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paolo ciarpaglini
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venerdì 31 agosto 2007
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sconclusionato.
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Le premesse c'erano tutte: un buon cast, impreziosito dalla superba Julian Moore, che aimhè muore subito. Sono rimasto di sasso nel vederla uscire così velocemente di scena. Allora mi sono chiesto: tre nomination agli oscar saranno certamente dovuti al 'resto'. Macchè. Fra auto a dir poco buffonescamente camuffate per renderle futuribili, ed un cas... incredibile, si inizia a comprendere qualcosa a metà film. Girato in modo orribile, non ci si rende conto davanti a cosa ci troviamo. Se un disaster movie, un dark movie, una commedia frivola, o qualcosa d'altro. Un plauso alla grande interpretazione di Michael Caine, l'unico oscar che sarebbe stato proponibile dare. Il risultato è affidato a Clive Owen, che manca totalmente di magnetismo e regge a malapena tutto il peso della pellicola.
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Le premesse c'erano tutte: un buon cast, impreziosito dalla superba Julian Moore, che aimhè muore subito. Sono rimasto di sasso nel vederla uscire così velocemente di scena. Allora mi sono chiesto: tre nomination agli oscar saranno certamente dovuti al 'resto'. Macchè. Fra auto a dir poco buffonescamente camuffate per renderle futuribili, ed un cas... incredibile, si inizia a comprendere qualcosa a metà film. Girato in modo orribile, non ci si rende conto davanti a cosa ci troviamo. Se un disaster movie, un dark movie, una commedia frivola, o qualcosa d'altro. Un plauso alla grande interpretazione di Michael Caine, l'unico oscar che sarebbe stato proponibile dare. Il risultato è affidato a Clive Owen, che manca totalmente di magnetismo e regge a malapena tutto il peso della pellicola. Frà tutta quella confusione che sembra scaturita da un film disaster degli anni '70, e sullo sfondo comunque di una patina giustamente plumbea, ci sono solo due scene degne di nota: la prima è assistere ad un vero parto (per chì non se ne fosse accorto). La seconda è invece un messaggio, l'unico messaggio che esce imperioso, edificante. Mi riferisco alla scena dove la donna con il bimbo appena partorito fugge assieme ad Owen, in mezzo a soldati, ai ribelli, insomma al finimondo. Ecco quell'attimo vale da solo il biglietto d'ingresso. Sembra che l'umanità si arresti per un istante nel suo incedere stupido, arrogante, ingiusto. Un messaggio immenso, anche se espresso registicamente ormai troppo tardi per raddrizzare le sorti di un film che dice poco o niente. Primo perchè il 2027 è troppo vicino per proporre una sterilità a livello globale (ed il problema per cui in Occidente si nasce di meno và ricercato in ben altri ragioni di 'ordine contingente, monetario o no?. Dateci la possibilità (i quattrini) invece che spillarci, e dissanguare le famiglie e poi vedremo!!!!!!!!!!!!. Un buon Chiwetel Ejiofor, tutto il resto è aprossimativo e privo di spessore.
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(di davidalcor)
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(di fridolin)
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romeo79
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sabato 18 novembre 2006
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2027 odissea in inghilterra
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L'uomo è sull'orlo dell'estinzione: inquinamento,esperimenti di genetica, surriscaldamento globale...chi può dirlo.Fatto sta che da 18 anni non nascono più bambini.Nemmeno uno.Uno stillicidio sadico,un lento decimarsi gravato dalla consapevolezza che non c'è salvezza, non c'è nè ci sarà nessun futuro.E in un ottica del genere il presente non ha più senso di esistere.Il presente è orrore, odio razziale, guerriglia urbana; è fatto di palazzi fatiscenti, di auto sfasciate a bordo strada, di assoluta perdità di identità culturale e nazionale.Nulla più esiste,tutto si mescola in una vertigine di follia pre-morte.Vivere senza poter tramandare i propri geni è la somma punizione per un genere umano ormai "degenerato".
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L'uomo è sull'orlo dell'estinzione: inquinamento,esperimenti di genetica, surriscaldamento globale...chi può dirlo.Fatto sta che da 18 anni non nascono più bambini.Nemmeno uno.Uno stillicidio sadico,un lento decimarsi gravato dalla consapevolezza che non c'è salvezza, non c'è nè ci sarà nessun futuro.E in un ottica del genere il presente non ha più senso di esistere.Il presente è orrore, odio razziale, guerriglia urbana; è fatto di palazzi fatiscenti, di auto sfasciate a bordo strada, di assoluta perdità di identità culturale e nazionale.Nulla più esiste,tutto si mescola in una vertigine di follia pre-morte.Vivere senza poter tramandare i propri geni è la somma punizione per un genere umano ormai "degenerato".
Tutte le capitali mondiali sono in subbuglio, date alle fiamme e sventrate dai disordini.
Slavi, russi, arabi, rumeni, tedeschi sbarcano in Inghilterra, che ancora si regge malamente in piedi, per cercare di vivere in pace la loro agonia, ma vengono rinchiusi in ghetti, seviziati e spesso uccisi in virtù di un presunto quanto assente ordine sociale.
Spocchiosi dirigenti politici vezzosamente si circondano di opere d'arte nelle loro fortezze, tracannando vino rosso e rimandando o meglio rimuovendo ogni considerazione sulla propria misera condizione di esseri umani sterili, mentre fuori la "peste" dell'odio imperversa.
Qualcuno (Michael Caine) si rinchiude in un cottage nel bosco ai confini del mondo ad attendere la fine di tutto fumando marijuana alla "fragola" al suono di Ruby Tuesday.Ognuno insomma è in attesa di andarsere, e per chi avesse fretta il governo mette a disposizione dei pratici kit per suicidi,per crepare in modo rapido e indolore.
Gruppi di sovversivi tra cui Julian(Julianne Moore)si battono contro le autorità fasciste,apparentemente in favore delle comunità di immigrati,in realtà accecati dalle loro stesse idee e dalla mera rivendicazione di merito,al punto da perdere di vista il senso e la reale potenzialità della loro "scoperta",il miracolo della vita che nonostante tutto esplode con tutta la sua forza.
E' una giovane e sprovveduta ragazza di colore, Kee, che insiegabilmente porta dentro di se il seme della rinascita,la prima bambina maibata da 18 anni.
Su questo sfondo si muove Theo (Clive Owen), solido come una roccia, quadrato come marmo, alcolista inaridito e squarciato dalla perdita di un figlio e, nel corso del film, della ex-moglie.A lui toccherà abbracciare la croce e sacrificarsi per l'umana rinascita, sarà lui a dover correre a piedi nudi nel fango, nel ghetto dantesco nel cuore di Londra, un'immensa Babele sul punto di collassare.Tra palazzi bombardati,dovrà schivare proiettili, beccarsene uno nello stomaco, assistere alla morte dei suoi cari,e infine alla sua per poter sentire e far sentire di nuovo il vagito dimenticato di un bambino.
Spietato, cinico, disilluso, l'"occhio" di Cuaròn ci accompagna in presa quasi diretta come un coraggioso freelance per 144 minuti buoni, per lasciarci senza fiato, sfiniti per il troppo correre,infreddoliti e assordati, ma di sicuro scossi.Tutto è cosi dannatamente reale e verosimile, che si ha l'impressione che sia accaduto per davvero,o stia accadendo giorno per giorno.Abbiamo già visto tutto al telegiornale, le stesse scene, gli stessi scoppi, le stesse urla.Un attimo di pausa, di poesia nel momento in cui la neonata viene mostrata ai soldati, poi tutto ricomincia, per non finire mai più.
Chissà cosa ci riserverà la barca del "Domani".Speriamo non sia troppo tardi.
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nuanda
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lunedì 7 maggio 2007
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antico e nuovo testamento in children of men?
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...Dio punisce l'umanità (violenta, inquinatrice, priva di carità verso il prossimo) con una sorta di "Piaga d'Egitto": l'infertilità.
Tra scene apocalittiche ambientate in un'Inghilterra del futuro prossimo, balcanizzata e iraqizzata, governata con metodi nazisti, il regista - o se si preferisce, Dio - offre infine un'oppotunità di riscatto all'Uomo. Almeno per un istante, alla vista di una neonata (miracolosamente nata da una Madonna nera e protetta da un "S.Giuseppe" - padre putativo - ex rivoluzionario) l'umanità (soldati e profughi, rivoltosi e disperati) mostra meraviglia e commozione, nell'infuriare di una cruentissma battaglia.
...Allora l'Umanità è salva: la Madonna nera e la sua bambina si salveranno, raccolte dalla nave-arca: "Tomorrow".
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...Dio punisce l'umanità (violenta, inquinatrice, priva di carità verso il prossimo) con una sorta di "Piaga d'Egitto": l'infertilità.
Tra scene apocalittiche ambientate in un'Inghilterra del futuro prossimo, balcanizzata e iraqizzata, governata con metodi nazisti, il regista - o se si preferisce, Dio - offre infine un'oppotunità di riscatto all'Uomo. Almeno per un istante, alla vista di una neonata (miracolosamente nata da una Madonna nera e protetta da un "S.Giuseppe" - padre putativo - ex rivoluzionario) l'umanità (soldati e profughi, rivoltosi e disperati) mostra meraviglia e commozione, nell'infuriare di una cruentissma battaglia.
...Allora l'Umanità è salva: la Madonna nera e la sua bambina si salveranno, raccolte dalla nave-arca: "Tomorrow".
S'intravede quasi la speranza di un nuovo Patto fra Dio e l'Uomo che ci liberi
Film sospeso fra racconto biblico ( e speranza, e fede cristiana?)e poesia. Notevole.
Ottima, e comunque abbastanza originale, questa "trattazione" di un tema già rappresentato nell'ambito della Science Fiction c.d. "sociologica".
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writer58
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giovedì 19 aprile 2012
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this is the end...
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2027. Da 18 anni l’umanità è condannata alla sterilità, dal 2009 non nascono più i bambini. Il più giovane abitante del pianeta – un ragazzo di 18 anni, figlio di due proletari di Buenos Aires- viene ucciso in una rissa, all’uscita di un locale. Il mondo intero ne piange la fine come se, insieme a lui, fosse scomparsa la speranza di un futuro. Così inizia "I figli degli uomini" (children of men), il terzo film del regista messicano Alfonso Cuarón, tratto dall’omonimo romanzo di P.D. James
Il mondo del 2027 assomiglia a quello di oggi: inquinamento e devastazione ambientale, terrorismo islamico e di gruppi militanti, schermi televisivi e dispositivi satellitari persino negli autobus londinesi, gigantesche sacche di povertà e di emarginazione, ma soprattutto una feroce lotta all’immigrazione clandestina.
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2027. Da 18 anni l’umanità è condannata alla sterilità, dal 2009 non nascono più i bambini. Il più giovane abitante del pianeta – un ragazzo di 18 anni, figlio di due proletari di Buenos Aires- viene ucciso in una rissa, all’uscita di un locale. Il mondo intero ne piange la fine come se, insieme a lui, fosse scomparsa la speranza di un futuro. Così inizia "I figli degli uomini" (children of men), il terzo film del regista messicano Alfonso Cuarón, tratto dall’omonimo romanzo di P.D. James
Il mondo del 2027 assomiglia a quello di oggi: inquinamento e devastazione ambientale, terrorismo islamico e di gruppi militanti, schermi televisivi e dispositivi satellitari persino negli autobus londinesi, gigantesche sacche di povertà e di emarginazione, ma soprattutto una feroce lotta all’immigrazione clandestina. Gli immigrati vengono rinchiusi in gabbie, sorvegliati da poliziotti armati, sono ammassati in centri di espulsione, giustiziati in modo sommario, una pubblicità martellante ricorda che è “reato dare da mangiare, bere, ospitare, proteggere i clandestini”.
La Londra del 2027 ricorda, per certi versi, le atmosfere di Blade Runner: gli stessi megaschermi, l’identico clima plumbeo e livido, la stessa disumanizzazione brulicante e anonima. La massa sterminata di derelitti che viene cacciata dai confini del Regno Unito simboleggia la fine del sogno dell’integrazione multirazziale e insieme la ferocia di una società destinata all'estinzione.
Dentro questo scenario fosco, da autunno del mondo, il protagonista Theo ( l’ottimo Clive Owen) viene rapito da un gruppo terrorista che sostiene i diritti degli immigrati e costretto a richiedere a un suo amico del governo un “permesso di transito” per una giovane donna di colore di origine africana.
Stretto tra i gruppi fondamentalisti, la polizia e le tribù di teppisti che imperversano nel sud dell’Inghilterra, il protagonista scopre ben presto la sconvolgente verità: la donna è incinta, il futuro del mondo è affidato, come nei suoi esordi, a una donna nera. Insieme cercheranno di fuggire verso un problematico approdo, mentre intorno a loro la rivolta e gli scontri tra polizia e insorti tocca un parossismo di violenza e assume le caratteristiche di una guerra civile.
“E' stata una scelta molto cosciente: volevamo che l'unica donna al mondo a potere concepire un bambino fosse nera, di estrazione umile e africana”, ha affermato il regista in una intervista.
"I figli degli uomini" mi è parso un apologo ben costruito sull’ “inverno prossimo venturo”. Il linguaggio cinematografico è secco ed essenziale e la sceneggiatura appare serrata e avvincente.
Insieme a Iñarritu (Amores Perros, 21 grammi, Babel), Cuarón rappresenta un esponente di primo piano del nuovo cinema messicano, un cinema capace di interpretare in modo non convenzionale le angosce del presente, al di fuori degli schemi dell’industria di Hollywood.
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cineofilo92
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domenica 26 agosto 2007
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la fine del mondo, la fine dell'uomo
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Ancora una volta il cinema si tinge di scenari post atomici e guerra globale. Con sprezzo e coraggio, Alfonso Cuaròn ha affrontato un tema abusato mantenendolo però a livelli alti, condendolo con la giusta dose di ironia, violenza, desolazione. é uno dei pochi film di adesso che non si impantana nei suoi stessi obiettivi, è assolutamente convincente. Le intrerpetazioni sono credibili.
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lg
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martedì 7 agosto 2007
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un dramma non così fantasioso
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l'angoscia comicia ad assalire lo spettatore sin dai primi minuti, la speranza si insinua timida alla vista del nero grembo materno, il pathos incalza fino al pianto liberatorio della formidabile creatura... l'uomo può tirare un sospiro di sollievo.
Ma è davvero finita qui?...
Pellicola toccante e coinvolgente, ricca di tensioni emotive: attendevo però con ansia un finale molto più incoraggiante... che purtroppo non c'è stato: la speranza del mondo prenderà il largo?
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(di aliscia '89)
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sc
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sabato 13 ottobre 2007
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attuale
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Bellissimo questo "I Figli degli uomini". Evocando tutte le angosce degli Inglesi, il fascismo (che pure non hanno mai avuto), il razzismo , il pericolo di estinzione della razza umana, il messicano Cuaròn realizza un film di fantascienza durissimo e reale. Il cinico e disincantato Clive Owen si trova suo malgrado, novello San Giuseppe, a salvare la sua improbabile Maria e il figlio che porta in grembo. Si muoverà in un'Inghilterra allo sbando, che pur resiste con metodi brutali alla decadenza, tra terrorismo, apartheid, violenza , natalità zero. L'unico difetto di questo film probabilmente è la troppa attualità. Un mondo che se ne frega di Guantanamo, dei problemi etici legati alle nuove tecnologie, che condanna l'immigrazione, ignora i problemi dovuti alla natalità ormai negativa in occidente,delle guerre esportatrici di democrazia, dove ancora oggi,all'indomani del nobel ambientalista a Gore c'è chi nega a gran voce il nostro declino, questo film apparirà stupido,falso.
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Bellissimo questo "I Figli degli uomini". Evocando tutte le angosce degli Inglesi, il fascismo (che pure non hanno mai avuto), il razzismo , il pericolo di estinzione della razza umana, il messicano Cuaròn realizza un film di fantascienza durissimo e reale. Il cinico e disincantato Clive Owen si trova suo malgrado, novello San Giuseppe, a salvare la sua improbabile Maria e il figlio che porta in grembo. Si muoverà in un'Inghilterra allo sbando, che pur resiste con metodi brutali alla decadenza, tra terrorismo, apartheid, violenza , natalità zero. L'unico difetto di questo film probabilmente è la troppa attualità. Un mondo che se ne frega di Guantanamo, dei problemi etici legati alle nuove tecnologie, che condanna l'immigrazione, ignora i problemi dovuti alla natalità ormai negativa in occidente,delle guerre esportatrici di democrazia, dove ancora oggi,all'indomani del nobel ambientalista a Gore c'è chi nega a gran voce il nostro declino, questo film apparirà stupido,falso. Per gli altri è un capolavoro,arricchito da grandi attori (a parte forse la Claire-Hope Ashitey) e da alcuni momenti di cinema memorabili come la carrellata nella battaglia,evocante la guerra nei Balcani e sbalorditiva nella realizzazione.
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riccardo
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venerdì 27 aprile 2007
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parabola politica
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Un antieroe disilluso, un medioevo prossimo venturo, una missione da portare a temine in mezzo a un'umanità varia e pericolosa, mancanza di fiducia nei confronti della politica: piacerà a chi è piaciuto 1997 - Fuga da New York. Durante la corsa verso la salvezza c'è anche una scena in cui i protagonisti passano in mezzo a un funerale kamikaze, in cui uomini armati portano e inneggiano al loro compagno.
Si può però evitare questo futuro con un nuovo umanesimo che si ricolleghi idealmente agli anni '60 (evocati da una certa atmosfera hippie e da una colonna sonora dell'epoca - King Crimson, John Lennon, Donovan).
I figli degli uomini potrebbe essere in effetti il manifesto di gruppi religiosi/ecologisti e potrebbe diventare nel tempo un piccolo cult.
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Un antieroe disilluso, un medioevo prossimo venturo, una missione da portare a temine in mezzo a un'umanità varia e pericolosa, mancanza di fiducia nei confronti della politica: piacerà a chi è piaciuto 1997 - Fuga da New York. Durante la corsa verso la salvezza c'è anche una scena in cui i protagonisti passano in mezzo a un funerale kamikaze, in cui uomini armati portano e inneggiano al loro compagno.
Si può però evitare questo futuro con un nuovo umanesimo che si ricolleghi idealmente agli anni '60 (evocati da una certa atmosfera hippie e da una colonna sonora dell'epoca - King Crimson, John Lennon, Donovan).
I figli degli uomini potrebbe essere in effetti il manifesto di gruppi religiosi/ecologisti e potrebbe diventare nel tempo un piccolo cult.
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riccardo
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lunedì 20 novembre 2006
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futuro non troppo prossimo
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Dopo"Harry Potter e il prigioniero di Azkaban",Alfonso Cuaròn torna con un film futuristico,ambientato in un 2027 molto prossimo,dove quasi nulla è cambiato ma dove tutto sembra essere estremizzato,portato al limite della follia.Il mondo(rappresentato dall'Inghilterra dove il film è ambientato)è politicamente diviso,il popolo frammentato in gruppi terroristici,ognuno con un proprio ideale;gli immigrati sembrano deportati,segregati in delle gabbie come animali;la polizia ha instaurato un proprio dominio assolutistico,quasi non dipendesse da nessuno Stato,uccidendo ininterrottamente e picchiando in pubblico chiunque tenti di evadere dalla sua autorità,spietatamente e senza ragione;ma la cosa che caratterizza questa nuova generazione è la scomparsa della fertilità delle donne:la mancanza del candore infantile ha avvolto l'umanità nelle tenebre(Cuaròn utilizza nuovamente un'atmosfera dark)della guerra e del male.
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Dopo"Harry Potter e il prigioniero di Azkaban",Alfonso Cuaròn torna con un film futuristico,ambientato in un 2027 molto prossimo,dove quasi nulla è cambiato ma dove tutto sembra essere estremizzato,portato al limite della follia.Il mondo(rappresentato dall'Inghilterra dove il film è ambientato)è politicamente diviso,il popolo frammentato in gruppi terroristici,ognuno con un proprio ideale;gli immigrati sembrano deportati,segregati in delle gabbie come animali;la polizia ha instaurato un proprio dominio assolutistico,quasi non dipendesse da nessuno Stato,uccidendo ininterrottamente e picchiando in pubblico chiunque tenti di evadere dalla sua autorità,spietatamente e senza ragione;ma la cosa che caratterizza questa nuova generazione è la scomparsa della fertilità delle donne:la mancanza del candore infantile ha avvolto l'umanità nelle tenebre(Cuaròn utilizza nuovamente un'atmosfera dark)della guerra e del male.Il film è complesso,è contemporaneamente un'ammonizione al mondo d'oggi e un immaginario mondo del futuro dove le guerre e l'odio giungono al culmine distruggendo tutto e offuscando ogni cosa col fumo delle bombe e degli spari.La nascita della bambina,verso la fine del film,ricorda un pò l'avvento di Cristo:la giovane madre tiene stretta tra le braccia la figlia avvolta in un misero panno e passando tra i soldati e il popolo inferocito,ferma la guerra per pochi attimi,in cui la bambina(una nuova speranza di generare altre vite) viene contemplata in tutta la sua tenerezza e innocenza.Il regista inserisce nel finale una grande dose di speranza quando la ragazza e il suo salvatore,Theo(Clive Owen)che l'ha accompagnata per tutto il viaggio,proteggendola a costo della vita,aspettano in mare,su una barchetta,la nave che li porterà alla salvezza,una nave chiamata"Tomorrow",domani.Cuaròn,inaspettatamente,sembra favorire la violenza per descrivere il male della guerra e dell'odio,creando nello spettatore un senso d'inquietudine e di paura che lo porta a riflettere sulla pessima condizione del mondo d'oggi e di un domani non di certo migliore.Bravi gli attori,buona la sceneggiatura,originalissima l'idea di inserire le risa dei bambini in sottofondo ai titoli di coda,un pò noiosetto l'inizio.www.cinemailaviu.blogspot.com
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antonello villani
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mercoledì 13 dicembre 2006
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paure ed inquietudini del terzo millennio
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Fantathriller misto a fantapolitica. Alfonso Cuaròn raccoglie paure ed inquietudini del terzo millennio portando sullo schermo le catastrofi di un futuro prossimo venturo. Anno 2027. Il mondo è funestato da guerre e malattie, le donne sono sterili, la razza umana è destinata all’estinzione, i notiziari annunciano la morte del più giovane abitante del pianeta. Tratto dal romanzo di P.D. James, “I figli degli uomini” è un film che vuole svegliare le coscienze dal torpore in cui sono cadute, un grido d’allarme proprio quando il mondo si avvia alla distruzione. Si torna a parlare di inquinamento, esperimenti genetici, effetto serra, raggi gamma, perché risulta difficile pensare al futuro se è in atto una guerra planetaria e gli immigrati vengono deportati nei campi di concentramento.
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Fantathriller misto a fantapolitica. Alfonso Cuaròn raccoglie paure ed inquietudini del terzo millennio portando sullo schermo le catastrofi di un futuro prossimo venturo. Anno 2027. Il mondo è funestato da guerre e malattie, le donne sono sterili, la razza umana è destinata all’estinzione, i notiziari annunciano la morte del più giovane abitante del pianeta. Tratto dal romanzo di P.D. James, “I figli degli uomini” è un film che vuole svegliare le coscienze dal torpore in cui sono cadute, un grido d’allarme proprio quando il mondo si avvia alla distruzione. Si torna a parlare di inquinamento, esperimenti genetici, effetto serra, raggi gamma, perché risulta difficile pensare al futuro se è in atto una guerra planetaria e gli immigrati vengono deportati nei campi di concentramento. Tra cortei ed attentati un uomo con un passato da rivoluzionario deve mettere in salvo una ragazza incinta; aiutato da un gruppo di manifestanti con la pretesa di cambiare il destino dell’umanità, Theo sfiderà la morte pur di tenere fede alla sua promessa. Il regista messicano dirige un film dal ritmo serrato affidandosi alla perfetta ricostruzione degli ambienti: spettrale l’atmosfera di una Londra ridotta in macerie, livida la fotografia di Lubezki ed angosciante il quadro politico di un futuro non molto lontano. I protagonisti Clive Owen e Julianne Moore –peccato che l’attrice di X-Files non resti a lungo sullo schermo- creano la giusta tensione emotiva ricordando il passato di militanti ed il dramma del figlio scomparso; Michael Caine, capelli lunghi e spinello sempre in mano, ricalca il cliché del politicante di sinistra rifugiato in un cottage lontano dalla civiltà. Cuaròn conduce un gioco sottile restando sospeso tra thriller e fantascienza, ci regala una storia inquietante che vuole essere un monito per tutti quelli che distruggono le risorse del pianeta, ricrea nei dettagli un mondo in preda alla più totale confusione. Notiziari, bombe, manifestanti, uccisioni, rapimenti, ideologie, immigrati, nel 2027 tutto è foriero di morte e distruzione. Finale retorico con i militari che s’inchinano al neonato in braccio alla madre, eppure “I figli degli uomini” resta un esempio di cinema con la maiuscola: emoziona come solo i grandi film sono capaci di fare.
Antonello Villani
(Salerno)
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[+] julianne moore e x-files
(di bufalo)
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[+] risposta per bufalo
(di antonello villani)
[ - ] risposta per bufalo
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