La seconda guerra civile americana

Consigliato assolutamente no!
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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 critican.d.
 pubblicon.d.
James Coburn
James Coburn 31 Agosto 1928 Interpreta Jack Buchan
Elizabeth Peña Beau Bridges
Beau Bridges (78 anni) 9 Dicembre 1941 Interpreta Governatore Tim Farley
James Earl Jones
James Earl Jones (89 anni) 17 Gennaio 1931 Interpreta Jim Calla
Joanna Cassidy
Joanna Cassidy (74 anni) 2 Agosto 1945 Interpreta Helena Newman
Phil Hartman
Phil Hartman 24 Settembre 1948 Interpreta Il presidente
Comicità corrosiva con grandi mezzi se si considera che è prodotto dalla tv via cavo HBO. Futuro prossimo negli USA, con un miliardo di immigrati che ...
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Fantafilm
cento anni di cinema di fantascienza

Il crescente divario tra paesi ricchi e paesi poveri, gli ininterrotti flussi dell'emigrazione, il sovrappopolamento, i problemi di ordine interno, ridisegnano, in un prossimo futuro, gli equilibri politici internazionali chiamando le grandi democrazie a nuove e drammatiche responsabilità. All'arrivo di un folto gruppo di orfani pakistani sfuggiti alla guerra che infuria con l'India, il governatore dell'Idaho, dovendo rispondere all'elettorato conservatore che lo ha appena portato al successo, decide di chiudere le frontiere. Il presidente degli Stati Uniti, consigliato da Jack Buchan, addetto alle pubbliche relazioni, lancia un ultimatum contro l'amministratore ribelle aprendo una crisi dalle imprevedibili conseguenze. L'emittente televisiva NewsNet mobilita cameramen e reporter per seguire la cronaca in diretta ed il pubblico segue con trepidazione, da un lato, il rifiuto del governatore di correggere la propria politica e, dall'altro, il risveglio di svariati gruppi nazionalisti che sbandierano il diritto all'autonomia: la guardia nazionale si schiera sul confine dell'Idaho pronta a dar battaglia ed ovunque si profila lo spettro della secessione. Mentre la seconda guerra civile americana sta, forse, per scoppiare, il governatore si preoccupa soltanto di venire a capo della turbolenta relazione extraconiugale con Helena Newman, inviata della NewsNet, che, per colmo dell'ironia, è di origini messicane... Il governo deve decidere il da farsi al più presto poiché sa che la gente è incollata ai televisori e che allo scoccare dell'ultimatum deve andare in onda l'imperdibile puntata di un'avvincente soap opera.
Negli Stati Uniti, la politica è scaduta a furiosa propaganda elettorale, i militari seguono il prestigio della carriera primeggiando nell'insulto verbale, gli immigrati della prima ora si rivelano razzisti dell'ultima ora, i giornalisti inseguono l'effimera gloria quotidiana della diretta, l'opinione pubblica è instradata e sballottata sui binari di una informazione manipolata. L'identità nazionale non esiste, la bandiera è il simulacro di campanilismi che il tempo ha soltanto assopito, i governi locali e la Casa Bianca sono nelle mani di uomini privi di personalità, dignità morale e di buon senso. Parafrasando lo slogan del governatore dell'Idaho contro l'immigrazione, si potrebbe dire che il film è "come l'America potrebbe essere" per Joe Dante: una polveriera pronta ad esplodere al minimo pretesto, ma che (forse e per fortuna) per le sue stesse irrisolvibili contraddizioni, non esploderà mai.Sulla scorta di una buona sceneggiatura di Martyn Burke e con la collaborazione del produttore Barry Levinson (apprezzato regista di Rain Man e Wag the Dog), Joe Dante costruisce il suo sarcastico "Dottor Stranamore" giocando tra caricature e verità, situazioni paradossali e lucida analisi sociologica. Il risultato fa riflettere. Merito anche di un cast notevole nel quale Beau Bridges (il governatore), Phil Hartman (il presidente), James Coburn (il suo consigliere) non oscurano le prove degli altri comprimari. Originariamente prodotto per la TV via cavo e distribuito, successivamente, nelle sale, il film è stato presentato in Italia al Festival di Venezia del 1997.

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Premi e nomination La seconda guerra civile americana Fantafilm cento anni di cinema di fantascienza
La seconda guerra civile americana recensione dal dizionario Farinotti
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di Lietta Tornabuoni La Stampa

Il presidente degli Stati Uniti è uno scemo che tenta di cavarsela chiacchierando molto e facendo nulla. Il governatore dell'Idaho è un irresponsabile parafascista sentimentale. La Statua della Libertà esplode e va in pezzi. Salta in aria a San Antonio nel Texas la venerata riproduzione dello storico forte di Alamo. Il massmediologo presidenziale sentenzia: "Gli americani votano più per il fumo che per l'arrosto". La guerra nasce da un episodio irrisorio, da un equivoco, semina morti e dura una settimana. »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Onnipotente e onnipresente tv, che cosa non si fa per te: perfino un conflitto armato, se questo può far bene all'audience! Il momento forse più (angosciantemente) divertente di La seconda guerra civile americana, di Joe Dante, coincide con l'ultimatum dato dal Presidente degli Stati Uniti ai ribelli secessionisti dell'Idaho. I quali si trovano ad avere non 72 ore di tempo per rispondere, come logica vorrebbe (tre giorni), bensì 67 ore e mezza, proprio perché la drammatica vicenda non vada a sovrapporsi con la più seguita soap opera Usa. »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

«I migliori affondano nel dubbio, mentre i peggiori sono pieni d'incrollabile fervore»: così dice la voce fuori campo di Jim Calla (James Earl Jones), il solo che non sia narrato con disprezzo feroce, tra gli innumerevoli protagonisti e comprimari di La seconda guerra civile americana (The Second Civil War, Usa, 1997). L'amara considerazione basterebbe, da sola, a confutare una lettura puramente critico-televisiva del film. Certo, lo sceneggiatore Martyn Burke e il regista Joe Dante - lo stesso di Matinée (1993), ricostruzione sarcastica delle ipocrisie a proposito della Bomba nei primi anni Sessanta - descrivono i meccanismi "alla Cnn" di un'informazione che surroga la realtà. »

di Paolo Boschi

Film molto interessante e girato a ritmo di zapping in una storia dalla trama complessa e animata da uno stuolo di ottimi attori. L'ambientazione descrive un possibile futuro prossimo in cui lo slancio demografico e la comunicazione in rete hanno reso il mondo sempre più piccolo: la storia vede l'insorgere di un conflitto armato, nato - come spesso è accaduto - da un fatto minore. A innescare la vicenda è il rifiuto d'asilo a un gruppo di bambini, profughi pakistani, da parte del governatore dell'Idaho, una sorta di Bossi americano; quando il presidente gli ordina di aprire le frontiere, si scatena la guerra civile, e in breve sono molti gli stati che ne seguono l'esempio. »

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