| Titolo originale | Homebound |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | India |
| Durata | 119 minuti |
| Regia di | Neeraj Ghaywan |
| Attori | Ishaan Khattar, Vishal Jehtwa, Janhvi Kapoor, Tushar Phulke . |
| Uscita | giovedì 26 marzo 2026 |
| Distribuzione | Wanted |
| MYmonetro | 3,55 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 6 marzo 2026
Due amici inseguono un lavoro nella polizia per riscattarsi, ma la tensione e la disperazione minacciano di spezzare la loro amicizia.
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CONSIGLIATO SÌ
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Shoaib e Chandan, due ragazzi indiani rispettivamente musulmano e dalit (i cosiddetti "intoccabili"), tentano come migliaia di altri giovani un concorso pubblico per diventare poliziotti e avere una vita dignitosa. Un anno dopo, ancora senza responso, sono ogni giorno vittime di discriminazioni e finiscono per dividersi quando Chandan ottiene finalmente il posto, mentre Shoaib è costretto a lavorare come galoppino in un ufficio. Il primo è realista, ama la studentessa Sudha e vorrebbe costruire una casa per i genitori; il secondo è invece idealista, combattivo e legatissimo alla sua terra. I loro destini saranno uniti fino alla fine, quando il coronavirus sconvolgerà ulteriormente le loro vite.
C'è il nome del produttore esecutivo Martin Scorsese a nobilitare il nuovo film del regista indiano Neeraj Ghaywan, già affermatosi con il precedente Masaan, presentato dieci anni fa a Cannes come lo stesso Homebound.
Da sempre interessato al cinema d'autore mondiale, che con la sua World Cinema Foundation restaura e finanzia, Scorsese deve aver trovato nel dramma di Ghaywan il grande respiro dell'epica hollywoodiana. La vicenda parallela di Shoaib e Chandan è infatti tragica e insieme durissima: un atto d'accusa contro la società indiana contemporanea, impastoiata in conflitti di classe (e di casta) e varie forme di razzismo, e un melodramma dei sentimenti su un fortissimo legame d'amicizia.
I due protagonisti di Homebound sono come fratelli di sangue, nonostante provengano da famiglie ed etnie diverse. Entrambi amati ma soffocati dalle rispettive famiglie, vivono la comune condizione di povertà e discriminazione con un senso di rivalsa che li porta a combattere contro pregiudizi, ingiustizie, sperequazioni economiche in nome di una speranza e un naturale spirito di sopravvivenza. Nonostante siano poi l'uno l'opposto dell'altro - pragmatico e orgoglioso Chandan, più riflessivo Shoaib - sono anche fisicamente quasi indistinguibili e dunque accomunati in un modo che nel corso della vicenda si farà sempre più simbolico e rivelatore.
Le immagini di Neeraj Ghaywan e del direttore della fotografia Pratik Shah sono confezionate con un notevole senso dello spazio. I colori forti e contrastati definiscono i volumi dei personaggi per trasmettere allo spettatore la loro condizione fisica e spirituale negli ambienti che occupano: le povere casa dell'India settentrionale in cui abitano con la famiglia (e il titolo acquisisce un senso proprio perché legato al sogno di costruire un'abitazione in mattoni per i genitori di Chandan); i treni sempre affollatissimi a bordo dei quali viaggiano; gli uffici o i cantieri dove lavorano; gli spazi aperti dove parlano, camminano, litigano, lottano, si riappacificano, si abbracciano.
A scapito di una componente visiva solidissima, da vero e proprio cinema classico, Homebound sconta invece una certa programmaticità - anche questa hollywoodiana, per quanto un po' deleteria - è nella scrittura declamatoria; utile a chiarire la posizione dei protagonisti rispetto alle questioni familiari, sentimentali e lavorative, ma per questo motivo spesso artificiosa.
Soprattutto nella prima parte, in cui Ghaywan (che è anche sceneggiatore) vuole fissare i paletti della riflessione sociologica e politica sul suo Paese, Shoaib, Chandan e anche Sudhan dichiarano ad alta voce le loro intenzioni, ribadiscono il credo nella giustizia, tacciono quando è il momento di tacere, alzano la voce per ribellarsi, subiscono, reagiscono, perdonano, sono umiliati, sempre rivolgendosi agli altri come in un comizio. E lo fanno perché la parola è spesso l'unica arma che possiedono. Shoaib subisce la discriminazione verso i musulmani (che sarebbero tutti pakistani...), Chandan e Sudhan la condizione di intoccabili (molto più complessa di una semplice parola) e il complottismo di chi li considera paradossalmente dei privilegiati, poiché protetti da programmi speciali del governo.
Una volta stabilito il contesto, nella seconda parte Homebound si abbandona al dramma degli affetti, trovando momenti di autentica commozione, senza mai perdere, però, il controllo formale evidente fin dall'inizio. Ghaywan avrebbe modo di spingere sul pedale del melodramma, ma preferisce trattenersi per amore dei suoi personaggi, ai quali non fa sconti, ovviamente, ma per i quali è disposto a concedere anche nella tragedia la possibilità di una nuova vita.