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Uscito nel 1972, è un film del genere misto thriller psicologico/horror, di produzione inglese, è diretto da Don Sharp, regista britannico specie di pellicole thriller, horror e d'azione, anche di successo (Il mistero del castello, Rasputin, Il monaco folle, Fu Manchu A.S. 3), diresse anche il secondo remake di 39 scalini, l'originale era stato diretto da Hitchcock nel 1939.
In una clinica privata per malattie di mente, in punto di morte il vecchio sig. Andrew Marr (Carleton Hobbs) confida a Edward Foster (Robert Hardy) di avergli lasciato una villa in eredità in cui è nascosta dietro un muro la somma di 210.000 sterline (3 milioni attuali). Edward che si spaccia impiegato della clinica ma in realtà è un malato dimesso, prende possesso della villa in campagna, la mette a posto dopo anni di abbandono cercando anche, vanamente, il denaro. Al tesoro sono interessati i vicini: il dr. Jan Mandeville (Christopher Lee) e la sorella Sarah (Joan Collins) che intreccia con Edward una relazion e con la scusa di aiutarlo nelle pulizie cerca il tesoro, nonché l'avvocato Prescott (Herbert Lom) legale del deputato. Foster turbato dall'ambiente della casa specie da un ritratto di un antenato di Andrew in cui ravvisa la sua somiglianza, a poco a poco si identifica con il defunto e attraverso incubi flashback rivede la storia avvenuta: era sposato con Victoria (Jean March) una donna psicopatica ed aveva due figli anch'essi piccoli ma piuttosto cattivi anche loro psicopatici, la loro tata era Alta (Jane Birkin) amante di Andrew e vessata dai bambini (sui 9-10 anni) che si erano accorti della tresca. Andrew aveva pianificato di lasciare moglie e figli e di fuggire con Alta, per questo aveva preso la somma di denaro dalla banca, ma Victoria si era accorta di tutto e cerca di impedire che Andrew soccorra Alta aggredita dai figli lui la strangola, ma è troppo tardi: Alta è stata uccisa e lui impazzito uccide i figli nascondendo il denaro dietro un muro che chiude con un tramezzo, folle completamente viene internato in una clinica dove muore molti anni dopo. Foster ormai identificatosi con Andrew strangola Sarah e uccide il fratello, Prescott si salva perché ha avvertito la polizia, sperando come esecutore terstamentario di trovare il denaro, ma lo precede la polizia che dopo avere arrestato Edward ha trovato la valigia con il denaro.
Si tratta di un film più che discreto, Sharp ha saputo creare un'atmosfera di supsense e ansietà con abilità ed efficacia, da segnalare l'uso egregio e accorto del flashback per realizzare le visioni di incubo che affliggono il protagonista che immedesimandosi in Andrew, si comporta come se lui vivesse la stessa situazione, sia pure con modalità diverse, che aveva portato il defunto a fare strage della famiglia e ad essere chiuso in una clinica. Da mettere in evidenza la capacità e la perizia nella realizzazione dei colpi di scena, ad esempio quando si scopre che Edward non è un impiegato della clinica ma un malato di mente dimesso. La fotografia è ineccepibile, la sceneggiatura discreta: è una trama di fantasia che allude ad una presenza oscura che s'impadronisce inarrestabile dell'animo del protagonista. Il cast è buono: Christopher Lee è un più che adeguato medico senza scrupoli, Joann Collins bella e sensuale attrice inglese, rappresenta bene la cinica seduttrice che spalleggia il fratello, Herbet Lom (Napoleone in Guerra e Pace) è un ottimo intrgante avvocato; c'è però una criticità che incide nella valutazione complessiva: la prestazione di Robert Hardy. Intendiamoci Hardy è un bravo attore con un buon curriculum teatrale e un discreto curriculum cinematografico, spesso con parti non di rilievo (La spia che venne dal freddo, Gli anni dell'avventura), ma non ha il carisma e la personalità per affrontare un personaggio così complesso dalla doppia personalità come quelle di Edward e di Andrew, ci sarebbe voluto uno Spencer Tracy o rimanendo a quegli anni e all'ambito inglese un Michael Caine, un Anthony Hopkins al limite un Kenneth More, in questo modo si sarbbe potuto dare una stella in più. Una curiosità in una breve ripresa di una donna in collina appare Linda Gray, la bella attrice che di lì a pochi anni sarebbe diventata famosa interpretando Sue Ellen la moglie di J.R. Ewing nella saga tevelvisiva Dallas.
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