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Letteratura e cinema, cambiano i rapporti

Fra litigi, marketing, premi immeritati, qualità che non c'è più.
di Pino Farinotti

Affair Premio Strega

lunedì 5 luglio 2010 - Focus

Affair Premio Strega
Lo spunto mi viene dall'affair Premio Strega. L'edizione 2010 è stata vinta da Antonio Pennacchi, con Canale Mussolini, edito dalla Mondadori. Non entro nel merito della qualità del libro, merito che però può essere desunto dalle diversità di opinioni. Lo dico in questo modo, con un solo esempio univoco: Ferito a Morte, di Raffaele la Capria, vincitore dello strega nel '61, mise tutti d'accordo. Certo sono tornato molto indietro nel tempo, ma per la nostra letteratura, così come per il cinema, davvero occorre... tornare indietro. Canale Mussolini è stato dunque contestato, secondo una dialettica scic e sterile, inutile e selezionata, fra direttori editoriali, critici, ex vincitori dello Strega, scrittori concorrenti. Tam tam di arte debole. Emerge che il romanzo avrebbe vinto solo per la potenza della Casa editrice, al suo quarto successo in quattro anni. E il libro dov'è? Il piacere dei lettori dov'è? Prevale il litigio, magari lo scandalo, tutta roba che farà, presumibilmente, vendere qualche copia in più. È la pratica di altri prodotti, come i film e i programmi televisivi, come i grandi fratelli e le isole, o il calcio parlato, che vengono "urlati" nel talk. La letteratura, si pensava, io pensavo, che potesse salvarsi, invece no. Da sempre dico che il libro prevale, per profondità, per radice, per possibilità, per dotazione, sul film. Ma anche questa certezza, a forza di ... marketing, va sbiadendo.

Paradossale
Sembra paradossale, ma di questi tempi, è stato proprio il cinema a rappresentare la letteratura con onestà, senza preoccuparsi di spettacolo o di mediazioni. C'era l'idea su di un poeta e sulla poesia e Jane Campion, col suo Bright Star, ha percorso la sua strada, semplicemente privilegiando la poesia. Raccontando la vita di John Keats, il grande poeta inglese, non ha solo stralciato gli aspetti dolenti, romantici, insomma cinematografici, di quella vita, ma ha costruito la storia sulla poesia, letterale, con sonetti e poemi recitati, a coprire molta parte del racconto. È un inedito. Keats, londinese, morì a Roma, nel 1821 a 26 anni, di tubercolosi. Il film racconta i due momenti fondamentali del poeta, l'amore per Fanny Brawne, intensissimo ma irrisolto: lui, senza un patrimonio e lei, di buona famiglia borghese con tutte le convenzioni del caso, a cominciare ... dal patrimonio. La malattia che portò John a dipendere da tutti, lui, capace di ripagare solo col genio e coi poemi. Gli amici fecero una colletta per mandarlo nel clima italiano, sperando che si salvasse. E poi c'è naturalmente il terzo momento, che è la poesia. Trasversale e radicale. Recitata a lungo: un verso di lui e uno di lei, come in un dialogo tanto nobile che andrebbe disperso se non ci fossero i pochi. Certo la Campion sa rappresentare quel contesto di contorno, che le è congeniale. La contaminazione è descritta da Marianna Cappi, a sua volta poetica alla Keats, nel suo intervento su MYmovies: "tra gli interstizi di un rituale quotidiano allegramente rigido, fatto di lezioni di danza nel salotto di casa, di passeggiate e danze e ruoli precisi, tra le mura stesse della casa, dove regna l'ordine e la cura, irrompe la vertigine che il poeta domanda e suscita; il desiderio di un per sempre, che nella vicenda di Keats passa dal verbo alla carne e trova l'eternità."

Meritorio
Un tentativo meritorio di promozione di poesia lo dobbiamo a Michele Placido che nel 2002 ha diretto Un viaggio chiamato amore, storia della passione fra Dino Campana e Sibilla Aleramo. La poesia di Campana, vissuto un secolo dopo Keats era intensa e meno raffinata di quella del poeta inglese, e il film privilegia quella storia d'amore, certo non irrisolta, del poeta fiorentino con Sibilla. Un amore allora definito, con termine certo non improprio, tempestoso. Il film punta su quella tempesta più che sui versi. Accadde che i testi di Campana, grazie a quella promozione, vennero riscoperti, forse scoperti, da un pubblico più vasto di quello dedito ai versi. Anche i poemi di Keats stanno tornando sui bancali delle librerie. A volte il cinema può servire per una buona causa. La dedizione della Campion alla poesia, in primo piano rispetto all'attenzione allo spettacolo e al botteghino, è davvero preziosa. Il cinema non ha i tempi della poesia, della lettura dei versi, è un adattamento anomalo. L'utente non ha quella pazienza. Per questo Jane Campion è un eroe, lei che ha coperto minuti e minuti di immagini con parole, anche se parole nobili. I titoli di fondo, lunghi, non hanno il tappeto della colonna sonora, ma quello di un poema integrale, dove viene citato il suono di un altro sortilegio della letteratura, "tenera è la notte".

The Reader
Un film coraggioso, di qualità alta e importante per la contaminazione è The Reader, del 2008, di Stephen Daldry, con Kate Winslet e Ralph Fiennes. Ho dedicato a quel film un servizio dal titolo "Quando il libro è attore." Uno stralcio: "in The Reader la letteratura, lo scritto, la parola, agiscono come 'attori'. La Winslet è Hanna, che negli anni Sessanta seduce il 17enne, ma già maturetto, Michael. La donna, analfabeta ma non lo vuol far sapere, chiede al ragazzo di leggerle dei libri. Si comincia con l'Odissea. Musa, quell'uom di multiforme ingegno / Dimmi, che molto errò, poich'ebbe a terra / Gittate d'Ilïon le sacre Torri; / Che città vide molte e delle genti / L'indol conobbe; che sovr'esso il mare / Molti dentro nel cor sofferse affanni/, Durante la lettura il film si ferma, per rispetto, per sortilegio, per... Omero. È in quel momento che le due 'forme' si trovano l'una di fronte all'altra. Il confronto è impietoso, i versi annientano il cinema. Va detto che il confronto è proditoriamente impari, infatti è in scena l'Odissea, l'opera cioè che una prevalente corrente di pensiero considera il vertice della letteratura di ogni tempo. Altro che rispetto."

I film e i libri come reciproco soccorso. È un'indicazione e un auspicio, a volte accade. La letteratura, arte nobile, dovrebbe essere maestra, il cinema dovrebbe seguire. Che sia il cinema a proporre e a prevalere è un segnale di cambiamento di chimica. Quanto bello, non lo so.

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