Coesistenza, col cavolo!

Film 2025 | Documentario, 95 min.

Titolo originaleCoexistence, My Ass!
Anno2025
GenereDocumentario,
ProduzioneUSA, Francia
Durata95 minuti
Regia diAmber Fares
AttoriNoam Shuster-Eliassi .
DistribuzioneWanted
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Amber Fares. Un film con Noam Shuster-Eliassi. Titolo originale: Coexistence, My Ass!. Genere Documentario, - USA, Francia, 2025, durata 95 minuti. distribuito da Wanted. Valutazione: 2,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento venerdì 16 gennaio 2026

Il percorso umano e artistico di Noam Shuster Eliassi. Il film è stato premiato a Torino Film Festival,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO NÌ
Scheda Home
Critica
Cinema
Trailer
Un doc che affronta il trauma di due Paesi attraverso il corpo comico di Noam Shuster-Eliassi.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 28 novembre 2025
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 28 novembre 2025

Come fare ancora ridere quando la guerra bussa alla porta? A Gerusalemme, Noam Shuster- Eliassi, attivista e one-woman show, ha sempre scritto battute sulla difficile convivenza tra israeliani e palestinesi, fino al giorno in cui è tutto cambiato. Amber Fares disegna il ritratto di un'artista che in barba alle critiche continua a credere che l'umorismo possa riparare i vivi, o almeno (in)trattenerli dalla parte della vita.

Cresciuta nel paradiso in terra, dove gli ebrei convivono in pace e in prosperità coi palestinesi - un villaggio biculturale e utopico (Neve Shalom - Wahat al-Salam) isolato nel mezzo del deserto, che diventa rapidamente il simbolo di una generazione futura fondata sulla pace e la fratellanza - Shuster ha visto un mondo migliore e ha stretto la mano a Hillary Clinton, a Jane Fonda e al Dalai Lama, prima di diventare ambasciatrice presso l'ONU. Ma il suo ideale di convivenza pacifista non porterà a nulla, come afferma lei stessa con feroce ironia nel film. A ragione di questo comincia a esibirsi sui palchi di stand-up comedy, ormai convinta che provocazioni e umorismo abbiano più presa di un discorso di buona volontà, soprattutto quando si parla del conflitto israelo-palestinese. La prova? Il suo spettacolo nasce nientemeno che da una commissione dell'Università di Harvard, nell'ambito del suo programma "Religion, Conflit and Peace".

Lo scarto potrebbe suonare deprimente, ma Noam Shuster ha energia da vendere e trasforma la frustrazione e la rabbia in battute che colpiscono nel segno. Poi l'attacco del 7 ottobre 2023 fa crollare il suo mondo, quello fuori e quello interiore, aveva tanti amici nel kibbutz di Be'eri, decimato da Hamas.

Muovendosi tra passato e presente, tra uno spettacolo in America e una vita in Israele, Coexistence, My ass! affronta il trauma di due Paesi attraverso il corpo comico della sua protagonista, che dopo lo shock si domanda come ridere ancora quando si hanno soltanto le lacrime agli occhi.

Di origini ebraiche rumene da parte di padre e iraniane da parte di madre, Noam Shuster ha costruito la sua fama sulla tendenza ricorrente a mettere in ridicolo con umorismo caustico l'impossibile relazione tra israeliani e palestinesi. Tra fiero attivismo e boutade dissacrante, ha chiesto anche la mano del sanguinario principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammad bin Salman Al Sa'ud, ha scritto canzoni satiriche ("Dubai Dubai"), che sono diventate virali, e ha collezionato denunce come figurine. Ma se prima si divertiva a mettere in imbarazzo principi e dittatori, dal 7 ottobre si preoccupa soltanto di coltivare l'umanità o quello che è rimasto nel cuore della sua gente.

La tragedia di Gaza esplode e noi percepiamo il suo disagio nei confronti del suo ruolo e della sua materia, un humour incandescente che nasceva dal suo desiderio di abbattere il sistema e che adesso rischia di assumere un altro volto, di essere addirittura strumentalizzato. Nel dubbio, si condanna allo sciopero tecnico e si rifugia nel podcast politico, intervistando attivisti per la pace. Riprende fiato questa donna impavida che dietro l'intorpidimento del dolore cova sempre la battuta giusta. Una replica arguta per assorbire il trauma e la gravità degli eventi evocati. Certo la prospettiva del film e della sua protagonista è privilegiata e rischiosa ma la nostra ce la mette tutta per far passare il messaggio con il suo vocabolario politico e la speranza che il suo pubblico rifletta sulla tragedia in corso. I tempi non sono favorevoli ai comici ma ci auguriamo che Noam Shuster non perda la fede, nel domani, nel suo Paese, nel riconoscimento sacrosanto dello Stato di Palestina.

Tutti i film da € 1 al mese

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winner
premio speciale della giuria - doc.
Torino Film Festival
2025
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