| Titolo originale | The French Connection |
| Anno | 1971 |
| Genere | Poliziesco |
| Produzione | USA |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | William Friedkin |
| Attori | Gene Hackman, Frederic De Pasquale, Eddie Egan, Fernando Rey, Roy Scheider Marcel Bozzuffi. |
| Tag | Da vedere 1971 |
| MYmonetro | 3,49 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 29 gennaio 2024
Pop Doyle, un duro poliziotto della squadra antidroga, segue la pista di un famoso spacciatore francese. Questi sta concludendo un affare colossale, u... Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto 5 Premi Oscar, ha vinto 3 Golden Globes, In Italia al Box Office Il braccio violento della legge ha incassato 1 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Jimmy Doyle "Popeye" è un poliziotto della squadra narcotici di New York dai metodi brutali e assai poco ortodossi. Messosi in cattiva luce con i suoi superiori, a causa di alcuni fallimenti professionali, Doyle è convinto di avere finalmente ricevuto la soffiata giusta, quella capace di imprimere una svolta a un'intera carriera. Un infiltrato è venuto a sapere di una grossa partita di eroina in arrivo dalla Francia. Pur senza mandato, il detective si lancia sulla pista indicatagli, che lo conduce alla mafia italoamericana locale. Con il collega Lo Russo, suo partner professionale fisso, avvierà un'indagine tutta pedinamenti e intercettazioni.
Diventato un classico del nuovo poliziesco americano anni Settanta, Il braccio violento della legge ha rivoluzionato le regole allora in voga nel noir investigativo a stelle e strisce, influenzando molto cinema d'azione successivo. Premiato con un'incetta di Oscar - miglior film, regia, montaggio, sceneggiatura non originale e attore protagonista (quel Gene Hackman lanciato dal film) - il lungometraggio diretto dal regista de L'esorcista stupisce soprattutto per lo stile di regia adottato da un William Friedkin in stato di grazia nelle sequenze degli inseguimenti. La più nota e celebrata resta quella dell'automobile lanciata da uno spericolato Doyle alla velocità della metropolitana su cui un narcotrafficante francese sta viaggiando. Questa è di certo la sequenza più complessa, adrenalinica e spettacolare di un film giocato per lo più su inseguimenti e pedinamenti, che Friedkin dirige sempre con mano sicura, accompagnandoli freneticamente con piani sequenza, soggettive indiavolate e riprese a spalla, in un ritmo forsennato che il montaggio accelera ulteriormente. Sta tutto qui il punto di forza del film.
L'azione prevale, infatti, sulla riflessione e non c'è da lambiccarsi il cervello come in un giallo tradizionale, dato che sappiamo sin dai primi cinque minuti chi sono i cattivi da sgominare. Zero suspense, quindi, e zero colpi di scena, in un poliziesco che sfuma i confini tra bene e male, laddove i cattivi sono dei ricconi raffinati, mentre il protagonista è un antieroe frustrato dai fallimenti del passato, col pugno facile, il vizio dell'alcol e una perversione per le ragazze con gli stivali.
La figura di Jimmy Doyle, interpretato da un convincente Gene Hackman, risente dell'immagine ormai stereotipata di tanta letteratura hard boiled, ma la riscrittura del genere noir operata da Friedkin - che si basa su un libro di inchiesta di Robin Moore, ispirato a un clamoroso sequestro di eroina realmente avvenuto - sta nell'azzeramento di quell'alone nostalgico che circondava i personaggi e le atmosfere dei noir precedenti, a cui il regista preferisce un freddo taglio documentaristico.
La suggestione è data per lo più dall'ambientazione in un'invernale New York anni Settanta, tutta strade e marciapiedi periferici, botteghe di italoamericani e scintillanti night club. Scorci urbani valorizzati dalla fotografia di Owen Roizman, che ne coglie il cielo livido della sera o rosato dalle prime luci dell'alba.
Pop Doyle, un duro poliziotto della squadra antidroga, segue la pista di un famoso spacciatore francese. Questi sta concludendo un affare colossale, un traffico di stupefacenti fra gli Stati Uniti e il suo paese d'origine. Doyle individua il contatto e tende un'imboscata nel porto alla banda. Questa viene distrutta, la droga recuperata, ma il capo della gang riesce a fuggire. Doyle, che nella foga della caccia ha ucciso accidentalmente un collega, riceve una nota di biasimo e il trasferimento. È forse il capostipite dei film sui poliziotti violenti che prima sparano e poi dicono altolà. Ne seguiranno decine, molte delle quali di produzione italiana. Questo almeno, sul piano della fattura, è dei migliori, ben diretto da Friedkin, ottimamente interpretato da Hackman, che ottenne un Oscar per la caratterizzazione di Doyle (detto Popeye, Braccio di Ferro). Memorabile un inseguimento automobilistico.
Il poliziotto “papà” Doyle (Hackman), insieme al collega Lo Russo (Scheider), riesce a sventare un traffico di droga tra la Francia e gli USA ma pur di raggiungere il suo obbiettivo farà una strage. Il film di Fryedkin è una di quelle opere che hanno fatto (e continuano a fare) scuola. Famoso per alcune geniali invenzioni registiche, lo stile freddo e sporco, [...] Vai alla recensione »