Una poesia sui ricordi, la fantasia, l’essere figli e genitori. GUARDA ORA IL FILM »
Quando un film d’animazione supera età e tempo. Una barca in giardino tocca corde così intime e universali da non avere bisogno di uno sguardo infantile per essere compreso. Anzi, è una poesia che risuona soprattutto negli adulti, quando il tempo della fantasia si è fatto più lontano, e proprio per questo ancora più prezioso.
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A regalarci questo insegnamento è Jean-François Laguionie, regista classe 1939 che scava nella sua biografia per potarci indietro nel tempo nella Francia del dopoguerra. L'undicenne François vive con la madre Geneviève e il padre adottivo Pierre. Un giorno scopre che Pierre, al quale è molto affezionato, nonostante sia un uomo serissimo e rigido, ha cominciato a costruire in giardino la replica della Spray, la leggendaria barca a vela sulla quale nel 1895 il marinaio Joshua Slocum completò per primo il giro del mondo in solitaria. Per François è la scoperta di un mondo e, attraverso le avventure del vero Slocum, dell'inizio di un nuovo rapporto con il padre che coincide con il passaggio all'adolescenza e dunque con l'addio a un pezzo della sua vita.
Il film intreccia dunque due percorsi: il delicato rapporto in costruzione tra padre e figlio e le avventure di Slocum, che prendono vita nella fervida immaginazione di François. Un doppio binario tra realtà e immaginazione che ci accompagna fino alle fine dell’infanzia.
Con tutta la saggezza di un maestro, il regista riesce a trasmettere l’amarezza del tempo perduto e insieme la leggerezza di un cinema che rifugge ogni moda: non solo quella dell'infantilizzazione del genere animato, ma anche quella del racconto di formazione come unico modo per raccontare l’adolescenza.
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