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diziani
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sabato 14 gennaio 2012
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tanto rumore per nulla
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Passato in sordina all'ultima mostra cinematografica di Venezia , la talpa, di Tomas Alfredson è un thriller che non ha nessuna delle caratteristiche tipiche del genere. Non aspettatevi l'azione , inseguimenti, movimento, la talpa è un film che punta sugli aspetti meno appariscenti della vicenda e in gran parte basato sul dialogo, forse un'opera più adatta a una messa in scena teatrale che a una sala cinematografica. Tratto dal romanzo di John le Carrè l'opera si concentra su un periodo storico molto teso ni rapporti internazionali, quello della Guerra Fredda. Di mezzo c'è una presunta talpa , un infiltrato nei servizi segreti britannici che sta dalla parte dei sovietici e che potrebbe incrinare i preziosi rapporti di amicizia che ci sono tra il Regno Unito e i cugini d'oltreoceano .
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Passato in sordina all'ultima mostra cinematografica di Venezia , la talpa, di Tomas Alfredson è un thriller che non ha nessuna delle caratteristiche tipiche del genere. Non aspettatevi l'azione , inseguimenti, movimento, la talpa è un film che punta sugli aspetti meno appariscenti della vicenda e in gran parte basato sul dialogo, forse un'opera più adatta a una messa in scena teatrale che a una sala cinematografica. Tratto dal romanzo di John le Carrè l'opera si concentra su un periodo storico molto teso ni rapporti internazionali, quello della Guerra Fredda. Di mezzo c'è una presunta talpa , un infiltrato nei servizi segreti britannici che sta dalla parte dei sovietici e che potrebbe incrinare i preziosi rapporti di amicizia che ci sono tra il Regno Unito e i cugini d'oltreoceano . L'incarico di stanare la talpa viene affidato a George Smiley che mettendosi sulla pista lasciatagli dal suo superiore dal nome in codice Controllo , si muove con astuzia in mezzo alle difficili trame nascoste dei servizi segreti. Un film più teatrale che cinematografico, dicevamo, infatti quello che manca a questa opera è l'azione e il ritmo che caratterizza solitamente i film di spionaggio. Il regista, per altro, non fa nulla per condire il suo lavoro con un po' di sana suspense che tenga lo spettatore, per quanto poco, incollato alla sedia, per cui il prodotto che ne risulta alla fine è poco coinvolgente e ancor meno interessante anche agli occhi di uno spettatore ben disposto e volenteroso . Tutto sommato le atmosfere grige e ovattate che si respirano dall'inizio alla fine grazie a un perfetto controllo della fotografia finiscono per influire sull'andamento dell'opera, il resto lo fa la storia , una tipica vicenda di spie ambientata nel periodo della guerra fredda, interessante quanto si vuole ma oggi decisamente un po' fuori dal tempo. Nostalgico come tutti i film di spionaggio girati dopo la caduta del muro di Berlino il lavoro ha un andamento ellittico e misterioso, freddo e quasi scostante e al di là dei colpi di scena e di un paio di momenti ad effetto il tutto si trascina abbastanza stancamente verso la conclusione. La sensazione che si ha alla fine è quella di un film non concluso, incompiuto nella sua contingenza narrativa , infatti non è importante chi in fondo sia veramente la talpa, ma una volta rimossa la "mela marcia" c'è la convinzione che tutto tornerà a funzionare perfettamente .
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[+] hai proprio ragione
(di elsca)
[ - ] hai proprio ragione
[+] ovviamente non concordo
(di davidearte)
[ - ] ovviamente non concordo
[+] no mi spiace, non sono d'accordo
(di individuo)
[ - ] no mi spiace, non sono d'accordo
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jaylee
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domenica 15 gennaio 2012
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l'estetica del tradimento
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Lo svedese Tomas Alfredson ci regala con La talpa una dimostrazione di come un film sia una sinergia di vari elementi, dove nessuno è di per sé sufficiente a garantirne il valore, ma dove la somma è superiore all’insieme dei singoli.
La Talpa affresca l’opera di Le Carrè su un infeltrito paesaggio europeo degli anni ’70, un film di spionaggio che, per il ritmo dilatato e la cura del dettaglio, ricorda davvero le migliori produzioni del genere di una quarantina di anni fa. George Smiley (Gary Oldman) che, ironia della sorte, non sorride mai una volta nel film, ha il compito di scoprire chi è la talpa all’interno dell’ufficio (ovvero il Servizio Segreto di Intelligence Britannico, soprannominato affabilmente il “Circus”); ritiratosi (forzatamente) insieme al suo capo (John Hurt, il cui personaggio è noto semplicemente come “Controllo”), viene proprio richiamato inaspettatamente in servizio per indagare sulla morte di uno degli agenti del Circus in seguito ad una soffiata… ma questa soffiata c’è stata? O è solo una leggenda usata per mascherare l’incompetenza ed inefficacia dell’ufficio rispetto alla macchina da guerra sovietica?
Punti di forza di questo film sono senz’altro le interpretazioni, garantite da un cast di lusso.
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Lo svedese Tomas Alfredson ci regala con La talpa una dimostrazione di come un film sia una sinergia di vari elementi, dove nessuno è di per sé sufficiente a garantirne il valore, ma dove la somma è superiore all’insieme dei singoli.
La Talpa affresca l’opera di Le Carrè su un infeltrito paesaggio europeo degli anni ’70, un film di spionaggio che, per il ritmo dilatato e la cura del dettaglio, ricorda davvero le migliori produzioni del genere di una quarantina di anni fa. George Smiley (Gary Oldman) che, ironia della sorte, non sorride mai una volta nel film, ha il compito di scoprire chi è la talpa all’interno dell’ufficio (ovvero il Servizio Segreto di Intelligence Britannico, soprannominato affabilmente il “Circus”); ritiratosi (forzatamente) insieme al suo capo (John Hurt, il cui personaggio è noto semplicemente come “Controllo”), viene proprio richiamato inaspettatamente in servizio per indagare sulla morte di uno degli agenti del Circus in seguito ad una soffiata… ma questa soffiata c’è stata? O è solo una leggenda usata per mascherare l’incompetenza ed inefficacia dell’ufficio rispetto alla macchina da guerra sovietica?
Punti di forza di questo film sono senz’altro le interpretazioni, garantite da un cast di lusso. Emerge ovviamente Gary Oldman, un apparentemente grigio servitore dello stato, una specie di Giulio Andreotti con grandi archivi, grande memoria, ed un network di conoscenze sterminato… ma dotato di questa vita segreta ricca di ambizioni e desideri (ben rappresentato dalla moglie di lui, così scintillante ed in contrasto con il marito –e vista sempre di spalle- quasi come se lui fosse una falena che non può realmente possedere la luce, ma solo sbatterci contro), che ha sacrificato per un bene superiore e che, però, proprio come sua moglie, non comprende mai bene fino in fondo.
Oltre ad Oldman, assolutamente da vedere sono anche il potente, astutissimo, sgraziato e sgradevole Controllo/John Hurt, il patetico e ambizioso Alleline/Toby Jones, il quasi-wildiano Haydon/Colin Firt), ed il dolente Prideaux/Mark Strong; ma davvero il film è un gioco corale dove ognuno gioca ottimamente la sua parte e valorizza a sua volta il contributo degli altri, nel complesso gioco di scacchi impostato da Alfredson, dove ognuno sacrifica l’altro per raggiungere un qualche obiettivo, e dove la lealtà, sbandierata come l’unica cosa che conta, perde significato… basti pensare a Controllo/Hurt che stima profondamente il suo vice Smiley/Oldman, eppure lo inserisce in una lista di sospetti, ed eppure chiede, quando arriva il momento del suo pensionamento, che lo stesso Smiley sia (professionalmente) “seppellito” con lui, e non promosso nel suo posto.
Ottima la regia di Alfredson, che appare molto sicura e supera alcune lentezze e lungaggini della sceneggiatura (soprattutto nella parte centrale) con un senso dell’immagine stilisticamente molto raffinato e d’impatto, che costruisce le scene come all’interno di finestre ed oblò, dettagli di una tappezzeria di rombi, quadri, principi di galles che coordinano abiti, persone, ambienti… con il verde, l’arancio, il marrone, il grigio e quei colori che sfumano e definiscono la realtà del presente, rispetto al romanticismo dello spionaggio pionieristico e goliardico che affiora nei ricordi delle feste di natale del Circus stesso, flashback che rappresentano la perla del film stesso, sapientemente inseriti qui e là, e che contengono tutta la verità di cui c’è bisogno... Se saputa interpretare.
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hidalgo
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venerdì 27 gennaio 2012
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film di classe
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Tratto dal romanzo dell'ex MI6 John Le Carrè, La Talpa è un film d'altri tempi, un film raffinato che, pur non avendo un gran ritmo, appassiona e coinvolge dalla prima all'ultima scena. Alfredson, dopo il bellissimo Lasciami entrare, si conferma regista di assoluto valore e, se riuscirà a non farsi rovinare da Hollywood, sentiremo parlare a lungo di lui. Il suo film è un'opera realistica intrigata e bella da vedere, soprattutto grazie a un cast eccezionale composto da autentici fuoiclasse del grande schermo, tra i quali spicca, ovviamente, un Gary Oldman straordinario nel suo Smiley apparentemente gelido e distaccato, ma con l'anima tormentata e il cuore sofferente.
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Tratto dal romanzo dell'ex MI6 John Le Carrè, La Talpa è un film d'altri tempi, un film raffinato che, pur non avendo un gran ritmo, appassiona e coinvolge dalla prima all'ultima scena. Alfredson, dopo il bellissimo Lasciami entrare, si conferma regista di assoluto valore e, se riuscirà a non farsi rovinare da Hollywood, sentiremo parlare a lungo di lui. Il suo film è un'opera realistica intrigata e bella da vedere, soprattutto grazie a un cast eccezionale composto da autentici fuoiclasse del grande schermo, tra i quali spicca, ovviamente, un Gary Oldman straordinario nel suo Smiley apparentemente gelido e distaccato, ma con l'anima tormentata e il cuore sofferente. Bello e commoventemente ingenuo il personaggio di Tom Hardy che aspetta il ritorno che non ci sarà della donna della quale si è innamorato e con la quale vuole mettere su famiglia perchè non vuole diventare come i suoi colleghi, ma la triste verità è che i sentimenti, per chi di mestiere fa la spia, non possono venire al primo posto. Un film da vedere.
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osteriacinematografo
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lunedì 6 febbraio 2012
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eccellente spy story
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Gran Bretagna, anni 70. Il capo dei servizi segreti, Control (un azzeccatissimo John Hurt), invia l’agente Prideaux (Mark Strong) in Ungheria: la missione fallisce, Prideaux viene ucciso, e Control è costretto a lasciare il Circus; con lui, se ne va anche George Smiley (uno straordinario Gary Oldman), suo stretto collaboratore. Poco dopo Control muore, e Smiley viene riassunto segretamente dal sottosegretario al governo per indagare sulla possibile presenza di una talpa russa ai vertici dei servizi segreti, vertici che -nel contesto- sono il Soldato, lo Stagnaio, il Sarto, il Povero (il titolo originale riporta infatti tali nomignoli in luogo dell’ennesima storpiatura dei traduttori nostrani).
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Gran Bretagna, anni 70. Il capo dei servizi segreti, Control (un azzeccatissimo John Hurt), invia l’agente Prideaux (Mark Strong) in Ungheria: la missione fallisce, Prideaux viene ucciso, e Control è costretto a lasciare il Circus; con lui, se ne va anche George Smiley (uno straordinario Gary Oldman), suo stretto collaboratore. Poco dopo Control muore, e Smiley viene riassunto segretamente dal sottosegretario al governo per indagare sulla possibile presenza di una talpa russa ai vertici dei servizi segreti, vertici che -nel contesto- sono il Soldato, lo Stagnaio, il Sarto, il Povero (il titolo originale riporta infatti tali nomignoli in luogo dell’ennesima storpiatura dei traduttori nostrani).
Su questa base, lo svedese Tomas Alfredson (già autore di “Lasciami entrare”) sviluppa una raffinata spy story, che ricalca saggiamente il modo di fare cinema degli anni in cui la storia è ambientata. Il film è una ragnatela le cui maglie vanno via via stringendosi e aggrovigliando attorno ai potenziali infiltrati, la cui architettura sottile e intricata sorprende senza mai annoiare, nonostante l’assenza di inseguimenti, colluttazioni, e di quei movimenti che spesso caratterizzano le opere del genere.
Il piano temporale è sfalsato, e il presente lascia spesso campo a numerosi flashback ricchi di indizi e particolari, utili a svelare le personalità degli individui coinvolti, le piccole crepe, le gelosie, gli innamoramenti più o meno reali, gli equilibri sempre sottili in un mondo di eterni e poliedrici sospetti.
La fotografia è spettacolare, i colori cupi ma intensi accompagnano ogni ambiente, interno ed esterno, senza la minima sbavatura, senza mai eccedere, e la tensione cresce in una scala di gradini minuti e costanti, grazie a una storia solida e intrigante (il romanzo da cui è tratto il film è di John Le Carrè, un tempo agente segreto del Secret Intelligence Service), a protagonisti eccellenti, a matrioskas che rivelano altre matrioskas che a loro volta possono contenere indizi veri o specchietti per le allodole, inganni e doppi giochi d’ogni sorta, finchè non viene disvelato il “seme”, il ragno, il tessitore ultimo, a sua volta monitorato in un meccanismo perverso e senza soluzione di continuità strutturale.
Merita una menzione speciale il compassatissimo agente Smiley, che domina la scena dall’inizio alla fine, rivelando gradualmente i suoi numerosi legami sommersi, la sistematica capacità di reperire fonti utili, lo sguardo attento su ogni minimo dettaglio, l’attenzione per le parole profuse o ascoltate. Gary Oldman ne interpreta ogni respiro e fornisce una prova indimenticabile (che per certi versi ricorda quella di Toni Servillo ne “Il divo”), si muove lentamente sulla scena, come un felino esperto e sornione, interpretando un agente sui generis, che si districa con calma ed eleganza in ogni situazione, forte dell’autorità derivata dall’antica miscela di conoscenza e potere; possiede un quadro preciso dei rapporti che regolano quel mondo, e ciò gli fornisce una visione chiara dell’insieme, talmente chiara che quasi sorge il dubbio che sia lui stesso la scatola cinese in cui affonda lo sguardo con gelida e distaccata intensità.
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filippo catani
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sabato 21 gennaio 2012
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spy story per amanti del genere
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Londra in piena Guerra Fredda. Un ex agente del Circus (sede dello spionaggio inglese) viene richiamato in servizio per cercare di smascherare quella che pare essere una talpa all'interno del sistema di spionaggio inglese. Tratto da un'opera di Le Carrè.
Il film è un'opera assolutamente per palati fini e per gli amanti del genere. Dico così in quanto non solo lo spettatore è chiamato ad un intenso lavoro di costruzione che lo porta a seguire tutto lo svolgimento della trama ma anche perchè il ritmo della pellicola è davvero molto compassato. Resta intatta la bellezza dell'opera a ulteriore testimonianza che si può realizzare una spy story anche senza continue sparatorie.
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Londra in piena Guerra Fredda. Un ex agente del Circus (sede dello spionaggio inglese) viene richiamato in servizio per cercare di smascherare quella che pare essere una talpa all'interno del sistema di spionaggio inglese. Tratto da un'opera di Le Carrè.
Il film è un'opera assolutamente per palati fini e per gli amanti del genere. Dico così in quanto non solo lo spettatore è chiamato ad un intenso lavoro di costruzione che lo porta a seguire tutto lo svolgimento della trama ma anche perchè il ritmo della pellicola è davvero molto compassato. Resta intatta la bellezza dell'opera a ulteriore testimonianza che si può realizzare una spy story anche senza continue sparatorie. A impreziosire l'opera concorrono la bravura di alcuni suoi interpreti e fra tutti meritano una menzione Gary Oldman e Collin Firth. Un gary Oldman bravissimo nel calarsi nella parte di un agente tormentato, senza più le certezze di un tempo e con una vita sentimentale disastrata. Le atmosfere cupe e il grigiore che regna all'interno del Circus concorrono a conferire maggiore realismo al film e ai suoi interpreti.
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moghi
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lunedì 6 febbraio 2012
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eccellente spy story dal sapore antico
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Grande film di spionaggio ambientato ai tempi della sordida Guerra Fredda. Personaggi cesellati, atmosfera ed ottime interpretazioni fanno di questo film un must nel suo genere. Chi si aspettava: inseguimenti, azioni assurde a sfinire, situazioni inverosimili e personaggi da videogioco può tranquillamente evitare di comprendere un film evoluto come La Talpa e dedicarsi al contemporaneo Missione Impossibile (la cui vera missione è quella di trovare il fantasma di cervello di chi lo guardato fino alla fine). C'è ben poco da aggiungere, grandissimo Gary OLDMAN in un ruolo che gli calza a pennello.
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melandri
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martedì 24 gennaio 2012
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un film due giudizi
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Londra,anni settanta.Nel bel mezzo della guerra fredda,Controllo a capo del Circus (servizi segreti britannici)sospetta fortemente di avere all'interno del suo staff di agenti la cosidetta talpa che fa il doppio gioco con i sovietici.Viene incaricato di dipanare i fili dell'intricata matassa il malinconico e grigio Smiley,spia di lungo corso al soldo dell'agenzia.
Questo l'incipit del film tratto dalla famosissima spy story di Le Carrè (a suo tempo,prima di indossare i panni di romanziere di successo,anch'egli facente parte dello stesso ambiente).
"La talpa" è la classica pellicola che divide in due schieramenti gli spettatori.Da una parte i cultori del trhiller d'intrattenimento ne resteranno probabilmete delusi.
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Londra,anni settanta.Nel bel mezzo della guerra fredda,Controllo a capo del Circus (servizi segreti britannici)sospetta fortemente di avere all'interno del suo staff di agenti la cosidetta talpa che fa il doppio gioco con i sovietici.Viene incaricato di dipanare i fili dell'intricata matassa il malinconico e grigio Smiley,spia di lungo corso al soldo dell'agenzia.
Questo l'incipit del film tratto dalla famosissima spy story di Le Carrè (a suo tempo,prima di indossare i panni di romanziere di successo,anch'egli facente parte dello stesso ambiente).
"La talpa" è la classica pellicola che divide in due schieramenti gli spettatori.Da una parte i cultori del trhiller d'intrattenimento ne resteranno probabilmete delusi.Dall'altra,chi è alla ricerca di uno stile narrativo non convenzionale ed amante del sofisticato ne resterà estasiato.
Un film che non permette distrazioni dunque,o sei dentro o sei fuori.Il puzzle da ricomporre si arricchisce continuamente di nuovi pezzi,ma senza provocare nello spettatore sussulti particolari.D'altronde non è facile amare o odiare in toto il protagonista.Oldman disegna alla perfezione con una mimica facciale volutamente ridotta al minimo,la figura di un impiegato dello spionaggio ,lontano anni luce dallo stereotipo dello 007 bondiano.
L'ottima fotografaia è studiata appositamente per immergere il racconto nei toni del grigio.Grigia e cupa è rappresentata Londra ,con le sue strade ed i suoi uffici,come grigi sono i protagonisti che si muovono con circospezione in un mondo dove raramente quello che sembra è quello che è in realtà.
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ultimoboyscout
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martedì 6 marzo 2012
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un grande cast...da spiare.
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Classico film di produzione anglosassone, che storicamente ha sempre amato spie e agenti segreti. LeCarre, autore del romanzo omonimo del 1974, è uno degli esponenti di spicco del genere, soprattutto in quegli anni, per cui il binomio è azzeccatissimo. E' un conspiracy drama ambientato durante gli anni della guerra fredda con atmosfere e intrighi dal gusto old style. La storia gira intorno alla ricerca di un infiltrato del KGB all'interno delle proprie fila, da parte dei servizi segreti inglesi, con il pregio di sviluppare un gioco delle parti sottilissimo, quasi impalpabile, in cui ogni minimo gesto, cenno o incertezza può essere preso come un indizio. La confezione è elegante e la struttura complessa e sofisticata, il tutto è celato dietro una sottilissima pellicola che separa i rapporti personali da quelli professionali dei protagonisti, che sono si schierati dalla stessa parte ma al soldo di opposte fazioni e il risultato è molto intimo e affascinante.
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Classico film di produzione anglosassone, che storicamente ha sempre amato spie e agenti segreti. LeCarre, autore del romanzo omonimo del 1974, è uno degli esponenti di spicco del genere, soprattutto in quegli anni, per cui il binomio è azzeccatissimo. E' un conspiracy drama ambientato durante gli anni della guerra fredda con atmosfere e intrighi dal gusto old style. La storia gira intorno alla ricerca di un infiltrato del KGB all'interno delle proprie fila, da parte dei servizi segreti inglesi, con il pregio di sviluppare un gioco delle parti sottilissimo, quasi impalpabile, in cui ogni minimo gesto, cenno o incertezza può essere preso come un indizio. La confezione è elegante e la struttura complessa e sofisticata, il tutto è celato dietro una sottilissima pellicola che separa i rapporti personali da quelli professionali dei protagonisti, che sono si schierati dalla stessa parte ma al soldo di opposte fazioni e il risultato è molto intimo e affascinante. Oldman è superbo nel suo garbo, appare perfetto così anonimo da voler apparire passivo e assuefatto al grigiore generale (qui si esalta una meravigliosa fotografia!), ascoltatore e osservatore, l'ormai ex miglior attore mai candidato a un Oscar (visto che nel 2012 la candidatura c'è stata e senza far demagogia è un mezzo scandalo che non l'abbia vinto con questa interpretazione). Lo stile di alfredson è sospeso, rarefatto, rallentato, nebuloso e piuttosto vintage, favorito dalla bellissima e già citata fotografia di Hoyte Van Hoytema. Il gusto del regista per atmosfere e dettagli è funzionale al racconto: travolge lo spettatore di doppi giochi, tradimenti, violenza visiva cruda e un realismo spaventoso, vivide atmosfere da guerra fredda. Caste e regia piacciono da morire, elevano e illuminano un film che procede a strappi e singhiozzi, che appare come un luogo letterale più che reale e in cui le tante sottotrame sono gestite con un pò di impaccio vista la mole del racconto originale. Quindi grandi atmosfere, laconiche e strepitose prove d'attore, qualche colpo al cuore che fa male poichè isolato e sottolineato da una messa in scena particolarmente controllata. Chi si aspetta azione, ritmo e James Bond cerchi altrove, questo è un classico film di spionaggio ragionato, al massimo si possono trovare icone di un mondo che col passare di generazioni e ideologie sono state soppiantate e del tutto dimenticate.
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steph.
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domenica 29 gennaio 2012
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malinconica spy story con grandi attori
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Molto più di una spy story, questo film tratto dal romanzo di John le Carré, ex agente segreto lui stesso. Sono gli anni della guerra fredda. La ricerca di un doppiogiochista per il KGB (come suggerisce l’ovvio titolo italiano) ad opera dell'agente in pensione Smiley scorre molto, forse troppo lenta, come non ci si aspetta da film del genere. Ma la lentezza viene legittimata poiché lascia “infiltrare” nella trama una sottile malinconia per i tempi andati. Flashback di feste d’ufficio in tenui tinte pastello si alternano a tetre immagini di una Londra senza colori, a sottolineare come il gruppo di agenti un tempo amici (o è solo la superficie?) venga smembrato in pochi anni da tradimenti interni che serpeggiano sotto l’algidità del servizio britannico.
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Molto più di una spy story, questo film tratto dal romanzo di John le Carré, ex agente segreto lui stesso. Sono gli anni della guerra fredda. La ricerca di un doppiogiochista per il KGB (come suggerisce l’ovvio titolo italiano) ad opera dell'agente in pensione Smiley scorre molto, forse troppo lenta, come non ci si aspetta da film del genere. Ma la lentezza viene legittimata poiché lascia “infiltrare” nella trama una sottile malinconia per i tempi andati. Flashback di feste d’ufficio in tenui tinte pastello si alternano a tetre immagini di una Londra senza colori, a sottolineare come il gruppo di agenti un tempo amici (o è solo la superficie?) venga smembrato in pochi anni da tradimenti interni che serpeggiano sotto l’algidità del servizio britannico. Delicato e amaro, un film dove l’azione si intreccia a una nostalgia diffusa per qualcosa che si è perso, ma che non si riesce a definire.
Bello, buona fotografia (i fotogrammi finali sono perfetti) e ottimo cast.
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ultimoinquisitore
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giovedì 9 febbraio 2012
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spionaggio di vecchia fattura
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Visivamente perfetto. Un film di spionaggio come non se ne sono mai visti. Premesso che il libro dal quale il film è tratto è stato scritto da un vero agente dell'Intelligence inglese, e che ha collaborato anche alla sceneggiatura, è ovvio che il risultato non sia tutta questa leggerezza, soprattutto dai primi minuti, e tutti quei volti a uno spettatore medio non dicono nulla. I dialoghi sono lunghe parentesi di un mondo elegante e velenoso, rapido ma potente, falso e cortese e gli attori rendono giustizia a questo (per fortuna): abbiamo un Sir Gary Oldman, un romantico Tom Hardy, un impavido Mark Strong, una vittima, di cui serve solo il volto, come Colin Firth. Tutto il resto sono immagini bellissime, fredde, profumate di qualunque cosa venga ripresa dalla telecamera, cariche di emotività, fino alla fine.
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Visivamente perfetto. Un film di spionaggio come non se ne sono mai visti. Premesso che il libro dal quale il film è tratto è stato scritto da un vero agente dell'Intelligence inglese, e che ha collaborato anche alla sceneggiatura, è ovvio che il risultato non sia tutta questa leggerezza, soprattutto dai primi minuti, e tutti quei volti a uno spettatore medio non dicono nulla. I dialoghi sono lunghe parentesi di un mondo elegante e velenoso, rapido ma potente, falso e cortese e gli attori rendono giustizia a questo (per fortuna): abbiamo un Sir Gary Oldman, un romantico Tom Hardy, un impavido Mark Strong, una vittima, di cui serve solo il volto, come Colin Firth. Tutto il resto sono immagini bellissime, fredde, profumate di qualunque cosa venga ripresa dalla telecamera, cariche di emotività, fino alla fine.
Certo non un capolavoro ma un ottimo prodotto nel suo genere. Da vedere al cinema! Sul piccolo schermo il film soffoca davvero troppo.
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