Josef von Sternberg è un attore austriaco, regista, produttore, sceneggiatore, montatore, è nato il 29 maggio 1894 a Vienna (Austria) ed è morto il 22 dicembre 1969 all'età di 75 anni a Los Angeles, California (USA).
Dopo un breve periodo di attività teatrale, si recò negli Stati Uniti e lavorò a Hollywood scrivendo soggetti, in attesa di passare alla regia. Ciò avvenne nel 1924, con Salvation Hunters, un film fatto con scarsi mezzi, ma che valse a dimostrare le sue qualità. Ma il primo successo venne solo nel 1927 con Le notti di Chicago, tratto da un soggetto preparato per lo schermo da uno scrittore americano piuttosto vivo: Ben Hecht. S. mise in rilievo certe sue prerogative e simpatie verso una umanità corrotta, decadente, verso una atmosfera sgretolata. All'avvento del sonoro, S. si recò in Germania e con lui vi tornò Emil Jannings: insieme volevano realizzarvi il primo film parlato. Per la principale parte femminile, il regista scelse una giovane, bellissima attrice quasi sconosciuta, Marlene Dietrich. Nell'ultimo film muto di S. (Crepuscolo di gloria), Jannings sosteneva il ruolo di un ufficiale russo finito in miseria. Nel nuovo film, L'angelo azzurro (1929), fu un professore di scuola che si rovina per una donna da poco. L'ambiente - una cittadina portuale, buia e misera, trasudante ipocrisia, ricordava un altro recente film di S., I dannati dell'oceano, la cui vicenda si svolgeva in ambienti squallidi, affumicati, miseri, dove vive una povera umanità. L'Angelo azzurro è a buon diritto considerato il capolavoro di S. poichè in esso lo stile giunge a una maturazione assoluta. Il clima che egli vuole esprimere è così perfetto, che la vicenda può esser seguita in tutte le sue svolte anche da chi ignora il tedesco. Marlene Dietrich venne letteralmente «inventata», come attrice: fu tutt'uno col personaggio di Lola-Lola e per molti anni porterà nella sua scia il ricordo di questa donna da caffè chantant, che esibisce con voluta provocazione le sue bellissime gambe e irretisce i clienti senza rimorsi, con l'incoscienza di una bestiolina. Nell'opera successiva di S. troviamo un progressivo prevalere di quell'atmosfera particolare. Ciò che lentamente esce dai contenuti si accumula nella forma. La fotografia diventa sempre più carica, piena di immagini luminose, sovrabbondanti. In ambienti soffocati, dove l'aria sembra nebbia, Marlene Dietrich continua a muoversi con i gesti della «vamp» dell'Angelo azzurro, ma in un crescendo di sofisticazione e di astrattezza. Ciò nondimeno, ritroviamo sempre in ogni film l'equilibrio e il gusto inconfondibili di un artista che insegue ogni volta un ideale poetico legato al formarsi del suo stile. Ancora molti anni dopo, nel 1941, in I misteri di Shangai (Shangai Gestune), S. saprà ricreare la magica surrealtà dell'Angelo azzurro in una Cina carica di esotismo fino all'assurdo, come già aveva fatto in Shangai Express.
Lo si ricorda come il regista di Marlene Dietrich, ed è sbagliato. La sua presenza nel cinema a cavallo fra muto e sonoro, in USA, ha un valore assoluto, perché a lui si deve il perfezionamento di quell'uso dell'illuminazione artificiale in funzione narrativa, oltre che pittorica, cui s'era soprattutto dedicato Griffith.
Stemberg (il von gli sarà appiccicato da un produttore) nasce povero a Vienna, in una famiglia ebrea strettamente osservante, emigra negli Stati Uniti, trova lavoro nel cinema come passafilm, poi montatore, finalmente sceneggiatore e aiuto regista. La prima occasione giunge nel 1925, quando l'attore inglese George Arthur gli offre la possibilità, e il denaro, per realizzare The Salvations Hunters, film sugli straccioni che si aggirano intorno ai moli della San Pedro Bay: sarà girato interamente negli esterni veri. È una sorpresa per tutti, che si rinnova due anni dopo con Le notti di Chicago (1927), dove il cinema affronta per la prima volta l'ambiente dei gangster.
Queste esperienze, ed altre più o meno felici, permettono al regista di elaborare quello stile figurativo (e quei vezzi di maniera che gli saranno poi rimproverati) da cui estrarrà le sue opere migliori: in USA, ancora con il muto, I dannati dell'oceano; in Germania, con il sonoro (e due canzoni destinate a diventare celebri, nonché effetti come il rintocco dell'orologio che batte la mezzanotte alla fine), L Angelo azzurro (1930), che segna l'incontro con Marlene Dietrich, con la quale a Hollywood realizzerà - avvolgendola di luce, veli, trine, fumo, movimenti di macchina, dissolvenze, filtri - altri sei film. I più sfavillanti e barocchi saranno Shanghai Express (1932), Venere bionda (1932) e Capriccio spagnolo (1935), da Pierre Louys; il più delirante, quasi incredibile, L'imperatrice Caterina (1934). I, Claudius, nel 1937 - chiuso il capitolo Dietrich - avrebbe potuto essere (soggetto dal romanzo di Robert Graves, interpretazione di Charles Laughton) un capolavoro, si disse, se un incidente a Merle Oberon non avesse bloccato la lavorazione. E Sternberg, dopo una riduzione di Delitto e castigo (Ho ucciso! 1935), spinge fino al parossismo il suo delirio erotico e visionario con una sconvolgente storia di gioco, di droga, di odio e di sottomissione sessuale interpretata da una straordinaria Gene Tierney (I misteri di Shanghai, 1941). La follia sarà il tema anche dell'ultimo film - L'isola della donna contesa (in originale: The Saga of Anatahan, 1953) - dove dodici marinai giapponesi non accettano che la guerra sia finita e sono sconvolti da una enigmatica presenza femminile.
Fernaldo di Giammatteo, Dizionario del cinema. Cento grandi registi,
Roma, Newton Compton, 1995
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