Una corposa selezione da tutto il mondo per 10 giorni di documentari su MYmovies. Dal 4 giugno.
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di Tommaso Tocci
Come di consueto, le strade della vita e dei personaggi del reale tutti da raccontare passano per Bologna in questo periodo dell’anno. Dal 4 al 14 giugno, il Biografilm torna con la diciassettesima edizione, che si terrà in città ma anche online, a disposizione degli abbonati (e anche di spettatori singoli) sulla piattaforma online di MYmovies.
Il programma è molto nutrito, con diverse sezioni corpose e dedicate ad aspetti complementari del cinema che celebra le storie di personaggi, veri o di finzione, che hanno bisogno di essere raccontate nel mondo di oggi. Si parte dal Concorso internazionale, rappresentazione per eccellenza della mission del festival bolognese. Dodici documentari internazionali, tra cui cinque opere prime, spesso incentrati su imprese che trascendono i confini o i sistemi di oppressione politica. Come quelle collettive in Bielorussia, con una delle rivolte più importanti degli ultimi anni, ben documentata in Courage di Aliaksei Paluyan. O quelle individuali di The other side of the river, su una ragazza curda che “prende le armi” per proteggere altre donne nei territori infestati dall’Isis. La sfida al potere è a volte letterale, come in President (regia di Camilla Nielsson) che racconta le elezioni in Zimbabwe del 2018, le prime dopo una lunga dittatura.
Titoli di primo piano si annidano anche nella sezione Larger than fiction, in cui finzione e documentario si ibridano alla ricerca dell’essenza del reale, attraverso linguaggi narrativi insoliti. Allons enfants in particolare merita una segnalazione dopo un passaggio alla Mostra del cinema di Venezia. Girato da un italiano di base in Francia, Giovanni Aloi, il film prende l’immagine dei militari in servizio attivo di protezione nelle città e ne estrae tutto il carico di significato surreale e straniante che essa si porta dentro. Anche District Terminal è da non perdere, con la sua visione distopica della vita di un poeta in Iran, in un futuro fatto comunque di miseria e di oppressione. E poi Bliss, con il suo spaccato di vita berlinese ultra-contemporaneo, e una storia di attrazione tra due sex worker, a opera della regista Henrika Kull.
Contemporary Lives è invece un caleidoscopio di frammenti che insieme danno un quadro delle sfide del contemporaneo. Documentari su temi sociali, politici, civili, in grande e in piccolo. Le frontiere dell’essere sociale&digitale sono esplorate in titoli come Searchers (di Pacho Velez), un grande censimento-ritratto delle mille esperienze d’uso delle dating app, e come Dear Hacker (Alice Lenay) che con leggerezza affronta i timori e le angosce di una vita digitale troppo facile da hackerare. C’è poi la dolente attualità, che ci richiede più che mai di osservare testimonianze come quella di Skies above Hebron, sulle condizioni di giovani protagonisti palestinesi. Senza dimenticare le lotte di Hong Kong, la cui famosa e prolungata rivolta viene immortalata in Inside the Red Brick Wall con gli scontri tra studenti e polizia. Presente anche la Corea del Nord, con Mads Brügger che in The Mole racconta la storia improbabile di un attempato danese che riesce a infiltrare la cortina di sicurezza che circonda il paese.
Tra tante escursioni nei temi più caldi della società globale, a Biografilm c’è anche una sezione tutta italiana. Tra i documentari di Biografilm Italia si trova di nuovo l’attualità più urgente, come quella di Io resto, in cui Michele Aiello documenta la realtà degli ospedali durante la pandemia attraverso i rapporti tra medici e pazienti. Ma anche uno sguardo inusuale sui temi della memoria e del ricordo, come Dove danzeremo domani? che racconta una storia d’amore tra una donna ebrea e un militare italiano nel mezzo della seconda guerra mondiale, o in The Blunder of Love, che si inserisce nella ricca tradizione documentaria come veicolo dell’esplorazione familiare, indietro nelle generazioni. E poi i tassidermisti di This second life, che preservano ciò che era in modo ancor più letterale, o la storia di un paesino in Liguria segnato da un passato industriale che non c’è più, in Fantasmi a Ferrania di Diego Scarponi. Da segnalare poi il lavoro di Alessandro Redaelli sull’ambiente del videogioco in Italia, un tema ancora poco esplorato a livello mediatico e che qui emerge attraverso i ritratti di chi i videogiochi li fa, li consuma, o li usa professionalmente.
Infine Biografilm Art&Music, con 21 documentari sull’arte e sugli artisti. Da Marina Abramovic che è il soggetto di 512 Hours, a David Bowie in Stardust, o Giovanni Boldini in Giovanni Boldini. Il piacere. Story of the artist. Ma anche l’arte meno conosciuta, come la musica iraniana di Un blues para Teherán o la figura di Connie Converse, cantautrice americana degli anni cinquanta poi scomparsa e ricordata in Talking Like Her. E perfino l’arte estemporanea, collettiva, senza nomi di Tuning, su un pianoforte nel mezzo di una stazione ferroviaria e su chi si ferma a suonarlo.