La camera di consiglio

Film 2025 | Drammatico, 107 min.

Regia di Fiorella Infascelli. Un film con Sergio Rubini, Massimo Popolizio, Rosario Lisma, Claudio Bigagli, Betti Pedrazzi. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2025, durata 107 minuti. Uscita cinema giovedì 20 novembre 2025 distribuito da Notorious Pictures. - MYmonetro 2,78 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 6 novembre 2025

Maxi processo di Palermo, 1987: otto giurati chiusi 36 giorni in camera di consiglio decidono su 470 imputati, tra tensioni, sorprese e conflitti. La camera di consiglio è 42° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 1.195,00 e registrato 13.349 presenze.

Consigliato sì!
2,78/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,05
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
v
Un'opera dall'autentico impeto civile che punta tutto sulla forza della parola.
Recensione di Simone Emiliani
lunedì 20 ottobre 2025
Recensione di Simone Emiliani
lunedì 20 ottobre 2025

Dopo un anno e dieci mesi del Maxiprocesso per crimini di mafia che si è svolto a Palermo, dove per la prima volta lo Stato è riuscito a infliggere una condanna collettiva a Cosa Nostra, l'11 novembre 1987 la corte si riunisce in camera di consiglio. Otto giurati, blindati in un appartamento-bunker del carcere dell'Ucciardone, devono decidere condanne e assoluzione per oltre 460 imputati. Il primo, in ordine alfabetico, è Giovanni Abbate, l'ultimo Benedetto Zito. Sono quattro uomini e quattro donne, non possono avere nessun tipo di contatto con l'esterno. Non ci sono televisione, radio e giornali ma solo carte processuali. L'unico contatto con l'esterno è un terrazzino.

Non mancano momenti di tensione, soprattutto tra il Presidente e il Giudice, che si scontrano, per esempio, sul destino di Bernardo Brusca e Giuseppe Calò. Molti di loro devono convivere con le proprie fragilità e i propri dubbi. Alcuni hanno paura anche del destino che li attende una volta usciti da lì nel caso dovessero incontrare un mafioso per strada. Dopo trentasei giorni, che rappresentano la camera di consiglio più lunga della storia giudiziaria italiana, la corte ha pronto il dispositivo della sentenza: 346 condannati, 114 assolti, 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione.

"Il mondo resterà fuori da queste mura. Nessuno può uscire, nessuno può entrare". Sono queste le parole che il presidente della giuria interpretato da Sergio Rubini dice a tutti gli altri componenti prima di iniziare a stabilire la colpevolezza o l'innocenza degli imputati.

I materiali di repertorio della parte iniziale introducono la ricostruzione di quei 36 giorni d'isolamento, in un cinema di dichiarata impostazione teatrale basato soprattutto sulla forza della parola. Da questo punto di vista il riferimento a La parola ai giurati di Lumet sembra scontato; l'elemento verbale è infatti fondamentale per alimentare i conflitti e la tensione, soprattutto nelle discussioni tra il Presidente e il Giudice interpretato da Massimo Popolizio.

Forse è questo rapporto, già teso, che poteva essere maggiormente inasprito per essere più coinvolgente, così come la messa a fuoco degli altri giurati mentre stanno discutendo la sorte degli imputati. Fiorella Infascelli, che ha scritto la sceneggiatura assieme a Mimmo Rafele con la consulenza di Francesco La Licata sviluppandola con la consulenza di Pietro Grasso (era il giudice che faceva parte degli otto giurati della camera di consiglio dopo il maxiprocesso) sceglie invece di alternare frammenti delle discussioni sulle pene e le assoluzioni con una dimensione più intimista: le perle della collana di Maria Nunzia (interpretata Betti Pedrazzi), l'armonica di Luigi (Claudio Bigagli) con riferimento sentimentale al cinema di Frank Capra. C'è solo un momento in cui la parte privata sortisce un effetto coinvolgente che riguarda la storia di Lidia (Roberta Rigano) nel momento in cui racconta la drammatica vicenda del padre.

Infascelli ritorna a un cinema di mafia a dieci anni da Era d'estate, che mostrava un altro isolamento, con i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che erano stati trasferiti d'urgenza all'Asinara nel 1985 per motivi di sicurezza. L'impeto civile resta autentico e intatto, l'effetto claustrofobico e drammatico risulta invece più balbettante.

A volte, più che una rappresentazione cinematografica di quell'evento, La camera di consiglio sembra avere l'effetto di un reading. Si vede dalla recitazione impeccabile degli attori che però non si discostano dai dialoghi dei loro personaggi, tranne Massimo Popolizio, che aveva già interpretato Giovanni Falcone in Era d'estate; è l'unico infatti che provoca quelle piccole scosse di cui il film avrebbe avuto maggiormente bisogno per gran parte della sua durata e non solo sporadicamente.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 21 ottobre 2025
giuppi

Un film da vedere .Fa riflettere tutti noi spettatori , la regista ci cala in una dimensione intima facendoci vedere da vicino chi erano realmente i giurati popolari del maxi processo .Insegnanti , Ostetriche ..Durante il film, ricco di confronti accesi tra Popolizio e Rubini, si lascia spazio anche alla vita privata dei giudici popolari.Lidia ( Roberta Rigano) e la perdita di suo padre.

FOCUS
FOCUS
martedì 18 novembre 2025
Paola Casella

I film giudiziari dove una giuria è chiamata a decidere del futuro degli imputati sono diventati un sottogenere a sé, e hanno come esempio massimo quel La parola ai giurati di Sidney Lumet che nel 1957 descrisse le dinamiche all’intero di un gruppo di persone con in mano i destini di un indiziato. La camera di consiglio di Fiorella Infascelli prende a prestito i topos di quel genere per raccontare però una storia che si innesca in modo molto significativo nella Storia d’Italia, e ne rivela un momento altissimo: quello in cui "due magistrati onesti e sei persone perbene hanno inchiodato la Mafia"

Il contesto è infatti quello del Maxiprocesso di Palermo durato quasi due anni, in cui 460 imputati, rinchiusi nell’aula bunker dell’Ucciardone, hanno atteso la sentenza per i loro atti criminali. Il presidente Alfonso è un giudice molto rispettoso dello stato di diritto, cui non bastano le confessioni dei pentiti e pretende prove concrete per formulare ogni giudizio, mentre il giudice a latere Pietro (Pietro Grasso, che ha fatto da consulente per La camera di consiglio) darebbe sufficiente credito alle testimonianze incrociate di Buscetta e Contorno per comminare pene severissime ai mafiosi.

La battaglia diventa dunque fra rispettare la legge e far fallire il Maxiprocesso, impuntarsi sulla forma lasciando impunti degli assassini o agire come in guerra, senza “fare prigionieri” (o meglio: facendo dei mafiosi dei prigionieri a vita). È un dilemma importante, perché segna la differenza fra legalità e giustizia reale (ma anche sete di vendetta). Sergio Rubini nei panni di Alfonso Giordano e Massimo Popolizio in quelli di Pietro Grasso (in una sorta di continuità ideale con il film precedente di Infascelli, Era d’estate, in cui Popolizio interpretava Giovanni Falcone), sono molto efficaci nell’incarnare quel dilemma, battibeccando con una chimica recitativa che denota tutta la loro esperienza teatrale

I sei giurati popolari hanno provenienze diverse: ci sono Maria Nunzia la levatrice e Franca l’insegnante, Renato il laureato in Legge e Luigi il “suonatore di armonica a bocca”, Lidia che ricorda il dolore del padre nel dover cedere alle richieste della criminalità organizzata e Francesca che ha una figlia in procinto di sposarsi, e non potrà essere presente al matrimonio. La sceneggiatura di Infascelli, insieme a Mimmo Rafele e con la collaborazione di Francesco La Licata, tratteggia le loro personalità con brevi pennellate, meno interessata a collegare quelle personalità al verdetto finale (come ha fatto Lumet in La parola ai giurati) che ad illuminarne l’umanità intrappolata fra le mura dell’Ucciardone.

Quelle mura diventano il nono personaggio di La camera di consiglio: pareti metafisiche, alla De Chirico che in una scena, inquadrate dall’alto, creano un triangolo evocativo dell’occhio di Dio, la cui pupilla sono Maria Nunzia e Renato in rappresentanza degli otto giurati. Perché davvero quegli otto giurati sono diventati in quel momento il giudizio divino, e soprattutto sono stati indispensabili per certificare, senza ombra di dubbio, che la mafia esiste, e che esiste anche una società civile in grado di punirla, nel pieno rispetto della Legge, grazie a uomini e donne di buona volontà e di coscienza.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 30 novembre 2025
Enrico Danesi
Giornale di Brescia

Nel suo significato materiale, la camera di consiglio è il luogo in cui i giudici si ritirano per deliberare. Un mondo volutamente inaccessibile, che nel caso del cosiddetto maxiprocesso di Palermo - istruito nel 1986, con 470 imputati, appartenenti a Cosa Nostra - si trasformò in isolamento forzato di 36 giorni (un record, per la giustizia italiana) per i due giudici togati e i sei popolari, tutti [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO
venerdì 14 novembre 2025
 

Il film sul Maxiprocesso di Palermo con Sergio Rubini e Massimo Popolizio. Dal 20 novembre al cinema. Guarda la clip »

NEWS
giovedì 6 novembre 2025
 

Maxi processo di Palermo, 1987: otto giurati chiusi 36 giorni in camera di consiglio decidono su 470 imputati, tra tensioni, sorprese e conflitti. Vai all'articolo »

TRAILER
martedì 11 novembre 2025
 

Il film su maxi processo di Palermo con Massimo Popolizio e Sergio Rubini. Da giovedì 20 novembre al cinema. Guarda il trailer »

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