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E' un film di produzione italiana, uscito nel 1991 e tratto da un romanzo di Moravia, è l'ultima pellicola diretta da Mauro Bolognini, una delle firme più illustri e note del cinema italiano nel periodo 1954-1991, direttore di molte commedie "all'italiana" passando da commedie leggere (Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo; Marisa la civetta), a commedie più impegnate e drammatiche (Il bell'Antonio, La giornata balorda, Agostino), diradò le regie negli anni '80 (La venexiana).
Stefano (Julian Sands) soggettista cinematografico ritorna a Roma per lavorare per una sceneggiatura con un regista Piero con cui aveva già lavorato l'anno prima, la produzione gli ha destinato una bella casa con giardino, ha con sé la bella moglie Alina (Joanna Pacula), il loro è un rapporto "aperto" con reciproci tradimenti saltuari. Alina però lo informa che pur essendo Stefano il suo unico amore, ha deciso di avere un rapporto più stabile con un musicista conosciuto a Roma: Paolo (Tchéky Karyo), starà con marito ma il venerdì andrà nella villa di Paolo sul mare per ritornare la domenica, il patto con il marito è che gli racconterà nel dettaglio i rapporti con Paolo. Stefano che ha accettato il patto con il passare del tempo diventa sempre più geloso, non servendogli le distrazioni con una prostituta (Sonia Topazio) e con l'ex fidanzata Luisa (Lara Wendel), ma la gelosia aumenta e Stefano diventa ossessionato da Alina. Un giorno Alina ritorna sconvolta e alla fine confessa la marito che Paolo l'aveva presa violentandola e picchiandola, ma la cosa non l'infantidisce anzi l'appassiona, così continuano gli incontri con le botte. Una notte Alina dorme, ma Stefano decide di svegliarla e fa sesso con lei mezza addormentata e poi riprende a dormire; Alina sveglia si reca in giardino dove nascosto c'era Paolo che le salta addosso frustando con la cinghia e poi la prende da dietro. Alina confessa a Stefano che ha notato i segni sulla schiena, quello che è avvenuto ma la cosa le è piaciuta perchè ha capito di amare anche Paolo. Stefano quasi impazzito la segue il giorno dopo venerdì sera, nella villa di Paolo la vorrebbe uccidere ma desiste e vagabonda sulla spiaggia, quanto ad Alina proprio quella sera è riempita di botte da Paolo da cui fugge sconvolta non volendo più vederlo. Costeggiando la spiaggia con la macchina vede Paolo scende dall'auto e corre ad abbracciarlo: ha capito che Paolo la odia e lei ama Stefano.
E' triste vedere un regista come Bolognini osannato dalla critica e dalle giurie di vari premi, ridotto a dirigere un softporno come si usava negli anni '70 e '80, il film si basa su una sceneggiatura piatta e inconsistente, con risvolti di drammaticità che certamente non turbano ma sfiorano il ridicolo, come quando Paolo suona il pianoforte come pestasse in un mortaio, i dialoghi sono banali e assurdi con Alina che presa a frustate e violentata brutalmente, afferma di avere capito cos'è l'amore, ma poi in poche ore cambia opinione e l'unico amore diventa Stefano perché lei ha capito l'odio di Paolo. Non si intravede alcun approfondimento psicologico o umano dei personaggi da parte del regista: Alina interpreta da un'attrice polacca Joanna Pacula con un non esaltante curriculum si esibisce in nudi integrali (lati A e B) scene di sesso, girando permanentemente con le tette al vento, ma quanto a recitazione "zero" anche quando afferma cose devastanti tipo "mi piace essere frustata per amare" sembra che dica il caffè mi piace con lo zucchero, Julian Sands anche lui si esibisce in più nudi integrali (lati A e B) peraltro è totalmente inespressivo, non riesce a dare volto ad un uomo tormentato dalla gelosia anche la scena del mancato omicidio è superficiale, Tchéky si limita a fare la faccia feroce e lanciare grugniti quando malmena Alina, peccato perché in vari film ha mostrato una discreta professionalità (Il patriota). Bolognini in questo film smbra avere fatto una scelta precisa: realizzare un film erotico, lo dimosta la scelta di attrici come Sonia Topazio e Sara Wendel che avevano un curriculum di film sexy, la Wendel addirittura esordì a 11 anni (Maladolescenza) in scene di nudo e sesso che destarono data l'età scalpore. In conclusione però il risultato è un piatto e volgare film che passò sotto silenzio, concludendo malamente la carriera di Bolognini, comunque di tutto rilievo nella storia del cinema italiano.
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