di Valerio Caprara Il Mattino
Un film divertente e intelligente. Grazie alle sue incisive qualità: la resa delle recitazioni (facce, gag) che fanno corona al mattatore; i riscontri ambientali che determinano l’azione e non solo gli sfondi; le soluzioni di regia poste al servizio del quadro di cui sopra. In «Tris di donne & abiti nuziali», Vincenzo Terracciano scivola in souplesse tra il tema classico dell’autodistruttiva passione per il gioco e quello inedito di un certo familismo sudista, «funzionale» nella solidarietà ancorché irregolare o estremo nei comportamenti.
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di Alberto Crespi L'Unità
Un piccolo California Poker alla partenopea che è rimasto schiacciato dai «colossi » veneziani: destino ovvio e immeritato, quello di Tris di donne e abiti nuziali, film di Vincenzo Terracciano passato a Venezia in una sezione collaterale. Ovvio perché non è un «film da festival», nell’accezione più scontata del termine, e perché nell’overdose di film italiani alla Mostra non poteva competere con i vari Placido, Comencini e Tornatore; immeritato perché è un «film da pubblico», che piacerà agli spettatori – e che questo tipo di cinema venga snobbato dai festival è naturalmente un problema dei festival, e non dei film.
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di Paolo D'Agostini La Repubblica
C’è qualcosa di aristocraticamente, ricercatamente demodé nel trascorrere di Castellitto da Veronesi a Rivette, per dire i due estremi. Sempre con l’aria di chi, senza lasciarsi troppo toccare da quanto si dice intorno, è certo di rimanere se stesso tanto nel concedersi alla commedia popolare quanto nel lusso di abbeverarsi alla fonte di un guru del minoritarismo. Con Terracciano continua il suo eclettico percorso di neoMastroianni: plasmabilissimo ma al fondo arcisicuro di sé. Disegnando, in un film che ha i suoi difetti ma che sa anche conquistare un tono particolare e che ritrae Napoli secondo un’angolazione inusuale, un bel personaggio di giocatore dalla vocazione inesorabilmente perdente.
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di Alessandra Levantesi La Stampa
Presentata nella sezione «Orizzonti» con tutti i giornalisti impegnati nel TotoLeone, ha ricevuto meno attenzione di quella che meritava l’ultima pellicola nostrana in programma a Venezia. Parliamo di "Tris di donne e abiti nuziali" del napoletano Vincenzo Terracciano dove si raccontano le peripezie di un ex impiegato delle poste posseduto dal demone del gioco (Sergio Castellitto) che, illuso di poter vincere e pagare le spese di nozze della figlia, finisce in una spirale debitoria senza via d’uscita; mentre la moglie tedesca (Martina Gedeck) per mantenere la baracca si affatica alla macchina da cucire.
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di Massimo Bertarelli Il Giornale
Eccolo, finalmente, l'erede dei Gassman e dei Tognazzi: Sergio Castellitto. Superlativo nel ruolo di un predestinato alla sconfitta in Tris di donne e abiti nuziali, amara commedia ai confini del dramma, scritta e diretta dall'acuto Vincenzo Terracciano. A Napoli è un indebitato ex impiegato delle Poste che passa le giornate giocando in sala corse o a poker nel retro del bar. Capace di perdere in un colpo solo i 900 euro della pensione. Come fare per pagare le spese del matrimonio della figlia Luisa? Atroce sorpresa.
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di Luciana Vecchioli L'Altro
Un'amara commedia sul vizio del gioco, con una bravo Sergio Castellitto che ha detto di essersi ispirato per questo ruolo ai più bravi attori napoletani. Il film si svolge nel quartiere di Napoli, Vomero Alto, dove il protagonista, l'ex dipendente delle poste Franco Campanella, ora pensionato baby, vive con la sua famiglia. E' un accanito giocatore d'azzardo, sommerso dai debiti, in preda ai criminali locali, che procura parecchie difficoltà all'intero nucleo. La figlia Luisa sta per sposarsi è lui vorrebbe comprarle il più bello e prezioso abito nuziale.
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Europa
Ogni tanto compare sulla scena del cinema italiano un regista di cui quasi nessuno ha sentito parlare, e che però sembra sapere il fatto suo. Terracciano, 45enne già al suo terzo film (ma i precedenti erano sfuggiti ai più), ha messo a frutto gli insegnamenti appresi al Centro sperimentale con questa commedia agrodolce che dà largo spazio alla verve gigionesca di Castellitto nei panni di un baby pensionato napoletano, giocatore d’azzardo incallito disposto a indebitarsi per il matrimonio della figlia (echi de L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino, ma quello era un drammone).
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