| Titolo originale | Things We Lost in the Fire |
| Anno | 2007 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 118 minuti |
| Regia di | Susanne Bier |
| Attori | Halle Berry, Benicio Del Toro, David Duchovny, Alexis Llewellyn, Micah Berry, John Carroll Lynch Alison Lohman, Robin Weigert, Omar Benson Miller, Paula Newsome, Sarah Dubrovsky, Maureen Thomas, Patricia Harras, V.J. Foster, Caroline Field. |
| Uscita | giovedì 12 giugno 2008 |
| Tag | Da vedere 2007 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| MYmonetro | 3,10 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 26 maggio 2011
Audrey Burke ha perso tragicamente suo marito e, rimasta sola con due bambini, non riesce a superare il suo dolore. Jerry Sunborne è stato da sempre il migliore amico di suo marito. In Italia al Box Office Noi due sconosciuti ha incassato 275 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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I coniugi Burke sono sposati da undici anni, hanno due figli piccoli, una bella casa e una situazione economica agiata. Sono molto affiatati, l'unico argomento di discussione tra i due riguarda le visite che Brian fa regolarmente all'amico d'infanzia Jerry, un tossicodipendente che non è visto di buon occhio da Audrey. Finché Brian non viene ucciso...
Susanne Bier ci ha abituati negli anni a un cinema personale, introspettivo, che cerca di cogliere nelle espressioni e nei gesti l'autenticità dell'anima e le emozioni sottocutanee. La sua macchina da presa si posa sui primissimi piani dei suoi protagonisti per studiarli in maniera viscerale e consegnarcene pregi e difetti. Con una sensibilità prettamente femminile e un'attitudine tipicamente nord europea in Noi due sconosciuti elabora il lutto senza risparmiarsi sulle scene di dolore pur trovando una via per non spettacolarizzarlo. È la pioggia, che cade a gocce solitarie sui giocattoli sparsi in giardino e sulle strade di Seattle, a rappresentare la perdita della persona amata e la difficoltà nell'accettazione della morte.
Il cinema della regista danese non è ridondante né si sofferma su ciò che ovvio, ma utilizza piccoli dettagli per raccontare profonde riflessioni. Così, basta una storiella ricordata e narrata da Jerry per far capire a Audrey quanto l'uomo che lei ha tanto detestato rappresenti la persona che meglio conosce suo marito e che può alimentarne la memoria. Deve essere stato un sogno per la Bier, al suo esordio da regista in terra statunitense, poter lavorare con Halle Berry e Benicio Del Toro, due degli attori più sensazionali di Hollywood. Se la Berry implode in un dolore autodistruttivo che la rende rigida e diffidente, l'attore portoricano riporta nel suo mondo straziato un'umanità e una figura familiare a dare calore e conforto a lei e ai suoi figli.
Il rapporto conflittuale tra la vedova e il miglior amico del marito si basa sulla differenza caratteriale che però trova un punto in comune con la dipendenza: Audrey non riesce a vivere senza l'uomo che ama, Jerry non riesce a vivere senza le droghe. Entrambi faranno un percorso di crescita e di "disintossicazione" per trovare un nuovo modo di stare al mondo. Le cose perse nel fuoco sono gli oggetti andati in fumo in un incendio che Brian aveva preso con filosofia, perché quello che conta sono gli affetti, non i beni materiali. Solo nel momento in cui Audrey affronterà questa verità riuscirà finalmente a elaborare il lutto.
Brian ed Audrey Burke sono felicemente sposati da undici anni, ma la loro serena esistenza viene sconvolta all'improvviso la sera in cui Brian rimane ucciso mentre sta tornando a casa. Rimasta sola con due figli piccoli, Audrey instaura un intimo rapporto con il migliore amico di suo marito, Jerry Sunborne, un uomo con problemi di tossicodipendenza che si trasferisce a vivere con lei e i suoi bambini.
Susanne Bier, l'autrice di Dopo il matrimonio, si trasferisce ad Hollywood per realizzare il suo primo film americano: Noi due sconosciuti, un intenso melodramma familiare prodotto da Sam Mendes ed interpretato da due star di prima grandezza come Halle Berry e Benicio Del Toro. In questa pellicola l'apprezzata regista danese affronta un tema delicato, quello della perdita di una persona cara, proseguendo così nel solco del suo cinema intimista e dall'impronta tipicamente europea, tutto basato sull'analisi introspettiva dei personaggi. Il risultato è un'opera di indubbio spessore artistico, caratterizzata da uno stile molto ben calibrato e da un'estrema attenzione per i dettagli, ma che è passata purtroppo semi-inosservata presso il pubblico nonostante le numerose recensioni favorevoli.
Noi due sconosciuti è, essenzialmente, un film sull'elaborazione del lutto e sul tentativo di superare il dolore di una perdita. Protagonisti della storia sono Audrey Burke (Berry), una madre di famiglia che si ritrova da un giorno all'altro nel ruolo di una vedova con due figli da tirare su, e Jerry Sunborne (Del Toro), un ex-avvocato che si è rovinato la carriera a causa della sua dipendenza dalla droga e che ora tira a campare alla meno peggio. Audrey e Jerry sono due individui che non hanno nulla in comune l'uno con l'altra: il loro unico punto di contatto è costituito dalla figura di Brian (David Duchovny), amorevole marito di Audrey ed amico d'infanzia di Jerry. Fino a quando la tragica morte di Brian (rievocata in uno dei vari flashback che occupano la prima metà della pellicola) non porterà le loro strade ad incrociarsi in maniera imprevedibile, inducendo entrambi a confrontarsi con se stessi e con i propri sentimenti più profondi, e ad instaurare un sorprendente legame per aiutarsi a vicenda nel momento più difficile della loro vita.
La regia della Bier si sofferma sui particolari più minimalisti e ordinari per scavare a fondo nei sentimenti dei personaggi, illustrandone la sofferenza senza mai ricorrere a facili spettacolarizzazioni o a toni patetici. Sullo sfondo di una Seattle grigia e piovosa, lo spettatore si trova così ad assistere ad un dramma psicologico che, come indica il titolo originale (Things we lost in the fire), ci racconta il percorso necessario per continuare a vivere anche senza le "cose perse nel fuoco". Il film ha i suoi maggiori punti di forza nella solida sceneggiatura di Allan Loeb e nelle ottime interpretazioni del cast, valorizzate dall'ampio uso dei primi piani: Halle Berry, dopo una serie di pellicole mediocri, torna a dar prova del proprio talento di attrice drammatica, mentre Benicio Del Toro si dimostra decisamente convincente nella parte di Jerry, un uomo di eccezionale sensibilità che lotta con disperata tenacia per liberarsi dalle proprie dipendenze.
Una giovane coppia vive felicemente e agiatamente il proprio matrimonio. Il marito però ha una "pecca" a parere della moglie: si prende troppo a cuore il caso di un suo caro amico ormai da tempo entrato nel giro della droga. Questo scenario verrà sconvolto dalla improvvisa ed insensata morte dell'uomo. La moglie allora trova nell'amico del marito la forza per andare [...] Vai alla recensione »
Il cinema di Bille August e di Lars von Trier ha dilatato il concetto danese di film, adesso è la volta di Susanne Bier. Se i primi lavori di Bille August (Luna di miele) sono film calati in ambienti esplicitamente danesi con attori danesi, le opere successive rompono l'isolamento e diventano coproduzioni internazionali (La casa degli spiriti e Il senso di Smilla per la neve). Lars von Trier invece concepisce e dirige da subito film europei (L'elemento del crimine, Le onde del destino, Idioti) che ottengono il successo come film danesi, trasformando il concetto di film nazionale.
Quando Audrey rimane improvvisamente vedova con due bambini da crescere da sola è talmente sconvolta dal dolore che si rivolge al miglior amico del marito, Jerry, pur non avendolo mai sopportato. Jerry è un ex avvocato, devastato dalla tossicodipendenza, che trova nella famiglia dell'amico un pretesto per provare a disintossicarsi e ricominciare una nuova vita. Ma Audrey, che non riesce a elaborare il lutto, comincia a sentire la presenza dell'uomo nella sua casa come una minaccia alla memoria del marito.
Brian (David Duchovny) ha una moglie molto bella (Halle Berry) che adora neutralizzando la gelosia, due figli che educa dribblando gli errori, un amico eroinomane (Benicio Del Toro) al quale fa costantemente visita sfidando la quiete famigliare. Quando è vittima della maledetta fine dei troppo buoni («…è morto in un modo tragico del c…»), dopo un sentito funerale in cui l'ex compagno d'infanzia fa [...] Vai alla recensione »