Amores perros

Film 2000 | Commedia 147 min.

Regia di Alejandro G. Iñárritu. Un film Da vedere 2000 con Goya Toledo, Emilio Echevarria, Gael García Bernal, Alvaro Guerrero, Vanessa Bauche. Genere Commedia - Messico, 2000, durata 147 minuti. - MYmonetro 3,69 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 29 aprile 2013

Il capolavoro che ha fatto conoscere Iñárritu al grande pubblico. Primo capitolo della trilogia della morte, continuata con 21 grammi e Babel. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Amores perros ha incassato 198 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,69/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO 3,87
CONSIGLIATO SÌ
Un mondo violento e infelice sbattuto al centro di un'inquadratura sporca, angustiante, che lascia senza respiro.
Recensione di Annalice Furfari
Recensione di Annalice Furfari

Tre storie si incrociano sullo sfondo di una convulsa Città del Messico. Il giovane proletario Octavio, innamorato di Susana, la moglie adolescente del fratello criminale violento, si mette in testa di fuggire con lei e prova a racimolare i soldi necessari introducendo il suo cane in un giro di combattimenti clandestini. Daniel, il direttore altoborghese di una rivista, lascia moglie e figlie per andare a vivere con il suo nuovo amore, Valeria, una bellissima modella sulla cresta dell'onda. El Chivo ha lasciato la famiglia per diventare un terrorista di estrema sinistra. Dopo anni di carcere e alcol, vive da barbone con un branco di cani randagi e, di tanto in tanto, uccide su commissione.
Quello del cineasta messicano Alejandro Iñárritu è un esordio duro, violento, disincantato, rabbioso, amaro, disperato. Aggettivi che per il regista costituiscono i tasselli del puzzle di una megalopoli, Città del Messico, che ha tante contraddizioni quanti sono i suoi oltre venti milioni di abitanti. Una pentola a pressione pronta e esplodere, sotto il peso delle diseguaglianze sociali, certo, ma non solo. Perché è soprattutto di infelicità e drammi personali che ci parla Iñárritu. Drammi a cui la città, impressa nella livida e straziante fotografia di Rodrigo Prieto, fa da catalizzatore. Basta uno scherzo del destino per far sì che le vite così diverse e distanti dei tre protagonisti si incrocino, cambiando per sempre il loro corso. Non potrebbe esserci niente di più lontano delle esistenze patinate, ricche, facili di Daniel e Valeria e quelle sbandate e violente di Octavio, Ramiro e Susana. Eppure, come in una macabra e inconsapevole vendetta proletaria, le une porteranno la tragedia nelle altre. Proprio nel giorno in cui tutti sono convinti che la felicità sia finalmente a portata di mano, un evento fortuito li accomunerà nella disfatta. Fantasmagorica e oscura presenza costante dei primi due episodi è il protagonista del terzo, il borghese-proletario che ha tentato una sintesi impossibile tra due mondi inconciliabili. Mondi uniti soltanto dall'amore - malato - per i cani e dal senso di abbandono. Storie di amori "cani", amori "bastardi", che si compongono in un beffardo e atroce destino. Tasselli di vite che il regista incastra in un unica e definitiva perdita dell'innocenza.
Un'esplosione di dolore cieco, aberrante, insensato, che Iñárritu condensa nelle disturbanti scene dei combattimenti tra cani di padroni rabbiosi. Non è allora un caso se l'episodio più forte, impattante e cinematograficamente meglio riuscito dei tre che compongono il film è il primo, quello dove si consuma il tentativo di riscatto sociale e sentimentale del giovane Octavio, interpretato da un esordiente Gael García Bernal, che riempie e ruba la scena con la sua tenerezza testarda e una debordante sensualità. Il mondo violento e sbandato che abita con la fragile e divisa Susana - sua personale ma flebile speranza di redenzione - è sbattuto dal regista al centro di un'inquadratura stretta, sporca, angustiante, che toglie il fiato come un prolungato annaspare negli abissi. Il ritmo, i palpiti e i rigurgiti di questo primo capitolo non lasciano tregua. Gli altri due risentono in parte di una maggiore rigidità dell'intreccio e di una lieve tendenza al melodramma, che stemperano la dirompente carica di spontaneità incontrollata del primo episodio. Ma la direzione attoriale è sempre perfetta e la tenuta complessiva del film è notevole, reggendo anche la complessità della sceneggiatura scritta dall'ottimo Guillermo Arriaga. In definitiva, una prova generale più che riuscita, per un pool di talenti al servizio della macchina da presa, che sarebbero tornati presto a turbare e affascinare.

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Un film che morde.
Recensione di Giancarlo Zappoli

Città del Messico. Octavio tenta di scappare con Susana, sua cognata, portandosi dietro anche il cane Cofi che può servire per portare a casa qualche soldo in più. Daniel lascia la famiglia per iniziare una nuova vita con la modella Valeria che, nel giorno in cui dovrebbe cominciare a stare con lui, è vittima di un grave incidente. Lì sopraggiunge El Chivo, un ex guerrigliero comunista uscito dal carcere e abile come sicario. L'uomo trova Cofi che sta morendo e lo porta con sé per guarirlo. Presentato nella Settimana della Critica a Cannes dove ha mietuto consensi così come ai Festival di Bogotà, Chicago, Tokio, Los Angeles ed Edimburgo, è giunto ora alla nomination agli Oscar come miglior film straniero. Si tratta di un'opera prima molto dura in cui, come dichiara il regista, "è rappresentato tutto il peggio" di una megalopoli come Città del Messico che ha 21 milioni di abitanti. Il ritmo e l'intensità sul piano visivo sono sintetizzati da una regia che immerge lo spettatore immediatamente nell'azione. Egoismo, speranza e tradimento si fondono e confondono in un mélo sopra le righe. Come ha scritto la critica francese si tratta di un film realizzato "non con il cuore ma con la pancia". Siamo d'accordo.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 2 novembre 2010
mario_platonov

Le trame “a episodi” corrono sempre il rischio di risultare sfilacciate, di presentare spezzoni troppi distanti gli uni degli altri con il risultato di costruire tanti piccoli film senza filo conduttore. Le tre storie di Amores Perros sembrano molto distanti tra loro, accomunate solo da una cruda rappresentazione di legami personali corrotti o violenti tra amanti, fratelli, padri e figlie, [...] Vai alla recensione »

Frasi
A quei tempi credevo che ci fossero cose più importanti che stare con mia moglie e con mia figlia. Volevo creare un mondo senza ingiustizie per condividerlo con te. Non ci sono riuscito, come avrai notato.
Una frase di El Chivo (Emilio Echevarria)
dal film Amores perros - a cura di Daniela
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

Città del Messico, la megalopoli spietata, sconfinata e sovrappopolata (oltre 11 milioni di abitanti tra centro e immediati dintorni) capitale del Messico, uno fra i grandi agglomerati urbani del continente americano e del mondo, mix di violenza, sottosviluppo, desolazione e energia, è il luogo dove si svolgono le tre storie di Amores perros ( Amori cani), film molto interessante, duro e originale [...] Vai alla recensione »

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