| Anno | 2011 |
| Genere | Thriller |
| Produzione | USA |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Dito Montiel |
| Attori | Channing Tatum, Al Pacino, Juliette Binoche, Ray Liotta, Katie Holmes, Brian Gilbert (II), Jake Cherry Sean Cregan, Simone Joy Jones, Roger Guenveur Smith, Ursula Parker, Lemon, Craig Walker, Paul Vasquez, Marilyn Dobrin, DiDi Decorte Snipes, Karen Christie-Ward, Decorte Snipes, Gustavo Cunha, Elli, Gisella Marengo, Ralph Rodriguez, James Ransone, Tracy Morgan. |
| MYmonetro | 2,69 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 20 settembre 2011
Al Box Office Usa The Son of No One ha incassato 29 mila dollari .
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CONSIGLIATO NÌ
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2002. Jonathan White è un poliziotto di Queens a New York. La sua quotidianità di marito e padre di una figlia epilettica viene bruscamente interrotta da un'inchiesta giornalistica originata da lettere anonime. In esse si fa riferimento a un duplice omicidio avvenuto nel 1986 e si insinua che i responsabili della polizia allora in servizio sapessero chi era il colpevole ma avessero volutamente lasciato il delitto impunito. Jonathan a questo punto vede riemergere il proprio passato di adolescente cresciuto in un casamento popolare. La vita sta per essere sconvolta per sempre.
Non si può negare che Montiel abbia una propria poetica e che su quella basi le storie che propone sullo schermo. Al centro di questa poetica c'è il degradato quartiere di Queens nel quale il regista è nato e cresciuto e che fa da coprotagonista (non da sfondo) anche al suo terzo film. Certo, il passaggio da un film 'Sundance' come Guida per riconoscere i tuoi santi a un lungometraggio che ha nel cast (oltre all'attore feticcio Channing Tatum) dei nomi come Al Pacino, Juliette Binoche, Ray Liotta e Michelle Williams non può non farsi sentire.
La costruzione narrativa, dovendo dare spazio alle singole prestazioni, si fa un po' artificiosa. Questo però non impedisce di far emergere il desiderio di scavare in profondità sulle origini della violenza di quartiere e sulla tara che questa viene ad esercitare sulla personalità di un essere umano in formazione 'costretto' a reagire con i mezzi a disposizione.
Il thriller da un certo punto in poi divide gli spettatori in due: Chi lo legge come pura e semplice detection si pone un solo quesito: chi scrive le lettere anonime? La sua legittima curiosità verrà soddisfatta, come è giusto che sia, solo alla fine del film. Chi invece è più interessato alla costruzione psicologica del personaggio troverà il giusto dosaggio di schegge di memoria che progressivamente accerchiano il Jonathan adulto ('Milky' per chi lo conosce sin da bambino). In esse gioca un ruolo principale il detective Stanford interpretato da un Al Pacino magistrale come (quasi) sempre.
Tatum interpreta un giovane poliziotto dal passato oscuro; questo passato verrà a galla e grazie a numerosi flashback si apprende che il protagonista è nato in palazzi popolari, e, amico di un ragazzo di colore col quale passa le proprie giornate studiando un modo per fuggire da quel brutto quartiere e farsi una vita nuova. Ma questo comporterà l'omicidio (non voluto) di due [...] Vai alla recensione »