| Titolo originale | Miséricorde |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Alain Guiraudie |
| Attori | Félix Kysyl, Catherine Frot, Jean-Baptiste Durand, Jacques Develay, David Ayala Sébastien Faglain. |
| Uscita | giovedì 16 gennaio 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,63 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 14 gennaio 2025
Un uomo torna alla sua città natale ma il viaggio non si rivelerà come aveva programmato. Il film ha ottenuto 7 candidature a Cesar, 5 candidature a Lumiere Awards, In Italia al Box Office L'uomo nel bosco ha incassato 104 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Jérémie torna da Tolosa alla cittadina della provincia francese in cui è cresciuto per partecipare al funerale del panettiere locale, che è stato suo datore di lavoro negli anni della giovinezza. Martine, la vedova ancora piacente, lo accoglie a braccia aperte ma Vincent, il figlio del defunto, è meno entusiasta, e ingaggia quasi subito un corpo a corpo, reminiscente delle zuffe che i due condividevano da bambini, con quel giovane uomo che ora gli appare come un pericolo per la sua quotidianità domestica.
Anche il parroco del paese e un amico di vecchia data di Jérémie e Vincent entrano a far parte di quel gioco di equilibri (e di potere) che si sposta continuamente, ma mantiene il nuovo arrivato al centro dell'attenzione (e dei desideri) di tutti. Saranno le passeggiate nel bosco, apparentemente in cerca di funghi, il terreno su cui si giocherà la battaglia finale per la supremazia.
L'uomo nel bosco può essere accostato a Teorema e a Il talento di Mr. Ripley.
Il film sembra un po' un giallo alla Chabrol e un po' una fiaba nera (non a caso i personaggi si avventurano ripetutamente in un bosco misterioso), ma in realtà è tutto Alain Guiraudie, il regista e sceneggiatore francese che con una decina di titoli (il più memorabile è Lo sconosciuto del lago, ma è notevole anche il recente L'innamorato, l'arabo e la passeggiatrice) ha definito la sua poetica libera e impossibile da incasellare in un genere, o in una narrazione codificabile.
Fin dall'incipit, la lunga sequenza in cui Jérémie arriva in automobile al paese intrufolandosi intimamente fra le case come un virus, "corpo estraneo" nel "corpo familiare", sappiamo di non avere a che fare con una messinscena classica. Anche i personaggi - la vedova, il prete, il vicino scontroso - sembrano archetipi drammaturgici e poi si comportano in modo imprevedibile, inizialmente assecondando le nostre aspettative e poi tradendole, in una vicenda in cui il tradimento è la regola, ma lo è anche l'accettazione di quel tradimento.
Allo stesso modo Guiraudie sceglie di accostare due temi apparentemente incongruenti come il desiderio privo di freni inibitori e la misericordia intesa in senso profondamente cattolico (il titolo originale del film è appunto Miséricorde). Il regista segue un registro "umano troppo umano", rifiutandosi di giudicare il suo protagonista che ha la forma dell'acqua nell'adattarsi alle circostanze manipolandole a suo piacimento, ma che è privo di premeditazione e di intenzionale malizia (perché quella sta sempre e solo negli occhi di chi guarda, secondo Guiraudie).
Jérémie è un oggetto del desiderio irresistibile per chiunque lo avvicini, e c'è non poca ironia nel modo in cui l'autore mette in scena le reazioni degli altri a questa capacità di seduzione involontaria, così come c'è un profondo senso di accettazione del rifiuto (la cui mancanza sta all'origine della maggior parte dei delitti passionali): qui c'è chi ama senza essere corrisposto, chi si dona senza amare, e tutto è lecito, tutto è accolto (tranne che da chi diventerà dunque dispensabile), perché nulla è al di fuori del perdono "misericordioso".
L'unica obiezione che potremmo muovere a questa "ronde" di attrazioni e (potenziali) accoppiamenti sta nell'inconclusività della storia, che dopo aver apparecchiato una serie di relazioni (potenziali) e un delitto insoluto ci lascia appesi, a domandarci dove andrà a parare la vicenda. Ma probabilmente quello è il punto che vuole fare Guiraudie: il vento della seduzione continuerà a fare il suo giro, e non ci sarà modo (né motivo) per fermarlo, men che meno in osservanza del "comune senso del pudore".
È decisamente un film onirico, nel senso freudiano del termine, e come dal subconscio avviene nei sogni, ugualmente nel film Giraudine affiora liberamente ogni tipo di pulsione, eppur sempre in conflitto con i vincoli morali e i controlli del Super-Io. Il protagonista, il molto ambiguo Jérémie (il bravo Félix Kysyl) torna nel suo paesino natale in Occitania, per assistere [...] Vai alla recensione »
Dire che il film di Alain Guiraudie racconta una sordida storia di provincia è alquanto riduttivo, difficile anche definirlo per genere perchè mischia il noir con la commedia, il dramma, il nonsense, ci introduce in un bosco disseminato di sentieri, arbusti e funghi, non solo porcini ,che crescono sotto un corpo sepolto, ci riporta al paese , a bere un pastis, fino a [...] Vai alla recensione »
Mi aspettavo di pi?.. L'atmosfera tenebrosa ? troppo artificiale. I fatti accadono ma in modo spesso meccanico . Gli attori bravini ma nulla di pi?. Si esce insoddisfatti ma forse le attese erano troppo alte .Un 'occasione persa ?
Il film L’uomo nel bosco (Miséricorde) di Alain Guiraudie ci permette di fare la seguente riflessione (percezione personale): sempre più frequentemente nei film francesi degli ultimi anni, la relazione sessuale sta perdendo la sua componente amorosa per essere sostituita essenzialmente da una pulsione fisica che non contempla la responsabilità.
Un thriller davvero atipico e girato con una maestria fuori dal comune questo film. Intenso, teso, cattivo ma allo stesso tempo minimalista e che lavora per sottrazione. Opera maestra questa.
Un thriller davvero atipico e girato con una maestria fuori dal comune questo film. Intenso, teso, cattivo ma allo stesso tempo minimalista e che lavora per sottrazione. Opera maestra questa.
Un thriller davvero atipico e girato con una maestria fuori dal comune questo film. Intenso, teso, cattivo ma allo stesso tempo minimalista e che lavora per sottrazione. Opera maestra questa.
una sceneggiatura dissestata e incongrua per un film eccezionalmente insignificante
un film profondo con tanti strati di lettura, da vedere.
una trama assai paradossale (che ha nel poliziotto che interroga nel sonno, intruffolandosi nottetempo nella stanza dove dorme il protagonista, la sua apoteosi ridicola) al servizio di una regia che al suo meglio si esprime con la lunga soggettiva d'apertura di un viaggio notturno in automobile, Tutto il resto è noia (cit.). Conforta che la sala esprima il suo disappunto all'accensione [...] Vai alla recensione »
stupenda rilettura di teorema di Pasolini. Straniante, intenso
Per i Cahiers du Cinema, il miglior film del 2024. Primo, terzo o quinto, che importa: le classifiche valgono nulla. Ma sto film è un capolavoro sul serio. Libero. Avvolgente. Spiazzante. Collocato all'incrocio fra Chabrol e Bresson e Pasolini (un titolo specifico: non lo scrivo), ma al dunque Guiraudie fa un cinema che è suo e solo suo. Jérémie (Kysyl) torna al paesello per il funerale del fornaio [...] Vai alla recensione »
In un villaggio occitano arriva un giovane per partecipare al funerale di un fornaio. Nulla se ne sa, benché tutti lo riconoscano; dunque, si tratta di un ritorno. Solo più tardi si viene informati che costui ha nome Jérémie, viene da Tolosa, è da tre mesi disoccupato e in passato aveva lavorato nel forno del defunto. Dovrebbe stare solo un giorno, invece si trattiene a lungo, ospitato dall'accogliente [...] Vai alla recensione »
Dall'unione di due generi ecco un inedito e magnifico tipo di thriller: da una parte il film sostenuto da una provincia (qui Alvernia Rhone-Alpes)ad evidenziare le particolarità agricole del territorio, genere che ha fruttato un numero notevole di opere prime, dall'altra il classico poliziesco, ma senza che nessuno dei due generi si esprima nelle forme consuete, assumendo piuttosto un clima da brivido [...] Vai alla recensione »
Alain Guiraudie è bravo e originale, un boccone piccante nella dieta da collegio (i film fatti con lo stampino, uno dopo l'altro, sono più di quelli che servirebbero). "Lo sconosciuto del lago" provocò fughe e reazioni disgustate nella saletta dove era stato proiettato a Cannes. Seconda occasione, si era sparsa la voce "film imperdibile" (chi non era a Cannes voleva sapere se davvero erano tutti maschi, [...] Vai alla recensione »
Dalla città dove ha lasciato il lavoro, l'ex apprendista fornaio Jérémie (Félix Kysyl) torna nella frazione dove è cresciuto per un funerale. Da scoprire chi è, che cosa trova, come rompe ogni equilibrio apparente mettendo in discussione la visione borghese di colpa, perdono, amore, aspirazioni. Succede al cinema, come in letteratura, di trovarsi in una storia in miniatura con personaggi senza qualità, [...] Vai alla recensione »
Il bosco richiama la favola, ma è una favola nera quella del più originale e non incasellabile dei registi francesi, Alain Guiraudie che si riconosce in Georges Bataille ("l'erotismo è l'approvazione della vita fin dentro la morte") e che per il suo film, ora in uscita in Italia come L'uomo nel bosco, aveva scelto un titolo più appropriato, Miséricordie.
Qual è il limite tra uno sguardo e una soggettiva? Si possono confondere? Oppure allinearsi? Anche sull'ambiguità di quella del protagonista Jérémie si muove L'uomo nel bosco, decimo lungometraggio di Alain Guiraudie, già presentato al 77° Festival di Cannes nella sezione Cannes Prémiere e inserito dai Cahiers du Cinéma al primo posto della top 10 del 2024.
Jérémie fa ritorno nel piccolo villaggio dell'Ardèche (regione meridionale della Francia incastonata tra il Mediterraneo e i Pirenei) per il funerale del maestro panettiere che gli insegnò il mestiere. Il suo arrivo risveglia pulsioni, rancori e desideri che agitano la vedova Martine e suo figlio Vincent, il corpulento amico d'infanzia Walter e il parroco del paese.
L'uomo nel bosco, l'ultimo film di Alain Guiraudie - titolo prosaico, forse scelto in accordanza/risonanza con Lo sconosciuto del lago, del più suggestivo ed enigmatico originale Miséricorde - si manifesta fin da subito come un crocevia di doppi perturbanti e di alterazioni percettive. L'ambientazione in una cittadina della provincia francese è pervasa da un cupo e funesto silenzio che contraddice [...] Vai alla recensione »
I film di Alain Guiraudie prendono sempre vita in un mondo chiuso - nel senso originario della parola latina conclusus, cioè chiuso, delimitato da confini precisi - aperto all'esterno, sia perché violato da una presenza estranea (come succedeva nel precedente L'innamorato, l'arabo e la passeggiatrice, dove la vita di Clermont-Ferrand era sconvolta dall'arrivo di un sospetto terrorista islamico), sia [...] Vai alla recensione »
Saint-Martial, Occitania. Un paesino di 197 abitanti. Come in un western c'è un uomo che torna a casa. Lo fa per rendere omaggio al fornaio defunto del villaggio. Una persona a cui era legato (certo, ma da cosa?). E per la famiglia di lui, che lo ospita: la madre («che ti vuole bene», continuano a ripetergli: sì, ma quanto? E come?) e il figlio rude, aggressivo, spartano che manifesta sentimenti contrastant [...] Vai alla recensione »
Ai Golden Globe non ci pensavano nemmeno, lo dicono i bookmaker, di premiare Demi Moore ( The substance), una indiavolata bellezza di 62 anni e tre figlie, e invece poi lei si è guadagnata il riconoscimento facendo se stessa: una signora un pochino terrorizzata all'idea di invecchiare. Qua da noi invece potremmo scegliere un film delicato, quasi gentile, con molta foresta rustica, anche se parla di [...] Vai alla recensione »
Il giovane Jérémie (Kysyl) torna dopo una lunga assenza nel villaggio di Saint-Martial in occasione dei funerali del fornaio locale di cui era l'apprendista, nonché miglior amico del figlio Vincent (Jean-Baptiste Durand). Lo ospita la vedova del fornaio (Frot), scatenando la rabbia di Vincent, convinto che l'amico voglia sedurre la madre. Un altro evento tragico mette Jérémie sui carboni ardenti.
Si fa fatica a non dare ai francesi quel che è dei francesi, ovvero un cinema migliore. Del nostro, sicuramente. Abbiamo lodato l'oriundo, giacché parlato in spagnolo, Emilia Peréz di Jacques Audiard, dal 9 gennaio sullo schermo e candidato a molto se non tutto nell'award season; abbiamo cantato Le occasioni dell'amore di Stéphan Brizé, che è in sala ed è con Past Lives il più interessante film sentimentale [...] Vai alla recensione »
Per fortuna che Alain Guiraudie c'è. Non sempre è riuscitissimo quel che porta sullo schermo, ma mai è men che intelligente: potremmo chiederci se il cinematografico tout court sia il suo specifico, ché da narratore sarebbe uguale o più, però pochi altri storyteller hanno fatto dell'ironia costruzione, del paradosso architettura, del sesso liberazione (conflitto) come lui.
Jérémie (Félix Kysyl) torna a Saint-Martial per il funerale del panettiere presso il quale lavorava. Si ferma a casa della vedova di questi (Catherine Frot), ma il figlio della donna (Jean-Baptiste Durand) non vede di buon occhio il suo ritorno. Il parroco (Jacques Develay) osserva lo sviluppo della rivalità fra i due. Guiraudie torna alla sua amata provincia profonda, lavora la (sua) religione profonda [...] Vai alla recensione »
Tra i boschi dell'Ardèche, Jérémie ritorna al suo villaggio, dopo la morte del panettiere. Intorno gravitano la moglie del fornaio, il figlio, un uomo maturo panciuto, un prete singolare, tutti in qualche modo attratti da Jérémie. Un delitto compiuto sconvolge (ma non troppo) la vita di tutti, compresa la gendarmeria che deve indagare. L'intelligenza di Guiraudie è quella di trattare un dramma, con [...] Vai alla recensione »
Stando al censimento del 2021 a Saint-Martial, il paesotto dell'Ardèche in cui è ambientato Miséricorde, abitano solo 270 persone. Impensabile almeno sulla carta poter tenere degli scheletri nell'armadio, o dei segreti. Partendo dall'universale per giungere al particolare Alain Guiraudie fa principiare il suo nuovo film da regista, il settimo in venti anni di carriera, con il più classico dei ritorni [...] Vai alla recensione »