| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia, Germania |
| Durata | 84 minuti |
| Regia di | Antonello Scarpelli |
| Attori | Antonello Scarpelli . |
| Uscita | giovedì 29 maggio 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Albolina Film |
| MYmonetro | 3,00 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 20 maggio 2025
Una riflessione profonda e dolente sui rimossi delle famiglie della classe media italiana. In Italia al Box Office Così com'è ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 3,8 mila euro e 1,6 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Impiegata in un ufficio di un piccolo borgo calabrese, Emilia affronta quotidianamente le conseguenze della sindrome di Alzheimer diagnosticata a suo marito Francesco, mite e gentile ma disorientato e infragilito. Mentre il figlio Giuseppe vive vicino a loro, Antonello vive e lavora in Germania, ignaro della malattia in corso. Le comunicazioni tra Emilia e il figlio avvengono via messaggi vocali, a cui Antonello risponde non sempre tempestivamente. Preoccupata per lui e desiderosa di metterlo a conoscenza dello stato di salute di suo padre, Emilia si mette in viaggio con Francesco verso Colonia. Scoprendo alcune cose che Antonello non aveva detto loro.
Miglior film nella sezione Gabbiano al Bellaria Film Festival 2024 e premio distribuzione MYmovies ONE, Così com'è nella scrittura pratica un mélange di osservazione del reale e reenactment - o meglio, non professionisti che interpretano sé stessi in una vicenda reale, autobiografica, testimoniata da un incipit con video amatoriale, che risale a un tempo molto anteriore a quello in cui il film è ambientato.
Lo sguardo di Scarpelli è attento, sintetico, asciutto. Spesso situata su un mezzo in movimento, la macchina da presa raccoglie e mette in contrasto due paesaggi che più lontani non potrebbero essere: il verde selvaggio, al limite dello struggente, della Calabria (il paese d'origine del regista è Celico, nella pre Sila cosentina, che intrasentiamo in una scena di protesta contro una discarica) e gli orizzonti razionali, urbani e alienanti della provincia tedesca. Come due avventurieri coraggiosi, Emilia e Francesco si muovono in un contesto a loro alieno, ma così condiviso con tante altre famiglie italiane che hanno i figli lontani, per scelta e per necessità.
Così il tema dell'emigrazione è toccato senza didascalismo, lateralmente, ma non per questo la sensazione di perdita, incomunicabilità, distacco insanabile è meno efficace. Unica eccezione, l'uso del dialetto, lingua madre che tiene insieme questo racconto tenero e spietato di separazione, silenzi orgogliosi, pene trattenute.
Così com'è, il film dell'esordiente Antonello Scarpelli, che direttamente si mette in gioco in questa sua prima esperienza cinematografica tra il narrativo e il diaristico, tra il confessorio e il malinconico di ciò che si perde con la cancellazione della memoria, sembra dominato più dal silenzio che dalle parole, più dal non detto che da ciò che i dialoghi ridefiniscono in questa famiglia, una tra [...] Vai alla recensione »