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Biancaneve e i sette nani, da sempre per sempre

Il film di Walt Disney è una costante che ci soccorre da quasi un secolo, un’opera che ha segnato le vicende del pianeta nel Novecento.
di Pino Farinotti

lunedì 5 gennaio 2026 - Focus

Che Biancaneve e i sette nani (1937) sia stato trasmesso da Rai1, la rete nazionale più importante, il primo dell’anno in prima serata, è un segnale da rilevare. Conosciamo bene tutti i disastri che trasmettono in questa epoca le emittenti, il periodo delle feste non è stato risparmiato. Ed ecco che la Rai offre qualcosa di bello e buono, rassicurante, un deterrente opportuno. Quel film di Walt Disney è una costante che ci soccorre da quasi un secolo. E non è solo evasione, è un’opera che ha segnato le grandi, e meno grandi, vicende del pianeta, nel Novecento. Inizio dal paese di nascita del film. Nei primi anni trenta quando l’America e il resto del mondo soffrivano della famosa crisi economica, il presidente Roosevelt (longevissimo, quattro volte eletto) accettò di buon grado che Hollywood giocasse il suo ruolo primario, quello di fabbrica dei sogni, quello di grande-anestetico-per-il-momento. Astaire-Rogers e Walt Disney furono i maggiori eroi di quel momento. I due ballerini nerobiancovestiti, erano agili come schizzi, eleganti più dei cigni, sorridenti a oltranza, affrancati dell'eterno happy end e cantavano le canzoni, sempre felici, dei più grandi compositori, Gershwin, Kern, Porter, Berlin, Rogers e Hart. Che accademia della gioia di vivere! Necessaria per aspettare tempi migliori. E i sette Nani si alzavano all’alba, scavavano diamanti grossi come mele, già tagliati, a sacchi, Cucciolo chiudeva a chiave la porta del forziere e la appendeva a un chiodo esterno. Tornavano a casa al tramonto stanchi e felici, cantando, e vivevano come se fossero poveri. Era la trionfale metafora dell’avere ed essere: i diamanti, la ricchezza? Chi se ne frega, valgo io e sto bene in povertà. In attesa del nuovo benessere, che certamente verrà. Tutto questo funzionava.

Biancaneve e i sette nani. (Snow White and the Seven Dwarfs). Il film. Regia di David Hand. La perfida regina ordina al suo cacciatore di uccidere Biancaneve che lo specchio parlante ha definito la più bella del reame. La ragazza fugge. Guidata dagli animaletti del bosco, arriva alla casa dei sette nani. Eolo, Mammolo, Pisolo, Brontolo, Dotto, Gongolo e Cucciolo la accolgono e la proteggono. Quando la regina, trasformatasi in strega, arriva per ucciderla, i nanetti inseguono la cattiva che precipita da un burrone. Biancaneve, vegliata dai suoi amici come morta, torna in vita quando viene baciata dal giovane principe innamorato. Primo lungometraggio di Walt Disney, pietra miliare della comunicazione del Novecento. Uno dei titoli che fanno parte della leggenda vivente del cinema. Facile, infantile, sentimentale, dolciastro, ma solo apparentemente. In realtà il film portava in sé precisi significati, anche molto seri (per esempio l’iperattività dei nani, in un momento in cui l’America si dibatteva ancora nella crisi economica) e comunque recava messaggi di allegria non gratuita, conquistata con fatica e dolore: la terribile lotta con la strega. Successivamente i cartoni di Disney sono stati perfezionati, sino ad arrivare alle ultime quasi incredibili performance de La Sirenetta, La bella e la bestia, Aladdin e Il re leone, ma la spontaneità, la dolcezza e la magia di quei disegni restano irripetibili. La Disney, infatti, nei decenni ha difeso a oltranza Biancaneve negando i diritti alla televisione e “cedendo” solo dopo anni all’home video. Vanno ricordati alcuni nomi importanti: Joe Grant e Albert Hurter autori dei bozzetti; Frank Churchill, Leigh Harline e Paul Smith che scrissero le canzoni. L’abbrivio del film, ha dato vita alla “cultura” dei sette nani senza soluzione di continuità attraverso un merchandising capillare e globale (figurine, giocattoli, abbigliamento, oggetti eccetera) e innescando un’altra vera e propria cultura dell’imitazione. Un’unica citazione di getto, quell’incanto musicale che è Sette spose per sette fratelli. Naturalmente una certa parte della critica non ha mancato di sviscerare gli aspetti deteriori del film guardandosi bene dal canonizzarlo in qualche classifica. Scrive Georges Sadoul: «...Le scene poetiche e sentimentali erano caratterizzate da un cattivo gusto pesante, misto di kitsch e cartoline di Natale; i due personaggi centrali erano scialbi e senza rilievo...». Erano talmente scialbi e privi di rilievo che sono diventati un mito continuo. È anche vero che il lungometraggio fu a suo tempo proibito nei paesi scandinavi perché “terrorizzante” nella figura della strega. Significa che il messaggio non era poi solo natalizio. Biancaneve ha raccolto intorno a sé cinque generazioni di famiglie, tutte con la stessa felicità e commozione


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