| Anno | 2012 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Laurent Bouzereau |
| Attori | Roman Polanski, Catherine Deneuve, Pawel Edelman, Samantha Geimer, Emmanuelle Seigner Andrew Braunsberg, Pedro Almodóvar, Barbara Lass, Sharon Tate, Andrzej Wajda. |
| Uscita | venerdì 18 maggio 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 2,86 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 novembre 2017
Attraverso 15 ore di interviste esclusive, uno dei più grandi Maestri del cinema contemporaneo si guarda indietro per raccontare la sua vita.
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CONSIGLIATO SÌ
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Roman Polanski si trova agli arresti domiciliari dopo l'arresto avvenuto nel momento in cui stava per ricevere un premio alla carriera al festival di Zurigo. Accetta così di farsi intervistare dall'amico di lunga data Andrew Braunsberg (anche suo produttore per alcuni film). Si comincia parlando della reazione all'improvvisa incarcerazione per poi dare ampio spazio alla rievocazione dell'infanzia del regista. È qui che un Polanski spesso considerato come freddo e scostante rivela, per la prima volta in modo così approfondito, come il suo fare cinema e le tematiche che affronta (al di là di quelle evidenti de Il pianista) traggano origine dalla vita di quel bambino ebreo i cui genitori, sbagliando, rientrarono in Polonia da Parigi poco prima che il conflitto iniziasse.
Le parole si spezzano in gola quando Roman racconta della deportazione della madre ad Auschwitz o della ricomparsa del padre dopo una lunga assenza (prima di essere a sua volta deportato a Mauthausen). È un'infanzia che ha fatto la sua ricomparsa in numerosi dettagli del film che ha visto Adrien Brody protagonista ma che, raccontata oggi, apre nuove prospettive di lettura nei confronti di un cinema in cui la sofferenza dell'individuo e il suo confronto con il mistero del male (anche quando viene presentato ironicamente come in Per favore non mordermi sul collo) restano presenti.
Polanski ha conosciuto non solo la violenza nazista ma anche quella della banda Manson che massacrò Sharon Tate incinta (da qui il suo particolare e ribadito amore per i figli avuti da Emmanuel Seigner). Quando quindi racconta in Carnage come sotto la maschera delle convenzioni sociali sia a volte pronta a riesplodere la ferocia primitiva dell'essere umano conosce bene la materia. Ci troviamo così di fronte a un documentario anomalo e per questo particolarmente efficace.
Una volta tanto la messa a nudo del privato di un artista non è finalizzata al gossip ma a far comprendere meglio il fil rouge che percorre il suo fare cinema e diventa utile allo spettatore che voglia approfondire (e magari rivisitare) una filmografia.
Un ritratto tanto semplice quanto appassionante e talora commovente di uno dei più grandi registi di tutti i tempi.Di fronte all'amico e produttore Andrew Braunsberg,Polanski racconta le tappe salienti di una vita tutt'altro che idilliaca:dalla deportazione da Cracovia al ghetto di Varsavia dove perse prima la madre e in seguito il padre,all'assassinio di Sharon Tate [...] Vai alla recensione »
Il set è una baita nel mezzo di una sinistra tranquillità. Al centro della Svizzera verde dove Roman Polanski atterrò nel settembre 2009 per ritirare un premio a Zurigo e venne arrestato dalla polizia locale col serio rischio di essere estradato in America. Si allontanò dalla California nel 1978, a pochi giorni dalla condanna per violenza carnale a danno di Samantha Geiger, allora l3enne.