Synecdoche, New York

Un film di Charlie Kaufman. Con Robin Weigert, Jennifer Jason Leigh, Frank Girardeau, Hope Davis, Samantha Morton.
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Commedia, durata 124 min. - USA 2008. MYMONETRO Synecdoche, New York * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 5 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,75/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
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 critica * * - - -
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Un regista di teatro, in difficoltà con il suo lavoro e con la donna della sua vita, cerca di ricreare una replica di New York all'interno di un teatro come parte del suo spettacolo.
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primo piano
Un film che è tanto complesso quanto è personale e coerente
Giancarlo Zappoli     * * * - -

Caden Cotard, regista teatrale, sta per montare un nuovo spettacolo ma si sente frustrato. La moglie Adele lo lascia per proseguire la carriera di pittrice a Berlino portando con sé la figlioletta Olive. Madeleine, la sua analista, è più attenta alle sorti del suo nuovo libro che a quelle del suo paziente. La sua relazione con la bella Hazel è durata poco. Per di più è afflitto da una misteriosa malattia.
Ossessionato dal timore di una morte imminente decide di riunire un gruppo di attori che dovranno mettere in scena la sua vita in un enorme spazio al coperto che riproduce i luoghi da lui frequentati. La scenografia si espande insieme alla sempre maggiore complessità della vita di Caden la cui figlia è caduta sotto l'influsso di Maria (amante della madre) mentre il padre non riesce a dimenticare Adele.
"La sinèddoche (dal greco συνεκδοχή, «ricevere insieme») è una figura retorica che consiste nell'uso in senso figurato di una parola al posto di un'altra, mediante l'ampliamento o la restrizione del senso. La sostituzione può essere: la parte per il tutto ("la vela" al posto di "nave"); di una qualità/caratteristica per il tutto ("il ferro" al posto della "spada"); del tutto per la parte ("una borsa di serpente" al posto di "una borsa di pelle di serpente"); del singolare per il plurale e viceversa ("l'Italiano" - inteso come persona - "all'estero" per "gli Italiani all'estero"); del genere per la specie e viceversa ("il mortale" per "l'uomo")" (Wikipedia).
Charlie Kaufman, dopo una carriera ricca di riconoscimenti quale sceneggiatore (suoi sono, a puro titolo di esempio, gli script di Essere John Malkovich, Confessioni di una mente pericolosa, Se mi lasci ti cancello) giunge finalmente alla regia e si scopre libero di liberare tutta la sua creatività. A partire proprio da una figura retorica che, dichiarata nel titolo, gli permette un numero pressoché infinito di acrobazie narrative. Ne nasce un film estremamente complesso ma proprio per questo altrettanto estremamente personale e coerente.
Nella vita di Caden si riassumono le ossessioni quasi pirandelliane dell'autore il quale vorrebbe poter controllare e dirigere la propria vita così come fa con i personaggi e con gli attori chiamati a dare loro volto, voce e sentimenti. Quando poi, come in questo caso, gli attori si trovano a riprodurre la vita, sempre più ossessivamente intricata, di chi li dirige le differenze le distanze finiscono con l'annullarsi in un gioco di raddoppiamenti che si fa sempre più intellettualmente stimolante quanto più si complica. Fino a quando la morte comincerà a far sentire realmente la propria presenza prendendo in mano la 'regia'.

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Incasso Totale* Usa: $ 2.853.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 18 gennaio 2009
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Film affascinante, folle o assolutamente normale

sabato 17 novembre 2012 di Bartleby Corinzio

Ci sono personaggi in cerca d'autore e autori in cerca di personaggi, ci sono personaggi che interpretano l'autore che li ha scritturati per interpretarlo e magari anche auto-dirigerlo. Tutto questo accade sì nel mondo dell'arte ma anche, e forse con maggior "recita" nella vita reale. Così come quando il personaggio che va in crisi trova il sostegno dell'autore, che ne suggerisce le contromosse, allo stesso modo l'autore che va in crisi si issa - o magari continua »

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"Synecdoche" di Kaufman Una New York esagerata

di Boris Sollazzo Liberazione

Charlie Kaufman, sceneggiatore da Oscar per Eternal Sunshine of spotless mind (il titolo italiano, ignobile, è "Se mi lasci ti cancello"), ha preso la macchina da presa in mano e ha pensato di raccontare New York, filtrandola attraverso la sua mente e la sua arte (e forse la sua vita). O viceversa. Ottimo e straniante l'esordio di questo cinematografaro eclettico (scrive, per hobby, anche colonne sonore), sodale di Spike Jonze e conoscitore delle contorte strade che l'uomo ama prendere per poi perdersi. »

Charlie Kaufman creates a world where futility fights to coexist with function

di Carina Chocano The Los Angeles Times

Synecdoche, New York", screenwriter Charlie Kaufman's wildly ambitious directorial debut, recalls the Jorge Luis Borges story in which the imperial cartographers make a map of the empire so detailed and true-to-life that it takes on the exact dimensions of the territory and ends up covering it entirely. Jean Baudrillard famously inverted the story to illustrate his idea about the "precession of simulacra," a postmodern condition in which the representation of something comes before the thing it represents, breaking down the distinction between representation and reality completely. »

Così Kaufman mette in scena la depressione

di Valerio Caprara Il Mattino

Charlie Kaufman è uno sceneggiatore d'insolito talento e poetica bizzarria ed è ovvio che si aspettasse con grande interesse il suo esordio nella regia. Purtroppo, però, «Synecdoche, New York» non fa che sollecitare a dismisura il suo ego ed evidenziare al massimo le debolezze e gli equivoci già riscontrabili nei (buoni) film diretti da altri come «Essere John Malkovich» o «Se mi lasci ti cancello». La figura retorica citata dal titolo, del resto, sembra alquanto appropriata per svelare le spropositate ambizioni di Kaufman: strumentalizzare nel corso di un racconto a forte intensità allegorica la parte (le vicende dei personaggi) per il tutto (il senso della vita), o viceversa. »

Dreamer, Live in the Here and Now

di Manohla Dargis The New York Times

To say that Charlie Kaufman's “Synecdoche, New York” is one of the best films of the year or even one closest to my heart is such a pathetic response to its soaring ambition that I might as well pack it in right now. That at least would be an appropriate response to a film about failure, about the struggle to make your mark in a world filled with people who are more gifted, beautiful, glamorous and desirable than the rest of us — we who are crippled by narcissistic inadequacy, yes, of course, but also by real horror, by zits, flab and the cancer that we know (we know!) is eating away at us and leaving us no choice but to lie down and die. »

Synecdoche, New York | Indice

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