| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 70 minuti |
| Regia di | Carlo Prevosti, Alberto Maroni Biroldi |
| Attori | Gianfranco Bonaldo . |
| Uscita | martedì 19 maggio 2026 |
| Distribuzione | Lab 80 Film |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 21 maggio 2026
Il racconto del viaggio che si è disposti a intraprendere pur di restituire un senso alla propria vita. In Italia al Box Office La Valle Scalza ha incassato 1,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Il breve documentario è ritratto a tutto tondo di Gianfranco Bonaldo, per tutti "Gianfry", un ex autista di scuolabus che si rese protagonista, negli anni Novanta, di una scelta radicale: andare a vivere da solo sulle montagne della Val Grande piemontese, un territorio selvaggio e isolato, ma ideale per ritrovare la pace lontano dal frastuono della città. Un uomo che ha rifiutato beni di consumo, ricchezze, relazioni percorrendo le valli scalzo ogni giorno e nutrendosi di ciò che la Natura gli offriva. Il doc, tra foto e video amatoriali, tra testimonianze dirette del protagonista, come di amici e di persone che lo hanno conosciuto, ne ripercorre la parabola esistenziale, dall'infanzia infelice e tribolata, alla decisione della solitudine più estrema, fino alla morte accidentale.
Alberto Maroni Biroldi e Carlo Prevosti dirigono a quattro mani un meta-doc biografico che evita il santino di una figura così particolare, cercandone, invece, le ambiguità, le sofferenze, la sfrontatezza e la radicalità alla base di una scelta portata avanti in aperto dissidio con lo spirito di questo tempo.
Non eremita, non buon selvaggio, né tantomeno attrazione per turisti o giornalisti a caccia di storie sensazionalistiche: Biroldi e Prevosti si mettono sulle tracce dell'uomo al di là della figura pubblica, mantengono uno sguardo ammirato ma mai pietistico su una persona carismatica, sofferente, eppure coerente, coraggiosa e aperta alla meraviglia.
Per i registi, infatti, "questa è la storia estrema di un riscatto". Riscatto, innanzitutto, da un'infanzia orrenda: figlio di uno stupro, Gianfry sarà disconosciuto e violentato dalla madre come dai familiari. Sballottolato tra vari orfanotrofi, si rifugerà tra i monti in età adulta per difendere fino alla fine la sua anima di fanciullino. Il riscatto, infatti, è trovato anche in uno spazio ostile alla vita, ma capace di donargli finalmente la quiete e la tensione desiderata verso l'Assoluto. La valle scalza, però, da culla può trasformarsi presto in tomba: tra le voci degli intervistati e quella narrante dello stesso Prevosti (non sempre necessaria e spesso insufflata di retorica) emerge il rimpianto per una morte evitabile e ingenua (il come non si può anticipare), nonché il senso di irrisolto di una risoluzione portata avanti per reazione ad enormi sofferenze.
Ne emerge un racconto accorato e sfaccettato, la cui natura rudimentale (producono a bassissimo costo Effendemfilm con Insolito Cinema) consente di ripercorrere anche tutti gli anni che ci sono voluti per ultimarlo e le variazioni di sguardo necessarie per trovare la giusta chiave: Gianfry fu prima "rincorso" sui monti dal regista cittadino Prevosti, ma, una volta iniziato, il doc fu subito interrotto per la morte accidentale del protagonista. L'opera, poi, ripresa a distanza di anni, fu in qualche modo conclusa con i suoi home movies. Il risultato è un doc in cui l'oggetto narrato diventa il suo soggetto: Gianfry da centro narrativo, s'impone infine come il vero autore.
Mostrato all'ultima edizione del Trento Film Festival, infatti, il doc nel doc si fa apprezzare soprattutto per la capacità di variare le sue posizioni assorbendo lo sguardo dei locali che lo hanno conosciuto: la prima parte è pervasa dal fascino per una persona irraggiungibile che ha ricercato la pace in aperta contestazione con la società capitalistica. Nel prosieguo, però, vengono a galla le contraddizioni - "Gianfry è un mito solo cittadino" -, i traumi che lo hanno fatto fuggire dalla civiltà, le durezze della vita tra cime inaccessibili, il rifiuto della socialità, fino all'epilogo tragico, inevitabile forse ma non scusabile per una persona "morta dove e come voleva vivere".
Un eremita. Un uomo selvaggio. Un anarchico individualista. Un eroe-bambino, disarmato e inconsapevole, mitemente immacolato. Gianfranco Bonaldo, detto Gianfry, ha vissuto pressoché nudo e scalzo per quasi 18 anni fra gli alpeggi abbandonati della Val Grande, «uno degli ultimi preziosi giacimenti di buio, silenzio e solitudine», come racconta Alberto Maroni Biroldi, co-regista con Carlo Prevosti, che [...] Vai alla recensione »