| Titolo originale | My Darling Clementine |
| Anno | 1946 |
| Genere | Western |
| Produzione | USA |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | John Ford |
| Attori | Henry Fonda, Linda Darnell, Victor Mature, Cathy Downs, Walter Brennan, Tim Holt Mae Marsh, Jack Holt, Harry Woods, Don Garner, J. Farrell MacDonald, Alan Mowbray, Russell Simpson. |
| Tag | Da vedere 1946 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,62 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 agosto 2019
John Ford ricostruisce fedelmente il duello combattuto tra lo sceriffo Wyatt Earp e i fratelli Clanton. Un classico del genere western che vede una grande interpretazione di Henry Fonda. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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È il racconto classico della sfida combattuta all'OK Corral di Tombstone il 26 ottobre 1881 tra lo sceriffo Wyatt Earp, i suoi fratelli e il giocatore-beone Doc Holliday da una parte e il clan dei fratelli Clanton dall'altra. Quando John Ford dirigeva i suoi western muti Earp era ancora vivo, capitava sul set e si ubriacava giocosamente con le comparse. Ford gli offriva il caffè e si faceva raccontare la grande sfida. Anni dopo ha riprodotto a memoria quelle schegge di vita di frontiera e la manovra militare che ebbe per teatro il Corral. È un western molto bello, un classico e il più accorato di Ford. I personaggi esprimono una sorta di "gentilezza dei prodi" e vivono nell'atmosfera d'una canzone di gesta carica di nostalgia. Ford è imbevuto dello spirito reale della vita di frontiera, riproduce fedelmente lo stile con cui cowboys e fuorilegge rischiavano l'esistenza in un crogiuolo arroventato come Tombstone.
E il film è la più esatta - se non storicamente, come spirito - ricostruzione tra le molte che sono state fatte sull'episodio. Henry Fonda dipinge Wyatt Earp come un classico westerner onesto e crepuscolare: un personaggio quasi timido, il pistolero convertitosi in tutore della legge. La sua figura suggerisce i momenti più distesi del racconto: il riposo con un piede sulla seggiola inclinata e l'altro sulla balaustra della veranda, i colloqui intensi con Clementine, la memorabile scena del ballo. Ma la grande figura del film, un epico signore della frontiera degno di Francis Bret Harte, è "Doc" Holliday: un sorprendentemente bravo Victor Mature, medico con vocazione alla pistola, tubercolotico come nella miglior tradizione romantica, poeta maledetto che sa a memoria Shakespeare e che completa il monologo dell' Amleto azzoppato dal patetico vuoto di memoria del vecchio attore. E deliziose, anche se un po' in ombra, sono le figurine femminili: l'impetuosa, ardente Chihuahua di Linda Darnell, una sanguemisto dalla scollatura densa di profumo, e la magica Clementine, preziosa nella sua sommessa malinconia, tutta giocata su toni grigi poetici. Come quasi sempre in Ford la leggenda del West approda alla poesia e sfavilla in momenti di grande forza, anche se l'azione spesso cede alla descrizione lirico-nostalgica. Tra la storia e la leggenda Ford anche questa volta ha stampato la leggenda. Ma il vigore del sentimento dei personaggi, le figurine disegnate a tutto tondo, la ricchezza del racconto e la splendida descrizione dei paesaggi magistralmente fotografati nell'amata Monument Valley danno al film il tocco più prezioso dell'autenticità.
Essere o non essere, Wyatt Earp e Doc Holliday, uno deciso a reagire contro l'omicidio del fratello, l'altro a scappare da una vita precedente e ad autodistruggersi. I tumulti dell'Amleto shakespeariano scissi in due figure epiche che si incontrano/scontrano nella città di Tombstone, due frammenti che si riuniscono e si oppongono al male incarnato nei Clanton; a congiungerli, catalizzatri [...] Vai alla recensione »