perché il wuxia lo tipizza fortemente come genere; o perché tocca temi tipici della cinematografia cinese, come quello dell'ambigua identità sessuale, commistione yin-yang di maschile e femminino, incarnata da una strepitosa Brigitte Lin, già icona transgender in pietre miliari come Peking Opera Blues di Tsui Hark e in Swordsman II di Ching Siu-tung. Ma la gara all'interpretazione più intensa è apertissima, se si pensa all'ineguagliabile piano sequenza di Maggie Cheung, che appare in pochi minuti del film ma lo segna in maniera indelebile (come avverrà per 2046 molto più in là). Tanto da apparire come The Woman nei credits, astrazione totale della Donna stilnovista.
Oltre la casa-locanda c'è solo un deserto buzzatiano, al di là del quale Ou-yang Feng non sa né vuole andare, convinto che non ci sia niente che valga la pena di essere visto, ma soprattutto che ci sia qualcosa che è meglio non (ri)vedere. L'orgoglio ancora una volta vince la sua battaglia contro l'amore, ma a perderci sono tutti i contendenti. "L'amore è come una sfida. Non so dire se lei sia la vincitrice, ma so per certo che sono stato un perdente sin dall'inizio" dice Huang Yao-shi (Tony Leung Kar-fai) quando incontra Maggie Cheung, ed è solo una delle frasi ambiziose e totalizzanti che Wong Kar-wai inanella con nonchalance, infischiandosene di ogni regola del linguaggio cinematografico. È come se qui Wong Kar-wai riscrivesse un linguaggio proprio, a base di voce narrante a tutto spiano, con una moltitudine di personaggi rigorosamente introdotti in medias res che accennano ad altri personaggi mai entrati in scena, a cui aggiungere uno stepframing che aggiunge confusione alle scene d'azione, ma abbacina visivamente (merito di un magistrale Sammo Hung come martial arts director, del solito Christopher Doyle e di un maestoso Patrick Tam che si presta all'umile - ma preziosissimo in un film simile - ruolo di montatore).
Una scelta di grande coraggio e sperimentazione che al botteghino non pagò. Tanto costò e tanto ci volle per realizzarlo, che Ashes of Time finì per uscire dopo il cult Chungking Express (girato durante le pause di lavorazione di AoT), ma soprattutto dopo la parodia gemellare di The Eagle Shooting Heroes di Jeff Lau, tratto dallo stesso racconto e prodotto dalla Jet Tone di Wong Kar-wai con il medesimo cast. Quest'ultimo fu un incasso da capogiro, mentre l'ambizioso originale fu un crac memorabile. Ma non è solo il pubblico a conferire lo status di pietra miliare, a quello ci pensa la Storia che, almeno sin qui, con Ashes of Time si è dimostrata generosa, tanto da portare a una versione Redux a ben quattordici anni di distanza dall'uscita dell'originale.
(Discutibile) edizione Redux a parte - accorciata anziché arricchita di sequenze - le versioni pre-redux che circolano del film sono due e differiscono lievemente tra loro. Quella europea ha qualche sequenza in meno, specie nel finale; la vicenda è così più ellittica ma più compiuta. L'originale uscito a Hong Kong è invece presente sul mercato solo in un Dvd della Mei Ah qualitativamente terribile.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 11 ottobre 2014
Contrammiraglio

Non si capusce se ci è o se ci fa; diciamo 3 stelle sulla fiducia! 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Davide Turrini
Liberazione

Dicono che nella sezione Fuori Concorso non ci siano scelte definite nobilmente fuori categoria. Bensì le seconde scelte che per cortesia non sono state accettate dall'ufficialità del Concorso, ma verso le quali, visti i proponenti, non si poteva porre veto. Nei giorni precedenti le proposte meno innovative sono state proprio quelle provenienti dal Fuori concorso.

Stenio Solinas
Il Giornale

A distanza di quasi quindici anni Wong Kar Wai ha ripreso in mano Ceneri del tempo, il film che girò come adattamento di un celebre romanzo di arti marziali cinese, La leggenda dell'eroe cacciatore di aquile. Si tratta questa volta della versione definitiva di una pellicola che rappresenta, come dire, il Wong Kar Wai prima del grande successo internazionale che lo ha reso una icona cinematografica. [...] Vai alla recensione »

Manohla Dargis
The New York Times

CANNES – Memory twists and turns, peering into this and that dark corner in Wong Kar-wai’s “Ashes of Time Redux” and Terence Davies’s “Of Time and the City,” two beautiful entries at this year’s Cannes Film Festival. The selections, both screened out of competition, find each director working through the past, with Mr. Wong revisiting one of his older features, the martial-arts fantasia “Ashes of Time” [...] Vai alla recensione »

winner
osella per la miglior fotografia
Festival di Venezia
1994
winner
osella per la miglior fotografia
Festival di Venezia
1994
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