Avetrana - Qui non è Hollywood

Film 2024 | Drammatico

Regia di Pippo Mezzapesa. Una serie Da vedere 2024 con Vanessa Scalera, Geno Diana, Alessandra Carrillo, Debora Boccuni, Giancarlo Commare. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2024, Uscita cinema mercoledì 30 ottobre 2024 - MYmonetro 3,42 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. STAGIONI: 1 - EPISODI: 4

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Ultimo aggiornamento giovedì 27 marzo 2025

La serie si basa sul delitto di Avetrana in cui perse la vita la giovane Sarah Scazzi e sull'imponente risonanza mediatica che lo caratterizzò.

Consigliato sì!
3,42/5
MYMOVIES 2,75
CRITICA 3,56
PUBBLICO 3,95
CONSIGLIATO SÌ
La complessità del male, raccontata con rispetto, empatia e un tocco di poesia.
Recensione di Claudia Catalli
venerdì 8 novembre 2024
Recensione di Claudia Catalli
venerdì 8 novembre 2024

Prendere un caso che ha scosso l'opinione pubblica e farne materia poetica, visivamente d'impatto, capace di far riflettere a lungo sugli esseri umani che siamo diventati. Non c'è tono accusatorio in Qui non è Hollywood, la serie firmata da Pippo Mezzapesa sul delitto di Sarah Scazzi ad Avetrana. Un'operazione tutt'altro che semplice, affrontata senza retorica e senza prendere le distanze, ma accostandosi con spessore umano e artistico a una vicenda sconvolgente. Si sceglie da subito di sospendere ogni giudizio per mostrare ciò che è stato, senza nessun intento voyeuristico o ricattatorio, solo la messa in scena, a tratti visionaria, di una tragedia che ha lasciato attonito un intero Paese.

È un lavoro molto profondo, quello che ha fatto Mezzapesa e con lui tutti coloro che hanno lavorato alla serie, disponibili a vivere una sospensione collettiva di giudizio per immergersi in una realtà fatta di corpi altri.

Sono i veri protagonisti della storia: corpi desiderati, massaggiati, invidiati, corpi slabbrati dalla fatica e dal dolore, corpi nascosti, occultati, profanati. Gli attori rispondono con evidente partecipazione calandosi in fisicità altre, Vanessa Scalera attraverso il trucco prostetico e un'aderenza clamorosa al personaggio stupisce nei panni della zia di Sarah Cosima Misseri, l'esordiente Giulia Perulli fa partire l'ottimo lavoro di interpretazione direttamente dal corpo, ingrassando più di venti chili per dare vita alla sua versione, assolutamente convincente, di Sabrina Misseri. Non è l'aggiunta dei chili, è l'alienazione quello che entrambe riescono a comunicare a chi guarda, quel senso di appartenenza e non appartenenza alla propria comunità, quell'isolamento intimo come tante monadi chiuse che non riescono a - o non hanno gli strumenti per - comunicare davvero.

Si è parlato a torto di arretratezza locale, il contesto che la serie racconta è universale e funziona per questo: ci sono ovunque situazioni di disagio, incomunicabilità, difficoltà a esprimere le proprie emozioni, repressione funesta delle stesse, mancanza di dialogo come di lavoro su se stessi, frustrazione, carenza di empatia verso il prossimo. Tutte caratteristiche non di Avetrana del 2010, ma della società italiana contemporanea, che questa serie riesce bene a fotografare, trasfigurandola opportunamente con uno stile capace di trasformare lo strazio in materia narrativa, mostrando l'umanità variegata di tutti coloro che lo attraversano. Non si indaga la persona, si racconta l'essere umano, anche nelle sue ombre più cupe.

Come rare volte accade, la serie funziona anche sulla carta, oltre che visivamente: la struttura episodica approfondisce e dà il giusto spazio alla prospettiva di ogni personaggio - va citato anche Paolo De Vita, nel ruolo forse più enigmatico di tutti, lo zio Michele Misseri - e il circo mediatico è rappresentato per quello che è stato, con un'accorata Anna Ferzetti nei panni della prima giornalista interessata al caso.

Il suo movimento è lo stesso che segue la serie: cercare di capire, esplorare, approfondire, andare a fondo di quello che sbrigativamente chiamiamo "male", ma che è qualcosa di banale e complesso al tempo stesso, intriso di innumerevoli e imprevedibili sfumature. Il regista non manca mai di raccontarle, con evidenti rispetto, attenzione ed empatia, e con il suo solito stile.

Perché la serie di Mezzapesa non segna uno spartiacque nella sua cinematografia, ma una prosecuzione: come in Ti mangio il cuore gli istinti primordiali violenti, nel bene e nel male, si scontrano con i ruoli della società e le aspettative altrui, ma non si possono mettere a tacere. Come regista sceglie di raccontarli, analizzarli, per poi raffigurarli con quello stile poetico, quasi pittorico, che li rende a tratti persino affascinanti, ma non per questo meno intrisi della brutalità del quotidiano. Chi vuole vivere per sempre, per dirla con il leggendario brano dei Queen che commuove sul finale, in un mondo tanto pieno di insospettabile ferocia?

Sei d'accordo con Claudia Catalli?
Senza riuscire ad aggiungere nuove prospettive, la serie diventa l'ultimo capitolo di una morbosità senza precedenti.
Recensione di Gabriele Prosperi
mercoledì 23 ottobre 2024

Estate 2010, Avetrana, Puglia: la quindicenne Sarah Scazzi scompare; il suo cadavere verrà ritrovato in un pozzo. L'inchiesta che segue coinvolgerà sua cugina Sabrina e sua zia Cosima, accusate dell'omicidio, ma è disturbata dalla copertura mediatica morbosa che ha trasformato il caso in un evento di portata nazionale.

«Il sangue scorre a litri / Come piace alla TV / Se in mezzo c'è anche un bimbo / Ci piace anche di più». Così cantava Immanuel Casto nella sua "Killer Star", era il 2011 e il re del porn groove catturava perfettamente l'essenza della spettacolarizzazione mediatica che accompagnò il caso di Avetrana.

L'omicidio di Sarah Scazzi non è stato solo un tragico fatto di cronaca, ma un fenomeno che ha attratto l'attenzione morbosa dei media, trasformando una tragedia familiare in uno show per il grande pubblico. Avetrana - Qui non è Hollywood tenta di raccontare questa vicenda, ma finisce per cadere nelle stesse trappole che avrebbe dovuto denunciare.

La serie, prodotta da Groenlandia per Disney+ e diretta da Pippo Mezzapesa, comincia con un approccio promettente, mettendo in luce l'assalto mediatico che invase il piccolo paese pugliese. A primo acchito, la narrazione suggerisce una critica al modo in cui i media manipolarono la tragedia, contaminando le indagini e spostando l'attenzione dalla giustizia al sensazionalismo. Ben presto, però, la serie si contraddice, passando da una condanna del circo mediatico a una sua giustificazione implicita. Quella che sembrava essere una riflessione critica diventa uno strumento di romantizzazione del ruolo dei media, rendendo quantomeno confusa la narrazione, che perde di vista il suo obiettivo e si accontenta di riproporre le stesse dinamiche morbose che intendeva criticare.

La serie diventa così, e purtroppo, solo l'ultimo capitolo di quella stessa morbosità che ha caratterizzato l'attenzione pubblica sul caso. Piuttosto che aggiungere nuove prospettive o riflessioni, Avetrana - Qui non è Hollywood sembra quasi rievocare nostalgicamente l'ossessione collettiva provata, tratteggiando un collegamento con la tendenza produttiva al true crime, che è in realtà uno "sfogo fruitivo" che ci ha permesso di allontanarci un po' da quella stagione, attraverso formati narrativi (della serialità e del podcast) che formalizzano i racconti e definiscono maggiormente i processi di recupero delle informazioni, di montaggio delle scene e quindi portando a una resa generale più oggettiva.

Molte sono le tematiche che vengono solo sfiorate e poco esplorate; tra tutte, appunto, la dinamica dell'ingerenza giornalistica, indagando il modo in cui i media hanno influenzato le indagini o come il pubblico ha reagito. La narrazione, però, si concentra su una rappresentazione superficiale dei fatti e dei personaggi, senza mai osare oltre, e la scelta di concentrarsi sulla psicologia degli interessati, frammentando la storia in quattro capitoli che assumono come titolo i loro nomi, non fa altro che semplificare la loro umanità, feticizzandola.

O ancora, la morbosità che trasuda anche da questo prodotto, avrebbe forse beneficiato di uno spostamento del punto di vista più coraggioso, ad esempio esplorando i ruoli di figure che allora avrebbero meritato maggiore attenzione, e che oggi potevano trovare un qualche riscatto. Tra tutti, la madre di Sarah o la sorella di Sabrina. Donne che hanno partecipato in minor misura alla vicenda mediatica, ma che proprio per questo avrebbero potuto offrire uno sguardo più intimo, realistico, oggettivo sulla tragedia. La sorella di Sabrina, in particolare, è una figura rimasta in disparte, ma che, al termine di questa storia, si ritrova senza più la sua famiglia: un punto di vista profondamente umano, interessante da esplorare, ma che viene completamente ignorato in favore di una narrazione più superficiale, già nota e spettacolarizzata.

Anche l'influenza della religione, sebbene citata, viene trattata in modo marginale. Il suo ruolo nel determinare i comportamenti e le emozioni dei protagonisti poteva offrire un ulteriore livello di analisi, soprattutto in una comunità come quella di Avetrana, dove la fede gioca un ruolo significativo. Nella serie viene ridotta a semplice mezzo narrativo, a una "macchietta" culturale, che non si interseca, che sembra anzi ritenuta "poco degna" d'esser indagata.

La serie non riesce neppure a staccarsi dalla "necessità di verità" che ha tormentato il caso per anni. Come nella pubblicità o nel food porn, la verità in Avetrana viene confezionata e venduta come un prodotto, ma senza mai affrontare la complessità che una ricerca della verità comporterebbe. La narrazione si limita a riproporre un racconto che non ha mai veramente approfondito le dinamiche investigative o le verità giuridiche sottostanti, lasciando al pubblico solo una verità superficiale, resa accattivante.

L'utilizzo del fantasma come modello narrativo, con le visioni di Sabrina tormentata da Sarah, ne è un chiaro esempio. L'introduzione di elementi visionari e di colpa, pur funzionali dal punto di vista narrativo, è un espediente che mira più a speculare sulle emozioni dei colpevoli, ma in realtà non ci permette di capire davvero le dinamiche emotive dei personaggi coinvolti. È una scelta narrativa efficacissima... a ridurre la complessità del dramma umano a un effetto di facile consumo, trasformando il senso di colpa in una sensazione di colpa, che certamente non viene accolta, né compresa, da quello spettatore che si cerca di trasformare (in particolare con l'ultima inquadratura) in un corresponsabile, al pari di Cosima Romano (anzi più di quest'ultima, dato che non se ne vede l'arresto).

Inoltre, la serie fallisce nell'affrontare la vera essenza della ricerca della verità. La verità che cerca di vendere non è quella che interessa ai magistrati, agli avvocati o alla giustizia, ma una verità confezionata per il consumo del pubblico. Non si interroga mai sull'impatto reale dei media o sulla devastazione che hanno provocato nelle vite delle persone coinvolte e dei cittadini. La scritta "Qui non è Hollywood" inizia a campeggiare, compare, ma diventa un logo, un titolo allettante per una serie TV. Si preferisce riprodurre quell'ossessiva ricerca di "verità" che per anni ha alimentato talk show e giornali, senza mai affrontare il fatto che la vera verità - quella che conta - non può essere venduta come un prodotto di intrattenimento. Il fatto, però, è che Avetrana - Qui non è Hollywood è un prodotto di intrattenimento, non può esimersi da esserlo. Insomma, era pur sempre alla Festa del Cinema di Roma!

In altre, "caste", parole abbiamo ancora a che fare con «La pornografia dei sentimenti», con quella spettacolarizzazione del dolore che, anziché essere oggetto di critica, diventa l'elemento centrale di una narrazione che si propone di intrattenere.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 13 novembre 2024
Pino Balestrieri

Ho visto la serie dedicata a Sarah Scazzi, un caso di cronaca nera che, pur non essendo un grande appassionato del genere, mi ha colpito profondamente e spinto a documentarmi ulteriormente. Dopo aver seguito alcuni documentari sull'argomento, mi sono immerso in questa serie e devo dire che mi ha lasciato davvero impressionato. Il livello di impatto è altissimo.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 7 novembre 2024
Davide Pulici
Nocturno

Ex ante, sulla base di una locandina che era stata diffusa assai poco cautamente, se ne ricavava una malissima impressione, come di alcunché di volgare o dozzinale, col rischio persino di bordeggiare la commedia all'italiana "ultima maniera", quella fatta da cialtroni e ad altrettanti cialtroni destinata. Poi, non bisognerebbe dirlo ma lo diciamo, il nome del regista, Pippo Mezzapesa, non deponeva [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
martedì 29 ottobre 2024
 

In ottemperanza al provvedimento emesso dal Tribunale di Taranto e in attesa dell’udienza fissata per il 5 novembre, la serie precedentemente nota come Avetrana - Qui non è Hollywood ha ora un nuovo titolo: Qui non è HollywoodVai all'articolo »

NEWS
giovedì 24 ottobre 2024
 

Accolto il ricorso d'urgenza presentato dal Comune di Avetrana. La serie doveva essere da domani su Disney+. Vai all'articolo »

DISNEY+
mercoledì 23 ottobre 2024
Gabriele Prosperi

Il racconto dell’omicidio di Sarah Scazzi finisce per cadere nelle stesse trappole che avrebbe dovuto denunciare. Dal 25 ottobre su Disney+. Vai all'articolo »

DISNEY+
martedì 24 settembre 2024
 

Regia di Pippo Mezzapesa. Una serie con Vanessa Scalera, Geno Diana, Alessandra Carrillo, Debora Boccuni, Giancarlo Commare. Dal 25 ottobre su Disney+. Guarda il trailer »

DISNEY+
martedì 23 luglio 2024
 

Regia di Pippo Mezzapesa. Una serie con Vanessa Scalera, Geno Diana, Alessandra Carrillo, Debora Boccuni. In autunno su Disney+. Guarda il trailer »

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