| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Pupi Avati |
| Attori | Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Serena Grandi, Gianni Cavina, Lino Capolicchio Manuela Morabito, Erika Blanc, Osvaldo Ruggieri, Vincenzo Crocitti, Brian Fenzi, Marcello Caroli, Riccardo Lucchese, Lucia Gruppioni, Cesare Cremonini (II), Gianluca Cammisa, Damiano Russo, Adriano Saleri, Tony Campanozzi, Franco Tardivo. |
| Uscita | venerdì 8 ottobre 2010 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,30 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 29 aprile 2025
Argomenti: Amnesia
Lino e Chicca si amano ancora dopo tanti anni nonostante la mancanza di figli. Il vero problema arriva quando lui si ammala. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Una sconfinata giovinezza ha incassato 1 milioni di euro .
Una sconfinata giovinezza è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Lino Settembre e Chicca sono sposati da tanti anni. Un matrimonio felice e affiatato, nonostante le differenze: lui giornalista sportivo per il Messaggero, lei docente universitaria di filologia romanza, proveniente da una famiglia di primari e pianisti, dove tutti figliano come conigli. Lino e Chicca non hanno figli, non sono arrivati, ma quando Lino comincia ad accusare i primi segni di una demenza senile precoce e degenerativa, Chicca si trova a fargli da mamma, ad occuparsene come fosse un bambino.
Dopo Gli amici del bar Margherita, riuscita tessitura di una serie di ricordi dell'adolescenza del regista, Una sconfinata giovinezza appare subito tenuta insieme da un'idea narrativa molto più salda e forte, una storia nel senso più pieno del termine, come poche se ne trovano nel cinema italiano. Pupi Avati non è certo il primo ad aver toccato il tema umanissimo della trasformazione dell'amore coniugale in amore filiale, la letteratura lo esplora da sempre e il cinema lo ha fatto a suo modo recentemente col Benjamin Button di Fincher, ma Avati lo fa ora nel cinema italiano, col suo linguaggio particolare, quasi un idioletto, distinto dalla lingua madre delle produzioni romanocentriche.
Peccato che le scelte di regia non sostengano la dolorosa poesia della trama: peccato per le musiche enfatiche, da drammone, e per il seppia delle sequenze di Lino bambino, che costituiscono in assoluto la parte più magica del film. Può darsi che nella memoria del regista, quei ricordi - perché son tutti veri: dal cane Perché all'incidente d'auto mortale, dalla straordinaria vicenda del brillante ai non meno straordinari fratelli Nerio e Leo - siano registrati con quei colori, ma è più facile che l'artificio filmico canonizzato si sia imposto prima sulla mente che dirige e poi sulla mano che traduce. E peccato, infine, per quei piccoli tentativi di giocare con gli obiettivi per rendere lo spaesamento dettato dalla malattia, insicuri e fuori tono.
Eppure, nonostante tutto questo, che poco non è, il film ha una potenza emotiva irresistibile e tocca corde profonde, che hanno a che fare con la sorte dell'uomo e il bizzarro e struggente mistero dell'infanzia che non finisce mai e, anzi, torna prepotentemente al tramonto (o in autunno, come il cognome del personaggio pare suggerire), non si sa se più per beffa o per consolazione.
Bentivoglio è quello che un protagonista dovrebbe essere: l'unico interprete possibile per quel ruolo, ma gradito è anche il ritorno di Capolicchio e di Cavina, con i loro ruoli ambigui e le loro ombre, che illuminano, per contrasto, l'innocenza del personaggio principale, la sua perdita di ogni retropensiero e l'adesione terminale e totale a una bugia da bambini.
Per Avati ancora e sempre la vita è come un film: giunta alla fine si riguarda dall'inizio.
C’è una malattia degenerativa che distrugge la vita degli altri, si chiama alzheimer, sono circa 800.000 le persone colpite da demenza oggi in Italia. Pupi Avati ha pubblicato per Rizzoli “Una sconfinata giovinezza”, da cui ha tratto il bellissimo film oggi nelle sale. Il protagonista Lino Settembre (Fabrizio Bentivoglio), perde il contatto con il mondo che lo circonda, trova rifugio nel ricordo dell'infanz [...] Vai alla recensione »
Avrebbe forse dovuto chiamarsi "Una sconfinata infanzia" anziché Una sconfinata giovinezza, l'ultimo film di Pupi Avati presentato oggi a Roma, alla Casa del Cinema. È il regista stesso a dirlo. D'altronde il mondo dell'inverosimile e del disinibito, tipico dei bambini, è sempre stato parte del suo "tocco", la parte cinematograficamente più adulta e matura. Questa storia, interpretata da Fabrizio Bentivoglio e da Francesca Neri, è un viaggio avanti e indietro nel tempo, delicato e commovente.
Pupi Avati affronta una storia che parla di un evento sconvolgente come l' Alzheimer, malattia crudele che separa, cancella, imprigiona e rende estranei. Lei, Francesca, docente universitaria, lui, Lino, grande firma del giornalismo sportivo, sposati da decenni, uniti dalla privazione di non avere figli: lui è Fabrizio Bentivoglio, lei Francesca Neri.