E la nave va

Film 1983 | Commedia 132 min.

Regia di Federico Fellini. Un film Da vedere 1983 con Freddie Jones, Barbara Jefford, Philip Locke, Victor Poletti, Peter Cellier. Cast completo Genere Commedia - Italia, 1983, durata 132 minuti. - MYmonetro 3,44 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 28 marzo 2014

Alla vigilia della prima guerra mondiale, un gruppo di artisti lirici va ad una crociera-commemorazione nel Mediterraneo in estremo omaggio alla memoria di una famosa cantante defunta. Ha vinto 5 Nastri d'Argento, ha vinto 4 David di Donatello,

Consigliato sì!
3,44/5
MYMOVIES 3,25
CRITICA
PUBBLICO 3,62
CONSIGLIATO SÌ
Fellini affronta una visione del mondo che segna la fine di un'epoca.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Luglio 1914. Il giornalista Orlando sta per imbarcarsi sul piroscafo Gloria N. e fungerà da narratore. Comincia con il presentarci gli altri passeggeri. Sono tutti lì per dare l'estremo addio alla divina soprano Edméa Tetua la quale ha chiesto che le sue ceneri vengano disperse al largo dell'isola di Erimo che le ha dato i natali. Il viaggio ha inizio e le varie personalità (e rivalità, familiari e non) progressivamente emergono. Nel momento in cui scoppia il conflitto mondiale e un gruppo di naufraghi serbi sale a bordo la situazione muta profondamente.
Dopo La città delle donne Fellini con questo film sembra voler affrontare una polisemia di racconto quasi in risposta alle critiche che lo accusavano di ruotare ormai attorno solo agli stessi temi costantemente ritornanti.
Ecco allora che sulla nave il Maestro fa salire una visione del mondo che segna la fine di un'epoca. Il primo segnale ci viene fornito dall'io narrante: non c'è più l'alter ego Marcello con la sua sensualità sorniona ed elegante anche in mezzo alla volgarità più dilagante. C'è, al suo posto, Orlando un giornalista coetaneo di Federico un po' impiccione, un po' curioso dell'umanità che lo circonda e ancora alla ricerca di una possibile purezza (i sorrisi della fanciulla che incontra occasionalmente). C'è poi il segno di un passaggio epocale che in qualche misura simboleggia la presa d'atto (non rassegnata ma realistica) di una cesura anche sul piano del fare spettacolo in genere e cinema in particolare. Con Edméa Tetua è l'intero mondo della lirica che sparge le proprie ceneri dopo essersi esibito (per vanità non certo partecipazione sociale) dinanzi ai fuochisti della nave. Ma anche il cinema non è più quello di un tempo (con il film che inizia in bianco e nero per poi passare al seppia e infine al colore) e allora non resta altro, alla fine, che svelarne l'artificio che ne sta alla base.
A questo si aggiunge la Storia, quella con la maiuscola, che entra nelle vite di granduchi, suore, tenori, ninfomani, sir e quant'altri affollano il natante e ne muta completamente il senso non senza prima averli messi a confronto con le storie di coloro che la guerra coglie come prime vittime. Non resta allora che un maleodorante ed enorme rinoceronte a simboleggiare quella massa di domande senza risposta che l'uomo si pone e che talvolta sembrano assurde: come un pachiderma su una scialuppa in mezzo al mare.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
Metafora sul mondo degli artisti e sul loro distacco dalla realtà.

Alla vigilia della prima guerra mondiale, un gruppo di artisti lirici va ad una crociera-commemorazione nel Mediterraneo in estremo omaggio alla memoria di una famosa cantante defunta. Un giorno però la nave viene presa a cannonate dalla flotta austriaca e cola a picco (la grande guerra è nel frattempo cominciata).
Non tra gli esiti migliori di Fellini, comunque una metafora spesso geniale, sempre barocca e qua e là coinvolgente sul mondo degli artisti e sul loro distacco dalla realtà.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 4 maggio 2012
Paolo Pacitti

Gli ultimi film di Fellini non ebbero il successo che forse avrebbero meritato. Nonostante la sua morte abbia segnato uno di quei furori celebrativi di cui l'italia sembra ogni tanto aver bisogno, negli ultimi anni il regista riminese non fu poi così amato. Da tempo il suo sguardo si era fatto più cupo. Fellini continuava ad appassionarsi al lavoro per il lavoro, a trovare in esso [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Luigi Rondi
Il Tempo

L’anno scorso Federico Fellini, parlandomi di È la nave va..., cui si accingeva a dare il primo giro di manovella, mi disse di averne avuta la prima idea leggendo di un gesuita che, in una sua corrispondenza con un ambasciatore, aveva dato delle cause della Prima Guerra Mondiale una versione diversa da quella dell’attentato di Sarajevo. La verità, le verità, le menzogne.

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