Corte d'assise

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Un legal thriller italiano Valutazione 3 stelle su cinque

di samanta


Feedback: 91118 | altri commenti e recensioni di samanta
lunedė 4 maggio 2026

Il film uscì nel gennaio 1931 (realizzato nel 1930), è la seconda pellicola sonora del cinema italiano, il primo film fu La Canzone dell'amore, girato nel 1930 con la regia di Gennaro Righelli, Corte d'Assise è il primo film italiano del genere giallo/poliziesco, lo stesso anno usciva Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini la prima commedia "leggera" sonora italiana. La produzione oltre la Cines di Roma è l'Anonima Pittaluga una società di Torino, il cui titolare Stefano Pittaluga (aveva assorbito anche la Cines) è stato un personaggio importante del cinema italiano anche per l'introduzione del sonoro in Italia.
Per comprendere il film, ambientato in una città moderna senza nome, occorre considerare che nel 1930 vigeva ancora il sistema delle giurie (10/12 componenti) che decideva sulla colpevolezza dell'ìimputato, mentre al Presidente della Corte spettava l'emanazione della sentenza e l'eventuale pena. 
Nella lussuosa villa di Adolfo Calandri (Camillo De Rossi) ricco banchiere spregiudicato e donnaiolo impenitente si svolge un piccolo ricevimento, tra gli invitati ci sono il giornalista Aroldo Cramoli (Renzo Ricci), la giovane Dora Bardi (Lia Franca), Carlo Astorrri (Giovanni Cimara), a un certo punto s sente uno sparo nel parco e subito dopo irrompe tra gli invitati la moglie di Carlo: Leda (Marcella Albani) che ha visto cadere Calandri. Il giornalista si precipita nel parco, sorprendendo il guardiabosco Marcello Barra (Carlo Ninchi) vicino al cadavere che ripone nella fondina una pistola e si fa consegnare dopo qualche resistenza, l'arma. Chiamata la polizia e il giudice istruttore, il guardiabosco viene arrestato anche perchè il bossolo ritrovato corrisponde al proiettile mancante nell'arma, il giornalista continua per suo conto le ricerche, riesce ad entrare nell'alloggio di Calandri, nota la fotografia di Leda e porta via delle carte. Al processo condotto da un burbero Presidente (Luigi Carini), Marcello, pur negando l'accusa, ammette di essere stato geloso del morto, perché metteva le mani addosso addosso a sua cognata ( Elvira Marchionni) cameriera del banchiere, depone il giornalista che produce un pezzo di lettera da cui si deduce un rapporto tra  Calandri e Leda, la donna chiamata a deporre ammette che Cramoli voleva andare a letto con lei che sposata non voleva, ma il banchiere la ricattava perché se non cedeva avrebbe portato alla polizia i documenti che provavano una grave truffa del fratello denunciandolo. Qundo tutte le circostanze sembrano contro la donna, Leda per salvare il fratello anche lui presente nel giardino, ammette di avere sparato, nel giardino viene effettuato dal Presidente con tutti gli interessati,  un sopralluogo da cui si evince che Leda non poteva avere sparato essendo la pistola appesa ad un gancio troppo in alto per lei, infine Marcello messo alle strette confessa l'omicidio, nel frattempo arrriva una lettera del fratello di Leda che si era suicidato, nella missiva proclamava l'innocenza di Leda e sua.
E' un film ovviamente datato, precorritore di innumerevoli pellicole specie di Hollywood (La giuria, Verdetto) che si sono susseguite fino ad oggi, ambientati nell'aula di un Tribnale i c.d. "legal Thriller". ad esempio il comportamento della giuria gli scontri tra i difensori e l'accusa e così via. Il film come si usava allora è estremamente conciso, ma pur nella brevità della vicenda (70 minuti) sostanzioso: la suspense è assicurata sino alla fine: chi è l'assassino Leda, il fratello, il marito o Marcello? I personaggi sono abbastanza approfonditi psicologicamente: il banchiere "rapace" finanziere e porcaccione con le donne come con la cameriera salvata in extremis dal cognato; il Presidente che con la sua arguzia e astuzia risolve il caso, il giornalista interpretato da Renzo Ricci uno dei giganti del teatro italiano che cerca il "gossip" ad ogni costo qui un pò a disagio come attore cinematografico; il guardiaccia scontroso e taciturno freddo assassino interpretato dal bravissimo Carlo Ninchi famoso attore, appartenente ad una dinastia di attori. Le 2 attrici protagoniste sono innanzitutto Marcella Astori diva del cinema muto non solo in Italia, molto bella interpreta Leda discretamente una parte difficile, anche se purtroppo non riesce a dimenticare la teatralità e la gestualità necessarie nel muto, invece Lia Franca giovanissima attrice si trova a suo agio nella parte di Dora, molto graziosa recita modernamente perfettamente accordata allo strumento del sonoro che cambiò radicalmente il cinema, la Franca a 14 anni è Miss Trieste, a 16 anni si trasferì a Torino per mettersi in contatto con la società Pittaluga, nel 1930 (18 anni) va a Roma e interpreta questo film, l'anno successiva sarà Mariuccia ne Gli uomini che mascalzoni, dopo nel 1932 si sposa abbandonando il cinema e sparisce senza dare più notizie di sé, muore a Roma nel 1988.

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