| Titolo originale | The Big Cigar |
| Anno | 2024 |
| Genere | Biografico, Drammatico |
| Produzione | Canada, USA |
| Regia di | Damon Thomas (II), Don Cheadle, Tiffany Johnson (II) |
| Attori | Marc Menchaca, Glynn Turman, Alessandro Nivola, P.J. Byrne, Olli Haaskivi James Cade, Rebecca Dalton, Chris Brochu, Manuel Rodriguez-Saenz, Danijel Mandic, Joelle Farrow, Samantha Helt, Michael Masini, Juan Camilo Castillo, Jaime Ray Newman, Noah Emmerich, John Doman, Moses Ingram, Mercedes Blanche, Tiffany Boone, André Holland, Jordane Christie, Masa Lizdek, Samantha Walkes, Colton Royce, Fiona Highet, Katie Garyfalakis, Alex Spencer, Will Coombs, Robert B. Kennedy, Inny Clemons, Dylan Trowbridge, Al McFoster, Don Cheadle, Thamela Mpumlwana. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 19 giugno 2024
La storia della fuga a Cuba del leader delle Pantere Nere Huey P. Newton.
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CONSIGLIATO NÌ
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Nel 1974 Huey P. Newton, fondatore delle Pantere Nere insieme a Bobby Seale, era uscito dal carcere solo quattro anni prima, dopo un forte movimento popolare a suo favore. Ma l'FBI continuava a ritenerlo uno degli uomini più pericolosi d'America e così non solo ostacolava le varie attività (per altro pacifiche e caritatevoli) del partito, ma trovò il modo di accusarlo per un nuovo omicidio, quello della prostituta diciassettenne Kathleen Smith. Newton però non aveva solo nemici e aveva trovato un ricco e potente alleato nel produttore cinematografico Bert Schneider, reduce dal successo di Easy Rider. Questi, dopo aver pagato la cauzione di 80mila dollari, iniziò a mettere in atto un piano di fuga dagli Stati Uniti insieme all'amico Stephen Blauner, allo stesso Huey e alla sua compagna e futura moglie Gwen Fontaine. L'operazione segreta aveva una copertura: la produzione di un film intitolato Big Cigar.
The Big Cigar è una miniserie in sei episodi che gioca saltando avanti e indietro nel tempo, seguendo a tratti la narrazione di Huey Newton. Ma l'artificio di questo espediente finisce solo per sminuire la rilevanza del tema.
Trattare le Pantere Nere, e oltretutto uno dei loro momenti più drammatici, in modo così picaresco, ironico e convulso, non rende giustizia alla gravitas della situazione, né alla complessa storia del movimento e delle sue divisioni interne - quella con Seale infatti è liquidata piuttosto in fretta e da un solo punto di vista. Lo stile scelto non stupisce, visto che lo showrunner è Jim Hecht, reduce da una serie con la stessa impronta: Winning Time: l'ascesa della dinastia dei Lakers. Ma se quel ritmo beffardo era efficace per raccontare le mitiche imprese della squadra di basket di Los Angeles, e soprattutto gli affari spericolati e sopra le righe del loro Presidente Jerry Buss, qui invece risulta fuori luogo. È pur vero che l'episodio su cui si concentra Jim Hecth è una di quelle storie "stranger than fiction", che coinvolge non solo il leader delle Pantere Nere ma pure un producer di Hollywood, terra di truffatori e cialtroni, ma è comunque prima di tutto una tragica storia di persecuzione.
Uno degli espedienti infatti più discutibili è aver scelto di rendere ridicola la figura dell'agente FBI ossessionato da Huey. Hippie sotto copertura, ma disgustato dalla controcultura, sogna di incastrare il leader delle Pantere Nere per entrare nelle grazie di Hoover. Quanto però le sue azioni vengano approvate o persino dirette dall'alto rimane un dato ignoto e, più in generale, tutta la cospirazione contro Huey resta fumosa, senza che ne vengano davvero spiegati i meccanismi. Non siamo dunque di fronte a un atto di denuncia, quanto piuttosto a una storia che vuole essere sia buffa e sorprendente, sia tematicamente attuale nel rivisitare i soprusi subiti dalla comunità nera americana. Questa commistione di registri non stupisce: a ispirare la serie è stato un articolo pubblicato su "Playboy" a firma di Joshuah Bearman, mentre a mettere un ombrello afroamericano sulla serie sono solo i registi: Don Cheadle, Tiffany Johnson e Damon Thomas.
Il registro scelto non aiuta nemmeno gli interpreti, con André Holland che appare in preda a diverse emozioni a ogni cambio di scena: un minuto paranoico, un altro carismatico, in un momento affettuoso, in un altro calcolatore, a volte lucido, a volte spaventato. Il suo impegno attoriale viene frullato al montaggio fino a un risultato medio omogeneo, dignitoso ma incapace di incidere. Gli altri interpreti sono invece condannati a ruoli più o meno da caratteristi, di una sola nota o poco più, con una piccola evoluzione concessa a Alessandro Nivola, che passa da un contagioso entusiasmo a un desiderio di redenzione, e a P.J. Byrne, spalla comica che alla fine si dimostra utile e guadagna così una maggior stima di sé. Tiffany Boone invece è solo "la compagna di", un ruolo che probabilmente avrebbe rifiutato se non si fosse trattato di dare voce alla storia delle Pantere Nere, che non si ricorda mai abbastanza o nel modo giusto... come purtroppo conferma anche The Big Cigar.