| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Serbia |
| Durata | 82 minuti |
| Regia di | Emilija Gasic |
| Attori | Goran Bogdan, Jelena Djokic, Pavle Cemerikic, Mile Cvijovic, Biljana Konstantinovic Tamara Gajovic, Milica Gicic, Masa Cirovic, Andrija Martinovic, Viktorija Vasiljevic, Ivana Simovic. |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento venerdì 17 gennaio 2025
I 78 giorni dell'intervento NATO in Serbia del 1999 nella vita di una famiglia.
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CONSIGLIATO N.D.
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Tre sorelle, la piccola Tijana e le due più grandi, Sonia e Dragana, amano giocare a riprendersi con una videocamera. Da quando il padre viene richiamato alle armi quei video diventano il modo per documentare una vita che cerca di rimanere negli argini della normalità nonostante tutto.
Emilija Gasic torna sul periodo che vide la Serbia coinvolta nell'Operazione Allied Force trovando una modalità di racconto originale.
Dal 24 marzo al 10 giugno 1999 la NATO, con l'operazione denominata Allied Force, realizzò 78 giorni di attacchi aerei sulla Serbia guidata da Slobodan Milosevic con lo scopo di riportare la Serbia al tavolo delle trattative, unilateralmente interrotte, con l'Albania. Lo spettatore inizialmente viene indotto a credere che si tratti di riprese amatoriali recuperate dalla regista e proposte in forma di documentario. Ciò è dovuto alla bravura delle attrici e degli attori che sanno offrire al film una naturalezza più che assoluta. Ci viene così offerto un ritratto dall'interno di una famiglia che viene lambita dalla guerra sul piano fisico mentre ne viene toccata direttamente sul versante della forzata assenza del marito/padre richiamato in servizio nell'esercito. Le riprese, che prima facevano parte solo di un gioco, ora ne conservano in parte lo spirito ma serviranno anche da documento del vissuto quotidiano per il genitore quando farà ritorno. Ecco allora che assistiamo a momenti di distensione familiare così come alle prime rivalità tra sorelle, entrambe interessate ad un ragazzo arrivato di recente come vicino di casa. C'è poi lo spirito della più piccola, tanto simpaticamente pestifera quanto pronta ad animare le situazioni più diverse.
Tutto questo però deve fare i conti con gli allarmi aerei e con le esplosioni che avvengono a poca distanza e provocano qualche effetto o con le preoccupazioni della madre che teme per l'incolumità delle figlie. La casa e le sue prossimità diventano così un luogo in cui cercare di dimenticare, almeno per il tempo della preparazione di una crepe, tutto quello che una guerra comporta di orrore e di massacri. Il passaggio di mano della telecamera dall'una all'altra delle sorelle crea un mosaico di interazioni che tornano a ricordarci la soggettività ma anche l'importanza degli sguardi con cui si affronta (anche se in modo volutamente parziale) una realtà che altrimenti sarebbe incommensurabilmente difficile da decodificare.
Dopo l'arruolamento del padre durante il bombardamento NATO della Serbia nel 1999, tre sorelle iniziano un video diario Hi8 nella loro casa di campagna. Si filmano a vicenda mentre si truccano, raccolgono ciliegie, giocano a giochi di società, litigano e aiutano la madre a cucinare. Questo mondo fragile e intimo è forse il loro unico rifugio dalla realtà dei bombardamenti, delle sirene e della guerra.
Tre sorelle amano giocare a riprendersi con una videocamera. Da quando il padre viene richiamato alle armi quei video diventano il modo per documentare una vita che cerca di rimanere negli argini della normalità nonostante tutto.
Emilija Gasic torna sul periodo che vide la Serbia coinvolta nell’Operazione Allied Force trovando una modalità di racconto originale.
Lo spettatore inizialmente viene indotto a credere che si tratti di riprese amatoriali recuperate dalla regista e proposte in forma di documentario. Ciò è dovuto alla bravura delle attrici e degli attori che sanno offrire al film una naturalezza più che assoluta.
Ci viene così offerto un ritratto dall’interno di una famiglia che viene lambita dalla guerra sul piano fisico mentre ne viene toccata direttamente sul versante della forzata assenza del marito/padre richiamato in servizio nell’esercito. Il passaggio di mano della telecamera dall’una all’altra delle sorelle crea un mosaico di interazioni che tornano a ricordarci la soggettività ma anche l’importanza degli sguardi con cui si affronta una realtà che altrimenti sarebbe incommensurabilmente difficile da decodificare.