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laulilla
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mercoledì 10 febbraio 2010
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la difficoltà di diventare adulti
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Il difficile passaggio dall'adolescenza all'età adulta viene raccontato con molta finezza dalla regista danese di questo film, che, ispirandosi alle memorie della giornalista inglese Lynn Barber, racconta una vicenda ambientata nella Londra del 1961. La giovane Jenny studia in un severo College della città, con ottimi voti, e coll'obiettivo di ottenere l'iscrizione a Oxford per l'università. Gli insegnanti e i genitori la incoraggiano in questa direzione, ma senza offrire alla ragazza motivazioni sufficienti a sacrificare il proprio tempo e la propria giovinezza allo studio. La scuola, infatti, offre esempi di severità, e anche di ottusità, soprattutto attraverso il comportamento della preside (una Emma Thompson, che nessuno immaginerebbe in questi panni, così poco consoni a lei), mentre la famiglia spera di ottenere, grazie alla affermazione della figlia, quello "status" che le è negato per la modestia delle sue condizione sociali e culturali.
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Il difficile passaggio dall'adolescenza all'età adulta viene raccontato con molta finezza dalla regista danese di questo film, che, ispirandosi alle memorie della giornalista inglese Lynn Barber, racconta una vicenda ambientata nella Londra del 1961. La giovane Jenny studia in un severo College della città, con ottimi voti, e coll'obiettivo di ottenere l'iscrizione a Oxford per l'università. Gli insegnanti e i genitori la incoraggiano in questa direzione, ma senza offrire alla ragazza motivazioni sufficienti a sacrificare il proprio tempo e la propria giovinezza allo studio. La scuola, infatti, offre esempi di severità, e anche di ottusità, soprattutto attraverso il comportamento della preside (una Emma Thompson, che nessuno immaginerebbe in questi panni, così poco consoni a lei), mentre la famiglia spera di ottenere, grazie alla affermazione della figlia, quello "status" che le è negato per la modestia delle sue condizione sociali e culturali. L'insufficienza delle motivazioni emerge con chiarezza nel momento in cui un affascinante e un po' attempato giovanotto, corteggiando Jenny, le prospetta un avvenire del tutto diverso, fatto di piaceri, ricchezza e divertimenti. Una "Londra da bere", in cui il denaro comincia a scorrere con una facilità sospetta, incanta la fanciulla che immagina, ora, il suo futuro in modo un po' diverso, ma incanta anche i suoi banali genitori, che pensando a Jenny, ma anche un po' a se stessi, ritengono che una scorciatoia sia praticabile e vantaggiosa per tutti. Il risveglio dal sogno sarà durissimo. Il film affronta dunque un momento difficile per una giovane del 1961, ma pone contemporaneamente anche il problema di come possano gli adulti rapportarsi agli adolescenti offrendo loro valori veri, che diano un senso ai sacrifici che lo studio comporta, e quale linguaggio debbano usare affinché la comunicazione fra le generazioni sia possibile. L'interesse del film è nella semplice fluidità con la quale il tema assai complesso viene raccontato e nell'ottima interpretazione degli attori, fra cui spicca in modo particolare la bravissima e molto espressiva Carey Mulligan, davvero emozionante nei panni dell'adolescente umiliata e ferita, che a durissimo prezzo raggiunge la propria maturità.
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alesya
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domenica 27 giugno 2010
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"se non facciamo mai niente non saremo nessuno"
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Crescere è un processo doloroso che tutti devono affrontare volenti o nolenti , ma se devi farlo nell’Inghilterra conservatrice e bigotta dei primi anni ‘60 è ancora peggio . Proprio di una crescita e di un’ “educazione” ci racconta ” an education ” , una pellicola che per molti potrà sapere di già visto ( giovane sedotta da un uomo più maturo non sembrerebbe un argomento molto innovativo) ma invece si rivela essere contro ogni pregiudizio un’esperienza assolutamente piacevole e interessante: merito soprattutto dell’ottima sceneggiatura dello scrittore Nick Hornby , che adatta un romanzo autobiografico della giornalista Lynn Barber con grande mestiere attraverso note di humor freddo e amarezza tipiche del suo stile .
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Crescere è un processo doloroso che tutti devono affrontare volenti o nolenti , ma se devi farlo nell’Inghilterra conservatrice e bigotta dei primi anni ‘60 è ancora peggio . Proprio di una crescita e di un’ “educazione” ci racconta ” an education ” , una pellicola che per molti potrà sapere di già visto ( giovane sedotta da un uomo più maturo non sembrerebbe un argomento molto innovativo) ma invece si rivela essere contro ogni pregiudizio un’esperienza assolutamente piacevole e interessante: merito soprattutto dell’ottima sceneggiatura dello scrittore Nick Hornby , che adatta un romanzo autobiografico della giornalista Lynn Barber con grande mestiere attraverso note di humor freddo e amarezza tipiche del suo stile . Jenny è una ragazza come tante altre , che sogna Parigi e ascolta i dischi di Juliette Greco , che vuole una vita diversa piena di divertimenti , svaghi ed eventi sorprendenti , contro l’esistenza spenta e noiosa che conduce nel sobborgo di Twickenham , circondata da un padre e una madre assai poco interessanti ; ciò che rende Jenny diversa dalle altre è la sua brillante carriera scolastica che forse , versioni di latino permettendo , potrebbe consentirle di andare a Oxford , leggere senza censure e vestirsi di nero come una novella Audrey Hepburn . Come nei libri di C.S. Lewis da lei avidamente letti Jenny vorrebbe attraversare l’armadio e ritrovarsi in un mondo sconosciuto pericoloso e pieno di tentazioni e David Goldman con la sua bella auto nuova sembra offrirle la chiave per accedervi . Mai salire in macchina con uno sconosciuto direte voi , ma il David di Peter Sarsgaard (sempre perfetto in ruoli malvagi o ambigui grazie al suo sguardo smarrito ) se pur non possa definirsi tecnicamente un adone o un principe azzurro ha un fascino al quale è impossibile resistere : oltre al fatto di avere trent ‘ anni – e quindi avere già esperienza ” dell’università della vita ” vera che la protagonista sogna disperatamente - adora i concerti , i ristoranti , le aste e le corse , vive continuamente di mondanità e divertimenti in compagnia dei suoi amici sofisticati e alla moda ma fondamentalmente vuoti ( in particolare la simpatica bionda stupida interpretata da Rosamund Pike ) , è dispensatore di complimenti e belle parole , abile a mentire e a manipolare riuscendo addirittura a persuadere i genitori della protagonista della sua buona fede . Per Jenny è un richiamo irresistibile , la sua grigia esistenza si colora improvvisamente di sgargianti colori , tutto diviene semplice e facile : vale davvero la pena disperarsi sui libri quando c’è David a esaudire ogni desiderio ? Vale la pena andare ad Oxford e continuare a faticare quando lui le ha chiesto di sposarlo? Suo padre stesso ( un impeccabile Alfred Molina ) da sempre ossessionato dall’obiettivo dell’università , improvvisamente sembra concordare che un buon matrimonio è forse una soluzione più adeguata e confacente a una giovane donna ; ubriaca di Parigi e di una relazione ormai non più platonica la ragazza lascia gli studi e inizia a sfoggiare orgogliosamente l’anello di fidanzamento , finchè l’incanto – in cui tutti noi spettatori eravamo felicemente caduti – , si rompe bruscamente ; Jenny raccoglierà i pezzi e ricomincierà da capo , capirà cos’è davvero importante e andrà avanti , facendo tesoro delle esperienze vissute ma tornando poi a Parigi ” come se fosse la prima volta ” . La danese Lone Scherfig dirige con occhio vigile regalandoci un affresco spontaneo e mai noioso dell’Inghilterra dei primi anni ‘60 , ingessata ancora nell’ombra del dopoguerra e lontana dalla rivoluzione sessuale e dalle minigonne di Mary Quant , in cui spiccano fra le altre anche le performance di Emma Thompson nei panni della conservatrice preside della scuola ( ” non sai che gli ebrei hanno ucciso nostro signore ? ” dirà a Jenny dopo aver saputo che David è ebreo ) e della volitiva professoressa di Olivia Williams , qui imbruttita appositamente da un paio di occhiali enormi tipici dell’epoca . Ma , sopra ogni altra , brilla di certo la performance della ventiquattrenne Carey Mulligan :> la differenza di età anagrafica rispetto a quella scenica – che di per sè non è certo un’espediente nuovo nel mondo del cinema – non viene mai percepita , riuscendo lei a comunicarci con sincerità la gioia , le paure e la rabbia tipiche dei sedici anni , qui amplificate dal difficile contesto storico e sociale . è un vero peccato che agli Oscar debba scontrarsi con nomi troppo grandi e imponenti per fama e carriera , perchè se pur si sia fatta le ossa nei film in costume della BBC e questo sia il suo primo ruolo da protagonista , la statuetta sarebbe per lei davvero meritata. [-]
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lucky
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martedì 22 febbraio 2011
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non esistono scorciatoie
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Da una sceneggiatura di Nick Hornby. Jenny un'adolescente troppo intelligente per il noioso sobborgo di twicknahm, rimane affascinata da David, trentenne e faccendiero che la inizia alla vita, con cene in locali di lusso, concerti di musica classica e jazz, gite fuori porta, e persino viaggi oltre manica. Jenny mette a rischio il proprio futuro fino a quando non scopre chi è veramente David. Capirà che non esistono scorciatoie, ed è pronta a rimettersi in discussione, per poter reclamare la sua vera independenza e poter andare ad Oxford come aveva sempre sognato.
La cosa che veramente colpisce del film sono gli occhi di Carey Mulligan, la loro forza al servizio di una Jenny a volte ingenua, ma sa quello che vuole, che non ha paura di affrontare le situazioni, molto più matura del trentenne David.
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Da una sceneggiatura di Nick Hornby. Jenny un'adolescente troppo intelligente per il noioso sobborgo di twicknahm, rimane affascinata da David, trentenne e faccendiero che la inizia alla vita, con cene in locali di lusso, concerti di musica classica e jazz, gite fuori porta, e persino viaggi oltre manica. Jenny mette a rischio il proprio futuro fino a quando non scopre chi è veramente David. Capirà che non esistono scorciatoie, ed è pronta a rimettersi in discussione, per poter reclamare la sua vera independenza e poter andare ad Oxford come aveva sempre sognato.
La cosa che veramente colpisce del film sono gli occhi di Carey Mulligan, la loro forza al servizio di una Jenny a volte ingenua, ma sa quello che vuole, che non ha paura di affrontare le situazioni, molto più matura del trentenne David.
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filmicus
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martedì 23 febbraio 2010
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unusquisque faber fortunae suae
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Un film piacevole che tuttavia manda tanti (troppi) messaggi, anche contradditori.Non regge pertanto ad una interpretazione ricostruttiva che voglia coerentemente ricondurre ogni cosa al suo posto.Questo forse spiega giudizi critici spesso contrastanti. Ogni personaggio, ogni situazione può essere considerata da un'angolazione esattamente opposta: valga ad esempio la coppia dei genitori.Sotto un certo profilo sono quasi una miseria umana: eppure riescono a dare una forza ed un carattere alla loro figlia e restano per lei un lido ed un ancoraggio sicuro. Anche la fanciulla può essere vista come pura contraddizione.Ha un forte senso della giustizia e della moralità: eppure basta poco per farla divenire corresponsabile (morale) di furti e sotterfugi ladreschi.
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Un film piacevole che tuttavia manda tanti (troppi) messaggi, anche contradditori.Non regge pertanto ad una interpretazione ricostruttiva che voglia coerentemente ricondurre ogni cosa al suo posto.Questo forse spiega giudizi critici spesso contrastanti. Ogni personaggio, ogni situazione può essere considerata da un'angolazione esattamente opposta: valga ad esempio la coppia dei genitori.Sotto un certo profilo sono quasi una miseria umana: eppure riescono a dare una forza ed un carattere alla loro figlia e restano per lei un lido ed un ancoraggio sicuro. Anche la fanciulla può essere vista come pura contraddizione.Ha un forte senso della giustizia e della moralità: eppure basta poco per farla divenire corresponsabile (morale) di furti e sotterfugi ladreschi. Allora non è utile avventurarsi in analisi troppo circostanziate per un'opera che non ha la capacità di ricostruire realmente caratteri individuali e storia (e forse non voleva neanche farlo).L'Inghilterra degli anni '60 non era quella descritta nel film,con una venatura parodistica: aveva durezze maggiori ma anche più serie e motivate di quelle della preside Thompson ed al tempo stesso possedeva uno slancio innovativo che avrebbe travolto, di lì a poco, moda e costumi,anche culturali,dell'intera Europa. Tuttavia a conti fatti l'opera riesce infine gradevole. Usciti dalla sala di proiezione, mentre gli aspetti incoerenti e le incongruenze svaniscono, restano in noi due cose positive. La prima è certamente l'immagine femminile (merito della protagonista). Negli occhi della fanciulla vi sono arguzia ed innocenza,pulizia ed un po' di malizia,fiducia e disincanto,intelligenza e disillusione. Anche se combina qualche guaio, a conti fatti è una figlia che vorremmo avere ed a cui di buon grado saremmo vicini nelle difficoltà.L'altra nota positiva è che l'intelligenza, quella vera, fatta cioè di sensibilità e di studio, non può essere travolta dagli eventi ed aiuta sempre a far ritrovare una strada. In tempi cupi caratterizzati da tanti furbi e da tanti ladri, da tanti figli "sistemati" da padri potenti (e spesso imbroglioni) pensare che in un testo latino (studiato per accedere ad Oxford) si possano leggere le parole "unusquisque faber fortunae suae" ci consola un po' e ci rende simpatico questo film.
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joe nca
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martedì 16 febbraio 2010
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an (mala) education
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Londra, 1961: Jenny ha sedici anni, il viso pulito di Carey Mulligan ed un sogno nel cassetto: andare ad Oxford. Un giorno di pioggia battente, mentre se ne sta sotto l’acquazzone in compagnia del suo violoncello ad aspettare l’arrivo di una polmonite fulminante, incontra David (Peter Sarsgaard), 30 anni, perfetto sconosciuto dall’aria ammaliante al volante di una fuoriserie vecchio tipo cabriolet, che le offre un passaggio con modi gentili da serial killer. La ragazza ovviamente accetta, gli spettatori meno, ma siamo solo all’inizio dell’avventura cinematografica di Nick Nornby e le cose possono ancora migliorare. I genitori di Jenny, inetti in continua caduta dalle nuvole, accettano senza fiatare l’arrivo del piacione David nella vita della loro amata figliola e poco importa se questi, oltre ad avere quasi il doppio degli anni di lei, potrebbe rovinarle ogni velleità professionale, perché il suo apparente status sociale lo eleva al rango di buon partito e promette stabilità e sicurezza.
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Londra, 1961: Jenny ha sedici anni, il viso pulito di Carey Mulligan ed un sogno nel cassetto: andare ad Oxford. Un giorno di pioggia battente, mentre se ne sta sotto l’acquazzone in compagnia del suo violoncello ad aspettare l’arrivo di una polmonite fulminante, incontra David (Peter Sarsgaard), 30 anni, perfetto sconosciuto dall’aria ammaliante al volante di una fuoriserie vecchio tipo cabriolet, che le offre un passaggio con modi gentili da serial killer. La ragazza ovviamente accetta, gli spettatori meno, ma siamo solo all’inizio dell’avventura cinematografica di Nick Nornby e le cose possono ancora migliorare. I genitori di Jenny, inetti in continua caduta dalle nuvole, accettano senza fiatare l’arrivo del piacione David nella vita della loro amata figliola e poco importa se questi, oltre ad avere quasi il doppio degli anni di lei, potrebbe rovinarle ogni velleità professionale, perché il suo apparente status sociale lo eleva al rango di buon partito e promette stabilità e sicurezza. In realtà, dietro l’apparenza da bravo suddito britannico, si nasconde un lupo col vizio di amori adolescenziali e truffe facili, troppo fragile nella sua natura per poter persino aspirare a perdere il pelo e Jenny si ritroverà a dover fare i conti con la disillusione di chi ha quasi mollato tutto per puntare sul nulla di una strada senza uscita. Ma la redenzione da questa educazione sentimentale finita male giunge a un quarto d’ora dalla fine della pellicola, con una brusca virata della regista Lone Scherfig che risolvendo, le angherie in scena in una manciata di minuti, stona pubblico e critica col pessimo tempismo della costruzione drammaturgica del narrato, facendoci scendere di soppiatto da quella macchina su cui a inizio film eravamo saliti di buon grado. E a niente vale sapere che l’opera è tratta dalle memorie della giornalista inglese Lynn Barber, perché lo smarrimento e la sensazione di esser rimasti a piedi sulla strada di un cinema furbo di facile impatto, sembrano essere le uniche cose che ci accompagnano durante i titoli di coda. Mediocre.
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(di sandro_74)
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sognatrice
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venerdì 24 settembre 2010
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an e
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In un Inghilterra precedente al boom dei Beatles ,una giovane ragazza di sedici anni, Jenny incontra David, un uomo di trent’anni ricco e affascinante. I due iniziano una relazione e ben presto Jenny sembra essere più attratta dalla vita avventurosa col suo uomo piuttosto che dagli imminenti esami di fine liceo che le permetterebbero di andare a Oxford.
Diretto da Lone Scherfig , il film è stato sceneggiato dallo scritto Nick Hornby , il quale ha ripreso la storia autobiografica della giornalista Lynn Barber.
Vista superficialmente la storia potrebbe sembrare banale, ma in realtà riesce a mostrare con estrema raffinatezza un’Inghilterra puritana e conformista in contrapposizione ad una giovane donna che dimostra di essere più matura della sua età sia nel corpo che nella mente.
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In un Inghilterra precedente al boom dei Beatles ,una giovane ragazza di sedici anni, Jenny incontra David, un uomo di trent’anni ricco e affascinante. I due iniziano una relazione e ben presto Jenny sembra essere più attratta dalla vita avventurosa col suo uomo piuttosto che dagli imminenti esami di fine liceo che le permetterebbero di andare a Oxford.
Diretto da Lone Scherfig , il film è stato sceneggiato dallo scritto Nick Hornby , il quale ha ripreso la storia autobiografica della giornalista Lynn Barber.
Vista superficialmente la storia potrebbe sembrare banale, ma in realtà riesce a mostrare con estrema raffinatezza un’Inghilterra puritana e conformista in contrapposizione ad una giovane donna che dimostra di essere più matura della sua età sia nel corpo che nella mente.
Nel comportamento e nel modo di pensare,infatti, Jenny dimostra per tutto il film di precorrere i tempi e decide di bruciare le tappe andando per night club e bar di Parigi con un uomo che le fa fare qualcosa, le fa vedere il mondo che ha sempre sognato, perché come lei stessa dice “ Non sei nessuno se non fai qualcosa”. E così possiamo osservare la metamorfosi della ragazza dalla perfetta studentessa inglese alla donna emancipata e indipendente che presto alla metà degli anni sessanta avrebbe fatto capolino, in un Inghilterra ancora ferma agli anni ’50. Infatti sono da apprezzare le scenografie che mostrano un’ambientazione che non dimostra il tempo che vive, ossia sembra di essere fermi ad un’Inghilterra ancora bloccata, nei costumi e nella mentalità, al dopoguerra.
Peter Sarsgaard è perfetto nel ruolo del seduttore e Carey Mulligan lo è ancora di più in quello della sedotta e abbandonata. Sebbene sia buona l’interpretazione di Alfred Molina nel ruolo della ragazza, il suo personaggio è assolutamente surreale e stupido. Nessun padre, soprattutto negli anni sessanta avrebbe permesso alla figlia di frequentare un uomo tanto più grande di lei, con la sola prospettiva di un matrimonio vantaggioso per la figlia. Lo stesso momento in cui il padre permette alla figlia di rinunciare agli studi è assolutamente improponibile e inverosimile. Sembra infatti che i genitori di Jenny siano più ingenui della figlia stessa.
Bella la contrapposizione di luci e colori che vediamo tra i due mondi in cui Jenny vive, il primo, quello della famiglia e dello studio, grigio, noioso e spento, il secondo colorato e pieno di luce.
Piacevole la visione di Emma Thompson nei panni della perfetta preside bigotta e conservatrice.
Nel complesso un film gradevole per la visione e dolceamaro nella morale. La banalità della trama viene offuscata dalla recitazione e dalla fotografia che in alcuni momenti ci fa scorgere una Carey Mulligan vagamente somigliante a Audery Hepburn.
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francesco2
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lunedì 27 dicembre 2010
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un'occasione un pò persa
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Se interpreto correttamente il titolo, "An Education" per la protagonista è un'espressione che va letta sotto vari piani: si va oltre, e questo cerca di essere uno dei meriti del film, la generica retorica sulla sofferenza come catarsi. In un senso più interessante, si descrive una giovane per cui le belle letture (E canzoni), ma anche gli incontri con personaggi un po’ discutibili, che forse il regista non sempre criminalizza, sono tutte tappe per la maturazione, anche quando alla fine implichino dolore. Nella correttezza dello studio e dell’aspirazione a sapere, quanto nella scorrettezza di una sigaretta (Magari un po’ precoce) e di un quadro rubato ad una vecchietta. Perché la protagonista, ancora prima degli "strani (dis)amori con persone diverse da lei, non solo anagraficamente, è già eterogenea, al punto di poter essere “Tacciata” di una doppia identità.
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Se interpreto correttamente il titolo, "An Education" per la protagonista è un'espressione che va letta sotto vari piani: si va oltre, e questo cerca di essere uno dei meriti del film, la generica retorica sulla sofferenza come catarsi. In un senso più interessante, si descrive una giovane per cui le belle letture (E canzoni), ma anche gli incontri con personaggi un po’ discutibili, che forse il regista non sempre criminalizza, sono tutte tappe per la maturazione, anche quando alla fine implichino dolore. Nella correttezza dello studio e dell’aspirazione a sapere, quanto nella scorrettezza di una sigaretta (Magari un po’ precoce) e di un quadro rubato ad una vecchietta. Perché la protagonista, ancora prima degli "strani (dis)amori con persone diverse da lei, non solo anagraficamente, è già eterogenea, al punto di poter essere “Tacciata” di una doppia identità. In un ambiente domestico poco plausibile secondo chi scrive, dove nei primi anni'60 si accetta molto facilmente il suo approccio con Peter e si dialoga molto tra genitori e figli, lei è Inglese e brava a scuola, ma allo stesso tempo francofila ed amante delle sigarette russe.......... In anni che precedono una rivoluzione internazionale è già più complessa di quanto potrebbe apparire, a cavallo tra due momenti storici e modi diversi di pensare (Non a caso esistono battute sul sesso vittoriano). Allora la Schorfig, autrice del più interessante "Italiano per principianti", potrebbe trarre spunto per costruirne, senza n velleità politica, un film dove la trasgressione (Che non sfoci necessariamente in furtarelli o roba del genere), sia un alternativa alla dimensione politicamente corretta quanto all'anarchismo rivoluzionario e utopistico. Non è così purtroppo, e non solo perché, come già accennato, il contesto familiare appare poco plausibile. Anziché affinare l'ironia un pò buonista ma dolceamara dell'opera precedente, la regista propone personaggi di contorno macchiettistici, come la preside interpretata da una pur volenterosa Thompson o un'insegnante con cui la ragazza elabora noiosi dialoghi sul valore dello studio e delle trasgressioni. Il viaggio a Parigi, che ricorda non tanto ma neanche pochissimo quello della Sabrina " di Pollack, propone anch'esso spunti curiosi, come la frase "Ma perché tante frasi sull'amore, se dura un attimo"?, ma poi resta una parentesi in un'opera che col tempo, anziché acquisire in interesse, ci rivela che la ragazza era solo vittima di un uomo sposato, che aveva approfittato della sua inesperienza. Jenny a quel punto, azzardo, comincia a vedere le cose sotto una luce diversa. L'ambiguità, che tranne il momento del furto poteva essere sembrata motivo di interesse, ora diventa sinonimo di "Torbido". Forse essere contro non vuol dire solo andare all'estero con un uomo più grande, ma, socraticamente, essere sé stesse. Per quanto, e glielo si fa notare, il suo ritorno alla dimensione dello studio sembri determinato soprattutto da opportunismo. Anche i rimproveri risentiti al padre, che avrebbe potuto ostacolarla nella sua relaione con l'uomo, mi pare aggiungano poco all'atmosfera da "Teleromanzo d'autore", soprattutto nell'ultima parte, come anche l’'ultima frase, mi pare "Fingo di non essere mai stata a Parigi se qualcuno me lo chiede”. E’il film che in realtà finge, di essere “Impegnato” e di porsi e porci problemi come il valore del successo, senza l’ironia imperfetta e discontinua quanto si voglia di Mike Leigh o Stephen Frears.
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francesco messina
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giovedì 11 marzo 2010
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an education
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Jenny non è ancora maggiorenne, vive a Twickenham, nell’Inghilterra poco precedente la devastante onda d’urto Beatlesiana che in poco tempo salperà dal Mersey alla conquista del mondo.
Ascolta musica francese, suono il violoncello, frequenta un impacciato e timido coetaneo e coltiva il sogno di essere ammessa al corso di letteratura di Oxford.
Un giorno di pioggia le capita di accettare un passaggio a casa da un simpatico e ricco trentenne, David, e i due iniziano a frequentarsi, con l’entusiasta benedizione del padre di lei (un Alfred Molina in stato di grazia), al quale non sembra vero che la figlia possa “sistemarsi” con un uomo tanto raffinato e benestante. Tra concerti, cene in lussuosi ristoranti e weekend fuori porta Jenny:
- trascura gli studi e la nuova media dei voti rischia di comprometterne l’ammissione all’Università.
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Jenny non è ancora maggiorenne, vive a Twickenham, nell’Inghilterra poco precedente la devastante onda d’urto Beatlesiana che in poco tempo salperà dal Mersey alla conquista del mondo.
Ascolta musica francese, suono il violoncello, frequenta un impacciato e timido coetaneo e coltiva il sogno di essere ammessa al corso di letteratura di Oxford.
Un giorno di pioggia le capita di accettare un passaggio a casa da un simpatico e ricco trentenne, David, e i due iniziano a frequentarsi, con l’entusiasta benedizione del padre di lei (un Alfred Molina in stato di grazia), al quale non sembra vero che la figlia possa “sistemarsi” con un uomo tanto raffinato e benestante. Tra concerti, cene in lussuosi ristoranti e weekend fuori porta Jenny:
- trascura gli studi e la nuova media dei voti rischia di comprometterne l’ammissione all’Università.
- scopre che David non è esattamente la splendida persona che vuole far credere, ma quantomeno sembra innamorato di lei, al punto da chiederle il fidanzamento ufficiale.
Dopo un colpo di scena che richiama, a parti invertite, quello di un altro candidato all’Oscar, il sopravvalutato “Tra Le Nuvole”, Jenny, grazie anche al supporto di una professoressa, capirà quale sia la scelta migliore per il suo futuro e di questo ne trarrà beneficio anche il suo rapporto con i genitori, in particolare il padre.
Dunque, partendo dal presupposto che la trama non è particolarmente originale, il punto di forza di “An Education” è senza dubbio la sceneggiatura del meraviglioso autore britannico Nick Hornby. Il regista danese Lone Scherfig si limita a trasporre lo script con un tocco sottile, da silenzioso testimone, che a tratti riporta alla commedia americana di un tempo che fu, di quella divina Audrey che la dolce Carey Mulligan in un paio di scene ricorda in maniera sorprendente, e nient’affatto sgradevole.
Oltre a lei l’enigmatico e affabile David (il bravo e sottovalutato Peter Sarsgaard), il già citato Molina, la Thompson negli sgradevoli panni dell’Inghilterra più puritana e la bella e stupida Rosamund Pike contribuiscono a realizzare un racconto di formazione delicato, ma importante nelle sue tematiche.
L’attrazione per un uomo molto più maturo, il ruolo dell’istruzione scolastica (protagonista di molti dialoghi in famiglia e nell’ufficio della preside Thompson) e i rapporti genitori-figli(a), indagati dalla penna creatrice di Alta Fedeltà e dall’ottima fotografia di John De Borman, emergono in un film che non sembra affatto prodotto in America.
Tra una sigaretta e l’altra, qualche caduta di stile (la banana!), lo stereotipo della Parigi anni ’60 da cartolina, con tanto di bancarella di libri sulla Senna, il film merita, e ricordiamo che in Italia un punto di partenza del genere si trasforma in “Scusa Ma Ti Chiamo Amore” ahinoi…
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simone 75
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lunedì 15 febbraio 2010
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una lezione di vita
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Il film è incentrato sull’ottima prova della Mulligan, che è l’ago della bilancia dell’intero percorso narrativo. Appare bambina al cospetto delle sue nuove compagnie, con tutti i disagi del caso, con le illusioni e disillusioni cui si va incontro in situazioni di cotanto svantaggio. Appare invece vecchia nel nuovo rapporto che si viene a instaurare con amici, famiglia, insegnanti, al cospetto dei quali si presenta apparentemente matura, e colma di una sicurezza che però traballa agli occhi dello spettatore. L’altalenante evolversi del percorso di Jenny mantiene l’equilibrio su di un filo sottile di cui si avverte l’imminente strappo. La storia non offre nulla di nuovo, ma il film ci regala un mondo affascinante, e una buona interpretazione della perdita dell’innocenza, della lezione di crescita cui le esperienze dolorose conducono, nell’indifferenza di una società ipocrita, qui rappresentata da una famiglia accecata dall’egoismo.
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aesse
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lunedì 15 febbraio 2010
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"an education" apres la revolution
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“AN EDUCATION” APRES LA REVOLUTION
Si tratta semplicemente di chimica e della proprietà rivoluzionaria propria di un reagente di cambiare l’ordine delle cose . E’ quindi un reagente il negro che va a stabilirsi in un sonnacchioso quartiere londinese causando un’ insospettata reazione a catena: abitazioni svendute per pochi soldi, nuovi acquirenti…il rione rivoluzionato… ed è un reagente David, un corpulento ebreo, alieno ad una società prona ai dettami dei Savi Anziani di Sion che, come un ciclone irrompe nella vita di una famiglia come tante della periferia di Londra, cambiando irreversibilmente l’ordine delle cose. E’ il 1961 a Londra, i Beatles stanno ancora divertendosi solo nella loro Liverpool e una ragazzina, poco più che sedicenne, un po’ Audrey e un po’ bambina, per sfuggire ad un destino già segnato non ha altra possibilità che giocare a fare la grande… perché i giovani sarebbero stati inventati solo di lì a poco…e lei per sentirsi libera e diversa dal mondo piccino che la circonda può solo concedersi all’ascolto furtivo della voce di Juliette Greco, testimone d’eccezione del mondo liberato e anticonformista che ferveva lungo la Senna.
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“AN EDUCATION” APRES LA REVOLUTION
Si tratta semplicemente di chimica e della proprietà rivoluzionaria propria di un reagente di cambiare l’ordine delle cose . E’ quindi un reagente il negro che va a stabilirsi in un sonnacchioso quartiere londinese causando un’ insospettata reazione a catena: abitazioni svendute per pochi soldi, nuovi acquirenti…il rione rivoluzionato… ed è un reagente David, un corpulento ebreo, alieno ad una società prona ai dettami dei Savi Anziani di Sion che, come un ciclone irrompe nella vita di una famiglia come tante della periferia di Londra, cambiando irreversibilmente l’ordine delle cose. E’ il 1961 a Londra, i Beatles stanno ancora divertendosi solo nella loro Liverpool e una ragazzina, poco più che sedicenne, un po’ Audrey e un po’ bambina, per sfuggire ad un destino già segnato non ha altra possibilità che giocare a fare la grande… perché i giovani sarebbero stati inventati solo di lì a poco…e lei per sentirsi libera e diversa dal mondo piccino che la circonda può solo concedersi all’ascolto furtivo della voce di Juliette Greco, testimone d’eccezione del mondo liberato e anticonformista che ferveva lungo la Senna. Si libera in sogni che la vedono nella nera tenuta esistenzialista e… francese come la sua segreta lingua proibita quando incappa in David che dice di avere frequentato l’università della vita ben prima di Ringo Starr e che usa il suo essere ebreo come un grimaldello, elemento di diversità e quindi di rottura ( l’ascolta dell’ebreo Ravel è scelta ed evasione dal costrittivo contrapposta all’uso didattico dell’autoctono Elgar).
David ha la “nobile e sociale” missione di liberare dalla muffa persone e cose e portarle in luce alla gioia della libertà e con questo scopo procede senza scrupoli all’attuazione dei suoi piani, sia si tratti di un’opera preraffaellita, di un’antica mappa o di un’acerba pulzella.
Anche Jenny protagonista del prezioso film della danese Scherfig va incontro a questo ineluttabile destino. Quando perde la verginità registra cinicamente la miseria della portata del suo piacere riportando alla memoria quello della protagonista del “Chesil beach” di Mc Ewan… dietro alla testata del letto ci sono delle stampe raffiguranti degli aerei… c’è poco da volare…delusione… La perdita dell’innocenza segna, per la ragazzina, una tappa importante di un percorso che il borghesissimo padre, che più di ogni altro elemento narrativo rappresenta il titubante e contraddittorio quanto epocale passaggio da una all’altra era, FACILITA rompendo per sempre con quell’educazione vittoriana sostenuta nel tempo più per inerzia che non per convinzione.
Ecco perché quella di Jenny è un’educazione che non può aspirare ad un articolo determinativo e che, fra errori e rotture, spinte e riflussi è l’indispensabile prodromo, indagato dal film mirabilmente, in modo raffinato e lieve ma ambizioso, per il mondo nuovo.
ANTONELLA SENSI
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