| Anno | 1998 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Enzo d'Alò |
| Attori | Carlo Verdone, Antonio Albanese, Paola Tedesco, Luca Biagini, Roberto Ciufoli . |
| Uscita | giovedì 21 marzo 2019 |
| Tag | Da vedere 1998 |
| Distribuzione | CG Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,38 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 marzo 2019
Kengah é una gabbiana in punto di morte che riesce ad affidare il proprio uovo al gatto Zorba strappandogli tre promesse: quella di non mangiare l'uovo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro. In Italia al Box Office La gabbianella e il gatto ha incassato 6,3 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Di ritorno da una zuffa con dei malvagi topi di fogna, determinati ad imporsi come la specie che controllerà la città, il gatto Zorba s'imbatte in una giovane gabbiana, Kengah, avvelenata dal petrolio. In fin di vita, l'uccello affida il proprio uovo a Zorba, strappandogli tre promesse: non mangiarlo, averne cura fino a quando si schiuderà, e insegnare al piccolo a volare. Zorba, che è un gentilgatto, battezza la gabbianella neonata col nome di Fortunata e la alleva e protegge con la complicità della sua banda di felini. Ma manca ancora qualcosa per dare a "Fifì" l'opportunità di spiccare il volo: un umano che sia in grado di capire il linguaggio di chi è diverso e non spaventarsi né mirare ad approfittarne. La figlia di un poeta si rivelerà adatta al difficile scopo: una bambina abituata ad ascoltare il suono delle parole senza pregiudizi e a far rimare tra loro elementi diversi ma tutti appartenenti alla ricchezza del mondo.
Primo e insuperato successo dell'animazione italiana nel mondo, il secondo lungometraggio di Enzo D'Alò resiste al tempo con la leggerezza di una barchetta di carta sull'acqua: una piccola magia che si rinnova in ogni epoca, perché ha un messaggio per tutti.
Meno schiacciato dall'intento pedagogico rispetto ad altri lavori (nonostante "La storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Luis Sepúlveda sia diventato un classico istantaneo per le scuole fin dal primo momento della sua uscita per la Adriano Salani nel 1996), il film cattura la confusione emotiva dell'infanzia, nel rapporto tra il cucciolo del gruppo, Pallino, e la gabbianella Fifì, così come la tesa tenerezza delle prime effusioni amorose, tra Zorba e la gatta Bubolina, o ancora la dimensione del nido domestico, nei pomeriggi in casa di Nina col padre (e che bello, ancora, quell'inizio, con la voce di Sepúlveda che mescola esotismo e uova al tegamino).
Basta una metafora per dire i danni del petrolio sull'ambiente ("la maledizione degli umani"), una trovata degna di Ulisse per respingere l'agguato dei ratti, una canzone che entra nelle orecchie e ci rimane per raccontare che famiglia è chi si sceglie e si sorregge ("Siamo gatti" di Samuele Bersani), ma un buon genitore è anche chi ti spinge a trovare te stesso, per quanto diverso da lui tu possa essere.
Una favola sull'integrazione e sulla bellezza e la complementarietà della diversità, che mescola non a caso diversi stili, appassiona e commuove, e portò il meritato successo ad un talento indiscutibile dell'animazione italiana. Perché "vola solo chi osa farlo".
La gabbianella e il gatto è tratto da 'Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare' di Luis Sepúlveda, ed è il secondo lungometraggio d'animazione di D'Alò dopo La freccia azzurra. È un apologo sul rispetto delle diversità. Riprende un elemento tipico di tante leggende, fiabe, favole, quello dei cuccioli allevati da adulti di un'altra specie. Inizia con la morte della gabbiana Kengah, che depone l'uovo da cui nasce la gabbianella: con la deposizione dell'uovo si ha un primo distacco, quello dal genitore naturale. Poi la gabbianella vede nel gatto Zorba la madre naturale e nel finale lo riconosce come padre acquisito, spicca il volo dal campanile, si separa da Zorba: con il volo, abbiamo un secondo distacco, quello dal padre acquisito, dalla crescita assistita, il passaggio all'indipendenza. Il primo distacco corrisponde a una nascita naturale; il secondo a una rinascita voluta, conquistata.
Abbiamo poi il tema del contrasto tra gruppi basati sulla democrazia e sul rispetto delle differenze (i gatti) e gruppi basati sul totalitarismo e sull'odio per le differenze (i topi).
Tra i gatti non c'è gerarchia né capo indiscusso; il gruppo è formato da tante individualità diverse: ogni individualità è libera di esternare le proprie caratteristiche e porta nel gruppo le proprie idee, conoscenze, capacità, uniche e perciò preziose; i gatti risolvono i problemi grazie alla collaborazione tra diverse individualità; sul piano grafico sono segnati da caratteristiche fisiche simili ma riconoscibili.
Il gruppo dei topi è fondato sulla cancellazione delle differenze, sui rapporti di forza; i topi sono tutti uguali, indistinguibili: è un'uguaglianza che non ammette diversità; i topi non esternano capacità, pensieri autonomi, non hanno libertà di espressione. Nel film l'Uomo è visto come sfruttatore e distruttore della Natura e della sua bellezza. Il Poeta si differenzia dagli altri uomini poiché crede che tutti gli esseri viventi abbiano un'anima - e perciò li rispetta e li ama tutti - e perché celebra con l'arte la bellezza di tutto ciò che esiste.
Il gatto Diderot, che prende il nome dal filosofo Denis Diderot, vive in una biblioteca abbandonata, in cui è raccolta un'enciclopedia cui ricorre per ogni dilemma. Il riferimento a Diderot è marcato: Diderot progettò e diresse l'Encycloplédie (1751-72), opera di conservazione e trasmissione della conoscenza, di summa e bilancio del sapere, di rinnovamento della cultura e della società.
In una città della Germania , dei gatti sono in conflitto con una fazione di ratti numerosi giudati dal Grande Topo , che hanno l' obiettivo di cambiare la loro vita , cessando di rimanere nascosti nelle felice fogne , e durante il loro attacco , i gatti non riescono a raggiungere il loro obiettivo, e il loro conflitto resta aperto , e nel frattempo, una nave urta una petroliera [...] Vai alla recensione »
C'era una volta una macchia nera che galleggiava vicino al porto. Mamma gabbiano, di ritorno dalla sua prima migrazione, si tuffò tra le onde a caccia di sardine; e ne uscì imbevuta di pece e petrolio come quel suo parente mediorientale immortalato anni fa da una foto scattata durante la Guerra del Golfo. Nella sventura, a mamma gabbiano toccò in sorte un felino per amico.