Papà... è in viaggio d'affari

Film 1985 | Commedia V.M. 14 128 min.

Titolo originaleOtac na sluzbenom putu
Anno1985
GenereCommedia
ProduzioneJugoslavia
Durata128 minuti
Regia diEmir Kusturica
AttoriPredrag 'Miki' Manojlovic, Eva Ras, Pavle Vuisic, Davor Dujmovic, Slobodan Aligrudic Mira Furlan, Moreno De Bartolli, Mirjana Karanovic, Mustafa Nadarevic, Amer Kapetanovic, Silvija Puharic, Aleksandar Dorcev, Pepi Lakovic, Emir Hadzihafizbegovic, Jelena Covic, Haris Burina, Jasmin Geljo.
TagDa vedere 1985
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14
MYmonetro 3,42 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Emir Kusturica. Un film Da vedere 1985 con Predrag 'Miki' Manojlovic, Eva Ras, Pavle Vuisic, Davor Dujmovic, Slobodan Aligrudic. Cast completo Titolo originale: Otac na sluzbenom putu. Genere Commedia - Jugoslavia, 1985, durata 128 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 3,42 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 18 agosto 2010

Mesa è un brav'uomo jugoslavo, sposato e padre di due bambini: un giorno si lascia sfuggire una battuta a sfondo politico e la sua amante, gelosa, rif... Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 1 candidatura a Golden Globes,

Consigliato sì!
3,42/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 2,84
CONSIGLIATO SÌ

Mesa è un brav'uomo jugoslavo, sposato e padre di due bambini: un giorno si lascia sfuggire una battuta a sfondo politico e la sua amante, gelosa, riferisce la cosa al fratello di lui, funzionario governativo, che lo fa condannare ai lavori forzati. A casa rimane la moglie, Sena, che manda avanti la famiglia e racconta al più piccolo dei suoi figli che papà è partito per un lungo viaggio d'affari. Il tempo passa: dopo la ribellione di Tito, Mesa viene riabilitato e si trasferisce in una nuova città, dove il suo secondogenito si innamora della figlia di un dottore russo. Ancora più avanti nel tempo, Mesa gusterà la sua vendetta, violentando l'ex amante che, nel frattempo, ha sposato suo fratello.

a cura della redazione

Emir Kusturica parla del film

Desideravamo, io e Abdulah Sidran, fare un film sulla nostra infanzia, e, al tempo stesso, sulla gente del nostro paese; ed ecco che allora ci siamo ritrovati a raccontare gli anni 50-60 nella città di Sarajevo, la nostra. Il modo migliore, abbiamo creduto, per esprimere il sentimento che avevamo voglia di esprimere, era quello di passare attraverso l'infanzia e l'adolescenza di un personaggio durante un periodo che è stato molto importante per la Jugoslavia. L'infanzia di un personaggio corrisponde all'infanzia di un paese. Volevo fare un film che parlasse di questo periodo storico attraverso lo sguardo di un bambino che vive tutte le conseguenze dell'arresto di suo padre. È sulle sue spalle e attraverso la sua coscienza che la Storia si rifrange, anche se, o specialmente se, la Storia si manifesta nelle emozioni della gente più che nei fatti. Il consiglio di amministrazione della Sutjeska Film, che aveva già prodotto il mio primo lungometraggio Ti ricordi di Dolly Bell?aveva inizialmente accettato di produrre il film. Ma questo accadeva prima dell'uscita di Trend 2 di Antonjie lsakovic, romanzo accolto assai poco positivamente. Così i membri del Consiglio Artistico, temendo la reazione dei loro compagni, respinsero la sceneggiatura. Per fortuna la Jugoslavia era in pieno processo di democratizzazione e ho potuto, perciò, rivolgermi ad un altra casa di produzione. Dopo due anni ho preso contatto con la Forum che ha accettato di produrre il film.
In Papà è in viaggio d'affari la politica serve da pretesto per raccontare la storia di un bambino e della sua famiglia. Penso che tutti i film siano "politica". Non c'è attualmente nessun film importante che non abbia uno sfondo politico. Solo che diventa orrendo quando la politica diventa lo scopo principale di un film. Non mi piacciono i film a tesi, quelli che vogliono rendere giustizia a qualcuno e a qualcosa, che mostrano uno stato dittatoriale, la polizia assassina, la Cia che fa cose che non dovrebbe fare. Sono certamente verità storiche, ma il cinema non sopporta la semplificazione eccessiva della realtà. È più interessante vedere come la politica, in quanto strumento, influenza le vite umane, le famiglie, come le aiuta o le rovina, come le disperde o le riunisce.
All'inizio la sceneggiatura era centrata sulla madre, in sé abbastanza patetica. Ma ho capito un po' alla volta che era impossibile, e che sarebbe stato meglio fare un film sui due pilastri della famiglia, il padre e la madre. Nella prima stesura la madre sopportava passivamente tutto ciò che il marito le faceva. Poi ho voluto rimodellare il personaggio. E alla fine la madre diventa attiva e combattiva. Non reagisce come una donna di oggi. Non lascia né i suoi figli, né il marito. Non distrugge la famiglia. Anzi, la salva e la fa sopravvivere grazie alla sua forza, al suo stoicismo, al suo sacrificio. Se non ci fosse la madre, non ci sarebbe la famiglia e neanche il film.
Il padre è il simbolo della società patriarcale. E io penso che la società jugoslava, o più esattamente la famiglia jugoslava, sia ancora oggi patriarcale. Nei miei prossimi film cercherò di dipingere gli jugoslavi come degli uomini ruvidi, ma anche comici, per renderli più gradevoli. Zijo, il poliziotto, eAnkitza, la ginnasta, non sono personaggi particolarmente gradevoli. È per questo che, alla fine del film, ho voluto dar loro la possibilità di riscattarsi, di mostrare la loro umiltà. Capiscono il loro sbaglio e questa sarà la loro punizione. La società in cui vivo non ha l'abitudine al perdono. Fin dall'infanzia mi stupiva la sua brutalità, ma faceva parte della mia vita. Ho introdotto il sonnambulismo nel mio film perché credo che in ogni film ci debba essere una certa dimensione poetica che non sia fine a se stessa, ma che cerchi di staccare l'uomo dalla terra.
Il sonnambulismo è un modo di distaccarmi dalla Storia che io in realtà non ritengo adatta a me. Tutti i problemi della famiglia sono sublimati e concentrati in questo problema che affligge il bambino. Ho fatto provini a moltissimi bambini, ne volevo uno che mi desse delle risposte spontanee. Per il regista prendere un attore bambino è una scelta spirituale, e io non riuscivo a spiegargli cosa volevo esattamente da lui. Le cose meglio riuscite di un film non si spiegano. Ero cosciente che il successo del film dipendeva dalla scelta del bambino che avrebbe portato sulle sue spalle tutto il film. Ho visto un migliaio di ragazzini e, alla fine, ho scelto Moreno De Bartolli. L'ho scelto a causa della sua energia, non potevo resistergli...
Penso che in questo film il calcio sia la Storia. Tra le diverse esperienze registrate nell'infanzia, il calcio e più precisamente le partite che la nazionale giocava in quegli anni erano l'avvenimento storico più importante. Per un bambino di sei anni la Storia era il calcio. Ho fatto un film all'antica, con lo spirito di un'epoca lontana. La ricerca della modernità non mi interessa per niente. Mi si parla della mia libertà di tono e di regia e, in effetti, mi sforzo di essere il più autentico possibile. In questo senso si potrebbe dire che il mio film è contemporaneo... Non ritengo che sia rivoluzionario perché in fondo non condanna nessuno. Non potrei creare senza aggiungere un aspetto satirico. È un modo per salvarsi da questa vita non proprio felice. Senza questo tocco di humour Papà è in viaggio d'affari sarebbe stato noioso, Il riso genera la chiarezza. L'arte è testimone della vita, ma non ne è l'espressione. In questo modo si crea uno sfasamento poetico ed umoristico.
Dove va Malik alla fine del film? In fondo non Io so. Un certo ordine sulla terra è venuto a mancare, e lui è in difficoltà: la sola soluzione possibile al suo dramma domestico era questa fuga verso il cielo... Beninteso tutto ciò è una metafora. Moreno De Bartolli ha detto recentemente ad un giornalista che ciò che preferiva nel film era il momento in cui partiva, alla fine, nello spazio. Potrei cercare di ragionarci sopra, di pensarci, ma mi rifiuto... Questa partenza forse è un fuga... una fuga verso il sogno che abbiamo perduto.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Sarajevo 1949, dopo la scomunica del Cominform e il distacco da Mosca della repubblica titina: lo stalinismo degli antistalinisti dilaga, e ne fa le spese Mesa (Manojlovíc), brav'uomo e indefesso puttaniere, rinchiuso senza processo in un campo di lavoro. In una certa misura la storia è raccontata attraverso gli occhi innocenti di Malik (de Bertolli), piccolo sonnambulo e figlio di Mesa. È lui il nucleo poetico di una commedia agrodolce, tenera e crudele, scritta da Abdulah Sidran, bosniaco, musulmano come il giovane regista cui aveva già fornito il libretto di Ti ricordi di Dolly Bell? (1981). Tira una fresca brezza di neorealismo italiano in questo film che propone una ricca galleria di personaggi simpatici o odiosi e, insieme con la sua grazia umoristica, alcuni momenti di forte suggestione emotiva. Palma d'oro a Cannes.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Cinema e memoria hanno spesso qualcosa in comune. Da Fellini a Truffaut, i nodi e gli stili con i quali possono essere tra loro coniugati sono pressoché infiniti. Emir Kusturica fa appunto cinema della memoria, e lo fa con piena originalità. Dopo l’esordio di Ti ricordi di Dolly Bell?, Papà...è in viaggio d’affari conferma che questo trentenne è molto più che una promessa.

Bruno Vecchi
L'Unità

Quanti ” viaggi” hanno attraversato le storie delle nazioni? Di quanti silenzi e piccole bugie sono piene le vicende personali della gente comune, quando la storia le obbliga a fare i conti con se stesse e con il mondo? Domande retoriche, che evocano risposte facili e superficiali: ogni nazione ha avuto i suoi “viaggi”; ogni persona si è nascosta, per pudore, paura, difesa, nell’angolo buio delle omissioni [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Vi ricordate di Dolly Bell? Opera prima di Emir Kusturica, giovane promessa registica di Sarajevo, vinse meritatamente il Leone d’Oro di Venezia ‘81 riservato ai film degli esordienti. Quattro anni dopo, secondo lungometraggio e secondo prestigioso riconoscimento: Palma d’Oro al Festival di Cannes ‘85 con giudizio unanime della Giuria. Dolce ma non mellifluo, simpatico e malinconico, il secondo film [...] Vai alla recensione »

Stefano Reggiani

Bisognerebbe stabilire se gli iugoslavi amino di più le donne o la politica. Certo, sono due amori diversamente violenti e non di rado capita che l'uno stinga sull'altro con danno reciproco. Il cinema semplifica ed esalta queste attitudini, la memoria storica è recuperata dagli autori più giovani come un ballo ironico di sprechi sensuali e delusioni politiche.

winner
palma d'oro al miglior film
Festival di Cannes
1985
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