| Titolo originale | Dans l'ombre |
| Titolo internazionale | In the Shadows |
| Anno | 2024 |
| Genere | Thriller |
| Regia di | Pierre Schoeller, Guillaume Senez |
| Attori | Francesca Domenichini, Swann Arlaud, Melvil Poupaud, Karin Viard, Evelyne Brochu Philippe Uchan, Sofian Khammes, Baptiste Carrion-Weiss, Maud Wyler, Eric Paradisi, Clara Antoons, Catherine Salée, Boris Terral, Etienne Beydon, Gautier Boxebeld, Muriel Combeau, Manuel Sinor. |
| Tag | Da vedere 2024 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
Un avvincente thriller politico con un cast eccezionale che include Karin Viard, Evelyne Brochu e Sofian Khammes.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un blackout di pochi secondi durante il voto primario basta a incrinare la vittoria risicata di Paul Francoeur, ministro in sedia a rotelle proiettato alla candidatura presidenziale della destra. A fiutare l'odore di bruciato è César Casalonga, consigliere di lungo corso e amico di Paul, che ha costruito mattone su mattone la sua ascesa. Intorno a loro si addensa un clima di sospetto: rivali interni, media onnipresenti, un sindacato di polizia pronto allo scontro e una macchina digitale opaca, capace di trasformare un bug in una crisi di legittimità. Mentre la campagna prende velocità, l'ombra dello scandalo erode la fiducia nel candidato e nel gruppo che lo circonda.
La serie francese Nell'ombra (titolo internazionale: In the Shadows) arriva in Italia su MYmovies ONE (dal 19 dicembre 2025) in un momento in cui la politica francese sembra vivere in diretta una frattura permanente, caratterizzata da un susseguirsi di governi fragili e da una conclamata e ormai storica sfiducia generalizzata che fa, da anni, crescere i discorsi più radicali nel paese.
Nell'ombra chiede esplicitamente di esser letta con questo prisma, scegliendo oltretutto di collocare il racconto nella destra - seppur, molto abilmente, senza mimetizzare figure reali (benché si senta fortissima l'eco del Rassemblement National). L'intento è più quello di esplorare una cultura politica verticale e deferente verso il capo, dove i dubbi sull'integrità del voto risuonano con maggiore violenza perché minano il principio d'ordine che la sorregge. Allo stesso tempo, l'attenzione al lato oscuro dell'ecosistema digitale aggiorna il romanzo politico al dopo-Cambridge Analytica.
Pierre Schoeller (Versailles, Il ministro - L'esercizio dello Stato) e Guillaume Senez (Le nostre battaglie, Ritrovarsi a Tokyo) impostano un dispositivo molto severo, fatto di luci lattiginose negli interni istituzionali e di un'inquadratura che incastra i personaggi tra vetri e schermi. Campi medi, quindi, e talvolta più ravvicinati che comprimono l'aria e riducono le distanze di sicurezza tra i personaggi. La sceneggiatura va, anch'essa, in questa direzione, con un prologo frenetico, barocco, ipercinetico (sorrentiniano?) che dà il tono alla serie, per poi dare spazio a episodi più moderati ma sempre caratterizzati da una sensazione di controllo dall'alto.
La coppia Swann Arlaud/Melvil Poupaud regge totalmente l'asse emotivo: il primo costruisce un consigliere che ha mille fili da tirare e una vita privata ridotta all'osso. Poupaud dà invece a Francoeur una fisicità concentrata nella parte alta del corpo, data la disabilità; ne esce un leader che fa della disabilità la sua grammatica scenica e, soprattutto, un racconto del potere attraverso la voce e la postura.
Artisticamente la serie interroga tre assi: il potere come rituale, la fiducia come bene scarso, la tecnologia come campo minato morale. Il potere compare, così, per assenza: non lo si vede mai, se ne scorgono i protocolli, se ne intuisce la pressione, e la fiducia si sposta dai cittadini a quei clan interni che, inevitabilmente, mettono sempre più a rischio la stabilità di un sistema: l'algoritmo, il responsabile della sicurezza, il sondaggista.
Da questo connubio tra messa in scena livida/fredda e potere impattante/assente nasce un'ambivalenza molto feconda: a tratti Nell'ombra sembra girare sopra la realtà, estraniandosene, come se la contemplasse dall'alto; altrove, invece, la penetra con precisione quasi documentaria. Questa oscillazione, che inizialmente può dare l'idea di un difetto, è in realtà la forma stessa dell'oggetto raccontato: una politica che vive di messinscena e punti ciechi.
Guardando la serie viene molta voglia di trovare i trait d'union alla Francia di adesso: un paese sospeso, oggi, tra fatalismo e brio, che alterna piazze incandescenti e silenzi di corridoio, che invoca l'ordine mentre coltiva il gusto per la disobbedienza creativa e dove ogni settimana sembra decisiva. La serie mette molto bene in scena questo clima di fratture ricorrenti, con partiti gelosi dei propri feudi, sindacati di categoria pronti a farsi legislatori ombra e media che costruiscono e disfano leader in un click. In questa realtà, Nell'ombra entra come uno specchio obliquo e fa sospettare che il vero thriller non sia scoprire chi ha truccato i voti, ma misurare quanta incertezza siamo disposti a normalizzare pur di andare avanti.