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aldamar
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domenica 30 gennaio 2011
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mah!
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Dunque ho visto questo film tanto Acclamato e pubblicizzato ,come un capolavoro della cinematografia internazionale, del regista Rodrigo Cortés suo primo film e spero anche ultimo,forse lo scopo di questo film e' quello di impressionare il pubblico in modo diverso con una storia tanto diversa quanto originale?, per me questo film rasenta la noia mortale, e' un film con una sceneggiatura inesistente la trama la puo' scrivere anche un bambino di 6 anni non ci sono contenuti di alcun che',a parte un Ryan Reynolds una cassa un accendino una lampada farlocca e un cellulare con la batteria infinita!
Forse l'unico vero attore nel film e' il serpente spaventato che secondo me recita benissimo la sua parte senza compensi milionari per stare a cazzeggiare dentro una cassa ,e infine almeno il lieto fine poteva anche esserci almeno un sorriso noioso me lo facevo!
p.
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Dunque ho visto questo film tanto Acclamato e pubblicizzato ,come un capolavoro della cinematografia internazionale, del regista Rodrigo Cortés suo primo film e spero anche ultimo,forse lo scopo di questo film e' quello di impressionare il pubblico in modo diverso con una storia tanto diversa quanto originale?, per me questo film rasenta la noia mortale, e' un film con una sceneggiatura inesistente la trama la puo' scrivere anche un bambino di 6 anni non ci sono contenuti di alcun che',a parte un Ryan Reynolds una cassa un accendino una lampada farlocca e un cellulare con la batteria infinita!
Forse l'unico vero attore nel film e' il serpente spaventato che secondo me recita benissimo la sua parte senza compensi milionari per stare a cazzeggiare dentro una cassa ,e infine almeno il lieto fine poteva anche esserci almeno un sorriso noioso me lo facevo!
p.s. molto meglio una comica di Bean!!!
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robi neftali
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lunedì 18 ottobre 2010
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incredibilmente avvicente
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Paul Conroy è un povero camionista che si risveglia sepolto vivo in una bara di legno sotto terra con attorno a se un cellullare, un accendino e pochi altri oggetti. Girato interamente nella stessa medesima bara, con pochissimo budget, zero location, con praticamente un unico attore il film lascia basiti solo i primi minuti. Lo spettatore giura di non poter sopportare 90 minuti a fissare un uomo disperato sepolto vivo, ma qui viene a galla la bravura del regista Rodrigo Cortés; maniacale e curatissima ogni minima inquadratura, la sceneggiatura è assolutamente basilare ma arricchita di tantissimi e importanti dettagli, il film mantiene sempre una costante tensione e il finale in stile hitchcockiano rende la pellicola incredibilmente avvicente!
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francesco89
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venerdì 22 ottobre 2010
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buried, ricordatevi di respirare.
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Buried è cinema.
Buried è cinema in quanto coinvolge in “soli” 90 minuti lo spettatore (medio?) rendendolo partecipe di una storia innovativa, genuina e tremendamente rapitrice.
Come ci riesce? Beh con un solo (bravo!) attore, una sola (fin troppo!) claustrofobica location ed una regia che stupisce per come riesce a non apparire mai ripetitiva nonostante gli ovvi limiti della “cassa”. Può bastare?
In un cinema sempre più dominato da effetti speciali, remake su remake e un SOPRAVVALUTATO e sinceramente PESANTE 3D ecco che Buried spicca come gemma rara in un mondo troppo spesso offuscato da blockbuster fracassoni.
Il cinema esiste ancora ma, soprattutto, esiste ancora chi sa farlo e pensarlo in modo innovativo.
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Buried è cinema.
Buried è cinema in quanto coinvolge in “soli” 90 minuti lo spettatore (medio?) rendendolo partecipe di una storia innovativa, genuina e tremendamente rapitrice.
Come ci riesce? Beh con un solo (bravo!) attore, una sola (fin troppo!) claustrofobica location ed una regia che stupisce per come riesce a non apparire mai ripetitiva nonostante gli ovvi limiti della “cassa”. Può bastare?
In un cinema sempre più dominato da effetti speciali, remake su remake e un SOPRAVVALUTATO e sinceramente PESANTE 3D ecco che Buried spicca come gemma rara in un mondo troppo spesso offuscato da blockbuster fracassoni.
Il cinema esiste ancora ma, soprattutto, esiste ancora chi sa farlo e pensarlo in modo innovativo.
Forse non saremo davanti ad un capolavoro, forse i palati più fini avranno da ridire ma a mio modestissimo parere 4 stelle al buon “sepolto” non gliele leva nessuno.
Grazie Cortès, vedi di non perderti per strada adesso.
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kayton
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venerdì 22 ottobre 2010
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un film che resta..sepolto
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"Ho pensato. Qual'è il film più economico che posso fare con il minor numero possibile di attori e solo una location?" - così il regista Rodrigo Cortés spiegava, allo scorso "Sundance Festival", la nascita di "Buried". Il protagonista è soltanto uno e la location è una bara. Per 94 minuti il buio, illuminato da poche luci, diventa la cornice dove si svolge l'intera vicenda.
Paul Conroy (Ryan Reynolds) è un autotrasportatore che lavora in Iraq per conto di una ditta americana. Il suo gruppo ha subito un imboscata da parte di ribelli iracheni e lui si risveglia sepolto dentro una bara. Passato lo choc iniziale, scopre di avere con sé un accendino e il suo cellulare.
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"Ho pensato. Qual'è il film più economico che posso fare con il minor numero possibile di attori e solo una location?" - così il regista Rodrigo Cortés spiegava, allo scorso "Sundance Festival", la nascita di "Buried". Il protagonista è soltanto uno e la location è una bara. Per 94 minuti il buio, illuminato da poche luci, diventa la cornice dove si svolge l'intera vicenda.
Paul Conroy (Ryan Reynolds) è un autotrasportatore che lavora in Iraq per conto di una ditta americana. Il suo gruppo ha subito un imboscata da parte di ribelli iracheni e lui si risveglia sepolto dentro una bara. Passato lo choc iniziale, scopre di avere con sé un accendino e il suo cellulare. Inizia così una corsa contro il tempo, per uscirne vivo.
Se al protagonista manca l'aria, anche il pubblico trattiene il respiro, forse per solidarietà o perché si immedesima in lui, almeno nella prima metà della pellicola. Dopo, alcuni momenti patetici e le soluzioni per aumentare la suspance piuttosto sembrano far parte di un discutibile sistema per allungare il brodo. La sceneggiatura appare bucata in svariati punti: l'aria che non finisce mai, una bara che sembra enorme (ma questo probabilmente è voluto), la batteria del cellulare con una carica infinita. Insomma a voler essere fiscali questo aspetto di "Buried" non convince. Restano tuttavia da salvare tre elementi. Anzitutto l'interpretazione dell'attore che - qualche pianto e isterismo gli è ovviamente concesso - riesce a non andare sopra le righe. Secondo poi la capacità del regista di muovere la macchina nonostante lo spazio angusto e di concedersi qualche finezza. E ultimo ma non meno importante, l'uso sapiente della fotografia di Eduard Grau che, vista la situazione, riesce quasi a fare miracoli. Elementi che però non bastano a fare di "Buried" un lavoro capace di uscire dalla polvere.
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7alieni
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sabato 8 gennaio 2011
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"buried e il prezzo della vita"
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Una cassa di legno, un uomo, un cellulare e pochissimi altri accessori, è il claustrofobico “Buried” (sepolto), il film che ha riscosso curiosità in milioni di telespettatori ma che, alla fine, ad alcuni è risultato perfino noioso. Riprese in tempo reale, luce alterna ed un unico protagonista che porta con sé le sue speranze e paure. Di sicuro un film MOLTO originale che gli altri registi avrebbero invece interpretato concentrandosi maggiormente sulle indagini dell'Fbi sulle quali Rodrigo Cortés non si è rivolto nemmeno un istante; ha scelto invece di concentrarsi sull'ansia e le preoccupazioni del “seppellito”, un autista americano sotterrato vivo da sequestratori iracheni che chiedono in riscatto un ingente somma di denaro che la sua famiglia non può permettersi e che lo stato non vuole sborsare; sottile ma diretta sembra essere la critica al meccanismo in difesa dei sequestrati.
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Una cassa di legno, un uomo, un cellulare e pochissimi altri accessori, è il claustrofobico “Buried” (sepolto), il film che ha riscosso curiosità in milioni di telespettatori ma che, alla fine, ad alcuni è risultato perfino noioso. Riprese in tempo reale, luce alterna ed un unico protagonista che porta con sé le sue speranze e paure. Di sicuro un film MOLTO originale che gli altri registi avrebbero invece interpretato concentrandosi maggiormente sulle indagini dell'Fbi sulle quali Rodrigo Cortés non si è rivolto nemmeno un istante; ha scelto invece di concentrarsi sull'ansia e le preoccupazioni del “seppellito”, un autista americano sotterrato vivo da sequestratori iracheni che chiedono in riscatto un ingente somma di denaro che la sua famiglia non può permettersi e che lo stato non vuole sborsare; sottile ma diretta sembra essere la critica al meccanismo in difesa dei sequestrati. Film che non appare poi tanto un thriller ma un “drama movie” che narra di casi reali che nel mondo, aldilà della nostra nazione, avvengono, di notizie che spesso non ci arrivano o che ci tengono nascoste. A questo punto ci chiediamo un po tutti quale sia il prezzo della nostra vita, ci chiediamo se davvero per farsi proteggere bisogna essere qualcuno, un politico , un prestigioso uomo d'affari o l'inventore di chissà cosa, sembra, purtroppo, che per un autista, un contadino, un manovale le speranze di sopravvivere non siano poi così tante; appare allora conveniente fare appello alle uniche forze personali ed abbattere da SOLI le condizioni che ci costringono “sottoterra”.
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marko morciano
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venerdì 30 dicembre 2011
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un bel film con un budget basso
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Un ottimo lavoro utilizzando poco materiale e ottenendo un buon risultato, questa è la tecnica economica e di ottimale successo per un film; bisogna, poi, aggiungerci una buona dose di qualità. 95 minuti che tengono fermo lo spettatore con gli occhi ben fissati sullo schermo. Il tutto si svolge in una bara sotterrata in un punto sperduto del deserto, in cui l'umile camionista (Ryan Reynolds) ci si ritrova senza ricordare esattamente chi lo ha messo in quell'inferno di legno. L'attore, essendo il dialogo abbastanza povero, gioca molto su attimi di folli isterismi e su l'ascolto dei suoni e rumori percepiti da quello che si può definire "esterno". Si rimane con il fiato sospeso fino alla fine, ma con finale a sorpresa e ben pensato il film si conclude in modo eccellente e non banale.
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Un ottimo lavoro utilizzando poco materiale e ottenendo un buon risultato, questa è la tecnica economica e di ottimale successo per un film; bisogna, poi, aggiungerci una buona dose di qualità. 95 minuti che tengono fermo lo spettatore con gli occhi ben fissati sullo schermo. Il tutto si svolge in una bara sotterrata in un punto sperduto del deserto, in cui l'umile camionista (Ryan Reynolds) ci si ritrova senza ricordare esattamente chi lo ha messo in quell'inferno di legno. L'attore, essendo il dialogo abbastanza povero, gioca molto su attimi di folli isterismi e su l'ascolto dei suoni e rumori percepiti da quello che si può definire "esterno". Si rimane con il fiato sospeso fino alla fine, ma con finale a sorpresa e ben pensato il film si conclude in modo eccellente e non banale. Da premiare sicuramente il creatore di questa fantastica idea ottenuta con il basso budget.
Nonostante il pericolo per chi soffre di claustrofobia, voto 8+.
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versus
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mercoledì 20 ottobre 2010
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non basta una buona idea per fare un buon film
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Il film all'inizio lascia ben sperare, grazie ad una sceneggiatura serrata e dalle pretese kafikiane, e ad un lavoro di regia che riesce a fare di uno spazio claustrofobico uno spazio di cui esplorare le potenzialità estetiche. Ciò nonostante, le aspettative non fanno in tempo a formarsi, che sono subito deluse dal ricorso ad espedienti che non riescono a colmare la mancanza di un'idea a strutturare il corso degli eventi: accendini che vengono spenti e riaccesi, batterie che si scaricano, serpenti che entrano e che vengono cacciati, madri malate di alzheimer, discorsi morali sulla guerra, e persino un finale a sorpresa che non sorprende nessuno, fanno presto a stancare, quando si capisce che non c'è nulla di più che un uomo sepolto, e nessuna storia da scoprire.
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Il film all'inizio lascia ben sperare, grazie ad una sceneggiatura serrata e dalle pretese kafikiane, e ad un lavoro di regia che riesce a fare di uno spazio claustrofobico uno spazio di cui esplorare le potenzialità estetiche. Ciò nonostante, le aspettative non fanno in tempo a formarsi, che sono subito deluse dal ricorso ad espedienti che non riescono a colmare la mancanza di un'idea a strutturare il corso degli eventi: accendini che vengono spenti e riaccesi, batterie che si scaricano, serpenti che entrano e che vengono cacciati, madri malate di alzheimer, discorsi morali sulla guerra, e persino un finale a sorpresa che non sorprende nessuno, fanno presto a stancare, quando si capisce che non c'è nulla di più che un uomo sepolto, e nessuna storia da scoprire. Peccato, avrebbe potuto essere un cortometraggio interessante.
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catte
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sabato 23 ottobre 2010
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95 minuti, un'unica location
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Nello stesso periodo in cui in Italia esce Inception (niente da togliere al film di Nolan), in cui gli effetti speciali sono completamente indispensabili, le location cambiano continuamente e il cast è impeccabile, nelle sale esce anche Buried: un'unica location, un solo attore e zero effetti speciali, ma il film non delude affatto, anzi! Sfido chiunque a realizzare un film del genere, in cui non ci si annoi un solo istante, girato interamente all'interno di una cassa (non sono presenti neanche flash back!). Credo ci sia maestria anche nello sviluppo della storia, cinica e drammatica allo stesso tempo, che lascia lo spettatore in un perenne stato di ansia e frusrazione.
Finale scioccante ma allo stesso tempo spettacolare.
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Nello stesso periodo in cui in Italia esce Inception (niente da togliere al film di Nolan), in cui gli effetti speciali sono completamente indispensabili, le location cambiano continuamente e il cast è impeccabile, nelle sale esce anche Buried: un'unica location, un solo attore e zero effetti speciali, ma il film non delude affatto, anzi! Sfido chiunque a realizzare un film del genere, in cui non ci si annoi un solo istante, girato interamente all'interno di una cassa (non sono presenti neanche flash back!). Credo ci sia maestria anche nello sviluppo della storia, cinica e drammatica allo stesso tempo, che lascia lo spettatore in un perenne stato di ansia e frusrazione.
Finale scioccante ma allo stesso tempo spettacolare.
I miei complimenti a Rodrigo Cortez che ha esordito con un film decisamente sopra le righe, soprattutto nel 2010.
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bella earl!
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sabato 9 luglio 2011
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film avvincente con un finale d'antologia.
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Buried - Sepolto è un thriller particolare e a suo modo molto avvincente. Cortés, regista all'inizio della sua carriera, riesce con la sua ottima regia e i suoi primi piani quasi Leoneschi a rendere questo film un ottimo prodotto per un grande cinema d'intrattenimento. Non si risparmia frecciate all'america ("A voi non interessa niente di me, volete soltanto che la storia non sia di dominio pubblico). Ryan Reynolds è sorprendente e molto convincente nei panni di Paul, camionista per l'esercito, che funziona da agnello sacrificale per dei terroristi e da capro espiatorio per il suo paese. Il finale è da antologia. Ottimo thriller e grande intrattenimento.
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boffese
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martedì 11 gennaio 2011
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sepolto vivo
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Rodrigo Cortes alla sua prima regia fa' centro, portando sullo schermo un thriller atipico.
Dopo un ottimo successo di pubblico al Sundance, arriva in italia dove sicuramente trovera' pareri discordanti. Perche' ,la pellicola di Cortes, spiazzera' gli amanti del thriller all'americana, cioe' movimentato e veloce( quasi action), ma allo stesso tempo trovera' gli applausi di chi apprezzera' l'originalita' di un film quasi d'autore.
e' da apprezzare , lo sforzo tecnico che regala una regia e una fotografia coinvolgente, pur in condizioni limitatissime.
bravissimo Ryan Reynolds nelle vesti di Paul Conroy, riesce a gestire 90 minuti di primi piani senza obbligatoriamente esagerare nelle emozioni.
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Rodrigo Cortes alla sua prima regia fa' centro, portando sullo schermo un thriller atipico.
Dopo un ottimo successo di pubblico al Sundance, arriva in italia dove sicuramente trovera' pareri discordanti. Perche' ,la pellicola di Cortes, spiazzera' gli amanti del thriller all'americana, cioe' movimentato e veloce( quasi action), ma allo stesso tempo trovera' gli applausi di chi apprezzera' l'originalita' di un film quasi d'autore.
e' da apprezzare , lo sforzo tecnico che regala una regia e una fotografia coinvolgente, pur in condizioni limitatissime.
bravissimo Ryan Reynolds nelle vesti di Paul Conroy, riesce a gestire 90 minuti di primi piani senza obbligatoriamente esagerare nelle emozioni.
infine, da mensionare come vero capolavoro e' la sceneggiatura di Chris Sparling,, perche' alla fine del film , la cosa che veramente deve sorprendere e' la perfetta riuscita di una scrittura capace di regalare non solo tensione. la storia e le battute sembrano costruite sullo stile di una commedia , puntando sulla telefonata e soprattutto su chi risponde, con dialoghi che non perdono un colpo.
certo , Cortes non ha inventato niente, l'idea è notevole, ma e' stata vista piu' volte negli ultimi anni. E' sicuramente debitore a Quentin Tarantino per la scena di kill bill volume2 e soprattutto per l'episodio di CSI grave danger.
pero', è la prima volta che un film e' girato interamente sottoterra, con un unico attore e alcuni interlocutori che sentiamo solamente tramite cellulare, senza realmente mai vederli.
a volte ci chiediamo perche' il cinema italiano zoppica e giustamente si fa' riferimento al taglio dei fondi, ma penso che in italia manchino le basi. abbiamo ottimi registi(dai vecchi Bellocchio,Tornatore ai giovani Sorrentino,Crialese,Garrone), ma una moria di sceneggiatori.
in italia , tranne qualche film, vediamo sempre le stesse storie.
invece , il bravo Cortes , con una grande sceneggiatura, un ottimo attore, un cellulare, una boccetta di whisky e una torcia e' riuscito a creare un ottimo film , capace di essere apprezzato dagli amanti del genere e non solo.
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