| Anno | 1983 |
| Genere | Thriller |
| Produzione | Italia |
| Durata | 99 minuti |
| Regia di | Dario Argento |
| Attori | Giuliano Gemma, Anthony Franciosa, Daria Nicolodi, John Saxon, John Steiner, Fulvio Mingozzi Mirella D'Angelo, Lara Wendel, Ania Pieroni, Mirella Banti, Christian Borromeo, Veronica Lario, Carola Stagnaro. |
| MYmonetro | 3,16 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 13 febbraio 2014
Un romanziere americano, giunto a Roma per presentare il suo ultimo libro, si ritrova coinvolto in una serie di delitti ispirati proprio al suo romanzo.
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CONSIGLIATO SÌ
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A Roma per presentare il nuovo romanzo, l'americano Peter Neal si trova al centro di una serie di efferati delitti che traggono spunto direttamente dal truculento best seller. Il Capitano Germani chiede il suo aiuto per mettere fine a quella spirale di sangue che, dopo aver coinvolto donne "dal comportamento aberrante" come ladre e lesbiche, finisce per stringersi intorno allo stesso scrittore, considerato dall'assassino come il "grande corruttore".
A dispetto del titolo, Tenebre si sviluppa in piena luce, in un deserto bianco dove spiccano le strade dell'EUR romano, ville dalle ampie vetrate, appartamenti dall'arredamento moderno, funzionale. Dopo la parentesi squisitamente horror di Suspiria e Inferno, Argento torna al giallo, rifacendosi solo in parte ai suoi primi lavori: non è difficile, infatti, sentire una diversa consapevolezza nell'approccio, la voglia di dare una veste nuova alla vecchia formula, di discostarsi pur rimanendo fedele alla propria poetica. Tra i suoi film meta-linguisticamente più complessi, questo lavoro a torto ritenuto minore arriva a svelare i trucchi del mestiere, giocando tra la finzione del romanzo - che non a caso si chiama Tenebrae - e racconto in sé, tra la mente dello scrittore e quella del regista. Anche da un punto di vista tecnico, può facilmente rivelarsi come una delle sue opere più singolari e complesse (giustamente celebre il lungo piano sequenza dell'omicidio con la louma), un cambiamento anche brusco, una deviazione dalla norma che guarda al contemporaneo così come al lavoro dei colleghi d'oltreoceano. Le tipiche macchiette dei primi gialli, utilizzate per smorzare la tensione, si trasformano ora in vibrazioni di ironia che, oltre ad alcuni cenni nel personaggio dello scrittore, coinvolgono la storia in sé, sia sufficiente pensare all'omicidio del critico letterario, a proposito del quale l'autore ha dichiarato: «Ho ammazzato il personaggio del critico spocchioso e presuntuoso con una bella accettata sul cranio! È stato uno sberleffo un po' subdolo. Proprio come quei critici che, quando ti vedono, ti sorridono e fanno i gentili... Poi dopo scrivono le cose più spregevoli» (Fabio Maiello, Dario Argento, confessioni di un maestro dell'horror, Alacrán).
Nel percorso di Argento, Tenebre rappresenta il canto del cigno di un determinato modo di intendere il giallo, prima delle infiltrazioni horror che da Phenomena in poi si insinueranno nella sua struttura, una versione potenziata e ancora più minacciosa dei primi titoli, in cui è la macchina da presa stessa a minacciare lo spettatore. Un cult la colonna sonora di Claudio Simonetti, Massimo Morante, Fabio Pignatelli.
Fino alla fine degli anni '80 Dario Argento ancora sfornava film di tutto rispetto in grado di competere con le più importanti produzioni americane, "Tenebre" è uno di quelli. Trama avvincente, musiche perfette (dei Goblin), "gore" quanto basta e l'immancabile, shockante finale a sorpresa. I dialoghi forse rivisti oggi risultano un po' banali [...] Vai alla recensione »