| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Lorenzo Pullega |
| Attori | Neri Marcorè, Lorenzo Ansaloni, Rebecca Antonaci, Flavia Baiku, Giorgio Comaschi Lucianna De Falco, Marco Mario De Notaris, Marco Dondarini, Melissa Falasconi, Giuseppe Gandini, Eva Robin's. |
| Uscita | giovedì 3 luglio 2025 |
| Distribuzione | Europictures |
| MYmonetro | 3,10 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 18 giugno 2025
Le rive inesplorate di un fiume italiano. L'oro del Reno è 61° in classifica al Box Office. sabato 21 febbraio ha incassato € 450,00 e registrato 4.330 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un regista riceve da uno strano comitato l'incarico di celebrare il fiume Reno che, nascendo in provincia di Pistoia, attraversa tutta l'Emilia Romagna per sfociare nell'Adriatico. Quello che in origine dovrebbe essere un documentario si trasforma in un "on the river" carico di storie vecchie e nuove e di strani personaggi.
Lorenzo Pullega al suo primo lungometraggio ricorda la follia creativa del primo Avati.
Infatti la domanda è: si può nel 2025 realizzare un film che è percorso da quel tocco di follia creativa e pensosa che innervò Le strelle nel fosso (1979)? Di quel film, ambientato nell'area di Comacchio Avati disse "Alla fine delle riprese ho baciato il muro della casa in cui è ambientato il film per ingraziarla di avermi raccontato una storia meravigliosa sulla morte". Pullega può baciare le onde di un fiume che gli ha ispirato un susseguirsi di storie che hanno dentro di sé spesso un senso di già dissolto o di prossimo ad esserlo. Come spesso accade nei film di Avati anche qui c'è un narratore (la voce è quella di Neri Marcorè) che ci guida in un mondo in cui l'oggi si mescola con l'ieri con echi che non sono mai nostalgici ma semmai desiderosi di narrare il mistero dei comportamenti umani senza volere necessariamente trovarvi una ragione. Lo stile è chiaro sin dalla sequenza di apertura con la barca dei melomani wagneriani che cercano un altro Reno. L'oro c'è anche nel fiume tosco-emiliano ma è rappresentato dal desiderio di scovare storie che si collochino tra la sfavillante luce del sole e la nebbia più fitta.
In questo contrasto si collocano corpi che in una sequenza possono ricordare quelli dell'Ulrich Seidl di Paradise: Love e in un'altra i protagonisti di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. È tra questo contrasti che scorre il fiume di Pullega non trascurando edifici delabré o sommersi dalle acque oppure immergendosi in sotterranei in cui provare il brivido del mistero a cui si unisce la presenza di sante vicine, ancora una volta, alla Gerolama avatiana. Se per il momento la creatività del regista e dei suoi cosceneggiatori sembra ancora un po' frenata da qualche forma di timore dell'eccesso, la strada e il fiume narrativo sono quelli giusti. È quindi lecito attendersi un'opera seconda ancora più libera da vincoli in cui Pullega possa far procedere la sua barca come quella della promessa sposa nella scena che si fa sintesi di qualità dell'intero percorso.
Un film molto intressante, che cattura lo spettatore fin dall'inizio, con una trama avvincente a tratti divertente, comunque ben costruita, interpretazioni intense e una regia, quella di Lorenzo Pullega, che esalta la bellezza delle immagini. Un film molto romantico che emoziona e fa riflettere
Il primo impatto, da un punto di vista di risonanza con un immaginario molto familiare e riconoscibile, che provoca la visione de L'oro del Reno, esordio alla regia di lungometraggio di Lorenzo Pullega, è quello di essere un'opera apertamente derivativa. E i riferimenti evocati, in un incrocio più che una sovrapposizione di genealogie e omaggi, appartengono a due cineasti che nel corso del tempo hanno [...] Vai alla recensione »