| Anno | 2024 |
| Genere | Biografico, Drammatico, Sportivo |
| Produzione | Brasile |
| Durata | 60 minuti |
| Regia di | Vicente Amorim, Julia Rezende |
| Attori | Gabriel Leone, Steven MacKintosh, Charlie Hamblett, Patrick Kennedy (II) Leon Ockenden, Arnaud Viard, Joe Hurst, Keisuke Hoashi, Tom Mannion, Christian Malheiros, Alice Wegmann, Robert Irons, Raymond E. Lee, Johannes Heinrichs, Marco Ricca, Gabriel Louchard, Suzana Ribeiro, Kaya Scodelario, Camila Márdila, Tom McKay, James Daniel Wilson, Iñigo Galiano. |
| MYmonetro | 2,59 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 3 dicembre 2024
L'emozionante storia di uno dei più grandi eroi del Brasile. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award,
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CONSIGLIATO NÌ
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Quella di Ayrton Senna, tre volte campione del mondo di Formula 1, è una delle figure più iconiche, affascinanti e complesse dell'automobilismo. La miniserie, suddivisa in sei episodi, ne racconta la vita fin dal principio: dalle prime gare in kart al trasferimento in Inghilterra, dai trionfi in Formula Ford all'approdo in Formula 1 con la modesta Toleman, dai successi in MacLaren fino al tragico incidente di Imola, durante il Gran Premio di San Marino. Scavando nella vita privata del pilota, oltre alle vittorie in pista, la miniserie prova a restituire al pubblico un ritratto fedele dell'uomo sotto al casco, ma il risultato è lontano dall'essere avvincente e accurato.
La miniserie, che ha nobili intenti e trova la sua massima forma espressiva quando è in pista, cade vittima di alcune logiche seriali che rispondono a una certa approssimazione e ambiscono a tanta, tantissima forma.
Il progetto concepito da Vicente Amorim con Senna è di quelli ambiziosi: una miniserie televisiva, disponibile su Netflix, che vuole raccontare l'uomo prima del pilota che ha fatto sognare un po' tutti sulle piste di mezzo mondo. Partendo da una base produttiva davvero eccezionale, il limite, come spesso accade, è quello rappresentato dalla penna: la narrazione di Senna risente di un approccio approssimativo, talvolta con vere e proprie mancanze che ne compromettono gli ammirevoli intenti.
Se da un lato la miniserie catapulta lo spettatore in pista attraverso immagini coinvolgenti e adrenaliniche, dall'altro ci si aspetterebbe un punto di vista drammatico, fuori dai circuiti, altrettanto affascinante. Al pubblico, però, viene restituito solo in parte questo fondamentale aspetto. Si ha la sensazione, infatti, che una certa dose di superficialità guidi la narrazione dall'inizio alla fine, con momenti in cui la tensione riesce a raggiungere un certo apice grazie alle sequenze dedicate alle competizioni. Queste risultano ben realizzate, concepite per un coinvolgimento che è essenziale in produzioni di questo tipo, anche se la CGI si fa sentire in più punti riducendo in parte la naturalezza della messa in scena.
Il poter lavorare su sei episodi poteva concedere il tempo necessario affinché venisse non certo analizzata al millimetro ma quantomeno approfondita la complessità di una figura così affascinante come quella di Ayrton Senna, figlia di molteplici sfumature. Dove c'è bianco e nero c'è anche il grigio, ma questa miniserie sembra voler dettare i ritmi di una divisione ben più netta. Questa caratteristica, non esattamente la più esaltante in termini di profondità drammatica, coinvolge soprattutto i personaggi che ruotano attorno al pilota. Quella di Alain Prost, per esempio, che negli anni ha avuto rapporti complicati con Senna, è una figura che assume i connotati di un antagonista fin troppo legati al concetto di "cattivo" della situazione. In una storia di questo tipo sono le sfumature a fare la differenza e la miniserie sembra volerle dipingere forzatamente di uno o dell'altro colore.
Anche il Brasile, che forse ci si aspettava incarnasse l'essenza di un vero e proprio personaggio all'interno della storia, risente dello stesso svogliato trattamento. È noto il fortissimo legame di Senna con il suo Paese, e in effetti la miniserie lo sottolinea con le immagini della sua tanto agognata vittoria a Interlagos. Ma fuori dalla pista? Il contesto storico e sociale del Brasile dell'epoca, infatti, viene quasi del tutto trascurato, confinato all'estremità di una cornice sbiadita o, ancora peggio, accennato con note a margine inserite goffamente e, ancora una volta, in maniera superficiale.
Fuori dai connotati di questa spirale narrativa troviamo Gabriel Leone. L'attore, nei panni di Senna, pare aver lavorato con una certa accuratezza al personaggio, sottraendosi, e il rischio era alto, alle insidie caricaturali. Quel che rimane del progetto, però, è un ritratto approssimativo della leggenda Senna che, al contrario di questa produzione, sospesa nel limbo delle logiche seriali del momento, continuerà a vivere nella memoria di tutti gli appassionati di questo sport.
Una miniserie Netflix ben fatta, accurata nei dettagli, che si attiene hai fatti accaduti senza strafare e senza “edulcorare" troppo la storia, (come spesso accade) stravolgendo i fatti accaduti solo per rendere la serie Tv o film più accattivante all’ occhio dell’ pubblico. Con un cast sconosciuto ma molto bravi ad interpretare il loro ruolo.
Storia di grande grande sportivo, forse non il migliore in assoluto comunque di talento e tecnicismo, chiunque potrebbe ricordare quando andò da Schumi a spiegargli le sue perplessità nel dopo gara. Chiunque avrebbe potuto rispondergli dicendogli, ma cosa pensi di mettere la safety car o la virtual car nelle gare come e quando ti fa comodo e quando ha già perso la corsa per [...] Vai alla recensione »
Serie Tv spettacolare, piena di emozioni, affascinante, coinvolgente. Mostra il grande pilota e il grande uomo, con sani e corretti principi. Uomo determinato guidato dalla saggezza e dalla prudenza. Troppo triste l'ultima puntata. Ho sperato fino alla fine che rinunciasse a quella maledetta ultima gara, ma il destino era gi? stato scritto. Ciao Ayrton Senna.