Anselm

Film 2023 | Documentario, 93 min.

Anno2023
GenereDocumentario,
ProduzioneGermania
Durata93 minuti
Regia diWim Wenders
AttoriAnselm Kiefer .
Uscitamartedì 30 aprile 2024
TagDa vedere 2023
DistribuzioneLucky Red
MYmonetro 3,70 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Wim Wenders. Un film Da vedere 2023 con Anselm Kiefer. Genere Documentario, - Germania, 2023, durata 93 minuti. Uscita cinema martedì 30 aprile 2024 distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 3,70 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 30 aprile 2024

Un documentario sull'artista Anselm Kiefer e sulla sua ultima, imponente creazione. In Italia al Box Office Anselm ha incassato 438 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,70/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 4,11
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Una biografia della monumentale arte di Kiefer che resta a misura d'uomo, amichevole e intima.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 27 maggio 2023
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 27 maggio 2023

Come approcciare l'opera proteiforme di Anselm Kiefer che evolve costantemente e mette in discussione con altrettanta costanza l'oscuro passato della Germania? Artista tedesco, nato l'8 marzo del 1945, due mesi prima della capitolazione nazista, è cresciuto in un Paese devastato dalla guerra che lo ossessiona e diventa il suo soggetto di predilezione. La domanda è sempre la stessa: che fare del passato del suo Paese natale? Per Kiefer l'onta è enorme, il sentimento di irrimediabilità insanabile, ma non si tira indietro e fa fronte all'incredibile crollo della grandezza culturale tedesca. Combatte corpo a corpo e realizza una delle possibilità dell'arte, che è quella di rivivere la storia, di viverla nuovamente, di penetrare al cuore di un evento che non poteva essere evitato per trovare le tracce di un'umanità perduta per sua stessa volontà. Kiefer non ne fa soltanto una questione di pensiero, va al cuore delle cose, prova, sperimenta, si mette in gioco e al centro di quello che non ha impedito la barbarie e forse l'ha resa possibile. Dipinge e ridipinge i miti fondatori, i monumenti della Germania distrutta, i corpi perduti perché negati dal mondo, evoca i poemi nati dalle ceneri.

A partire dagli anni Settanta, si butta a capofitto nella materia e non esista nell'avvenire a spostare le montagne, come ha fatto intorno alla sua residenza nel sud della Francia, scavando colline e costruendo torri. Eppure è sempre sull'orlo dell'equivoco, dell'interpretazione sbagliata. Questo accadeva soprattutto al debutto della sua carriera, oggi è un artista che gode di un credito particolare, raramente criticato, anche dagli avversari più risoluti della sua arte. Il suo viaggio comincia negli anni Settanta con le sue prime fotografie. A ventiquattro anni scatta una serie di foto in tutta Europa, nei luoghi toccati dalla guerra e dentro l'uniforme del padre. Posa col braccio destro alzato, il saluto hitleriano, per assumersi la responsabilità di quello che i suoi compatrioti hanno crudelmente dimenticato. "Occupazioni", definizione delle "azioni" di Kiefer, era già una messa in discussione, una presa in carico delle domande poste dalla storia attraverso l'esperienza personale.

Di nuovo allora, come approcciare questo artista monumentale che ha fatto della monumentalità la sua firma? Perché da Kiefer tutto è enorme: le tele, sempre più grandi, assomigliano a campi di battaglie disertati, le architetture fasciste, i miti fondatori del romanticismo tedesco (Parsifal, Siegfried, La battaglia della foresta di Teutoburgo), i loro motivi (serpenti, spade...), il significato dimostrativo delle sue sculture, il loro numero, le loro dimensioni, la maniera con cui gioca con i materiali (cenere, piombo, sabbia, cemento, piante e pittura, nel senso più tradizionale del termine). Non sorprende che Anselm Kiefer sia stato il primo artista invitato all'esposizione "Monumenta" a Parigi nel 2007, è un pittore XXL, tutto è troppo grande e il visitatore un lillipuziano perduto nella sua grandiloquenza. Soltanto Wim Wenders, che ha conosciuto come lui il pesante silenzio del dopoguerra e poi la ricostruzione e infine la riunificazione, poteva anche solo immaginare di farne un ritratto. Il percorso del regista nell'arte degli altri, prosegue e si installa in Francia e in quell'atelier gigantesco che è Barjac, immenso terreno di sperimentazione e luogo che testimonia la ricerca demiurgica di Kiefer.

Dopo Présence, mediometraggio presentato alla Biennale d'arte contemporanea di Venezia, consacrato all'opera dell'artista francese Claudine Drai, e dopo Pina, elegia in rilevo alla memoria di Pina Bausch, Wenders tenta di nuovo l'impresa del 3D, girando un film sontuoso, una vera 'installazione' destinata ai musei e alle sale.

Per comprendere l'opera intimidente di Kiefer, per i mezzi che richiede e la quantità di questioni che solleva, l'autore evoca i luoghi e le circostanze. Wenders non sceglie la cronologia, dall'infanzia dell'artista ai nostri giorni, ma tesse piuttosto un'andata e ritorno stordente tra passato e presente, partendo direttamente dalle opere. Anselm è una biografia dell'arte di Kiefer e la sua bellezza sta nell'uso consapevole del 3D, di cui Wenders è ormai maestro raro e indiscusso. Dipinti e sculture si ergono come cattedrali davanti allo spettatore che osserva l'artista al lavoro e scopre che ogni creazione contiene la sua distruzione.

Kiefer attacca la materia, cola metallo fuso, brucia e frantuma le forme, fino a ridurle in rovina. Le rovina di una guerra che Anselm e Wim non hanno mai vissuto ma di cui indagheranno tutta la loro vita le cicatrici. La tridimensionalità non genera allora realtà ma fantasmi. Sullo schermo le opere di Kiefer guadagnano volume, non peso. Wenders ricorre ancora una volta alle risorse del 3D per accompagnarci nel viaggio dentro l'universo pieno di un pittore, di uno scultore, di un inventore di forme per cui serve evidentemente un altro linguaggio che il cinema conosciuto.

Anselm riesce nell'impresa di catturare il tempo nel lavoro di Kiefer e di renderne visibili le tracce. Quello che vediamo scorrere è il "lavoro della memoria", non una vaga ingiunzione morale da applicare a intermittenza. È una pratica, un esercizio muscolare, una disciplina, perché l'artista ne fa un'attività quotidiana di scavo, riesumazione, modellamento, che gli conferisce la statura di 'atleta della memoria' tedesca e occidentale. Se il rischio con la sua opera gigantesca era cadere in un imponente monumento, enfatizzato dal 3D, il documentario resta, al contrario, a misura d'uomo.

Amichevole e intima, fin dal titolo, la relazione che Wenders stringe con Kiefer nel suo atelier-fabbrica, percorso in bicicletta, produce una meditazione astratta ed erudita sulla fertile bellezza del gesto che scolpisce e disegna, salda e martella. Mobile contrappunto all'artista, figura romantica e arcaica che parla con gli dei e li rende visibili ai mortali, Wenders passa in rassegna le sue ricerche e le sue ossessioni, orchestra oggetti artistici (dipinti, sculture, fotografie...) e apre percorsi nella sua tenuta, dove cattura le opere nello spessore del tempo, nella luce naturale, nel loro ambiente, così come Kiefer le ha installate, tra i rami, il cielo blu e le erbe selvatiche. In assenza di gravità, Anselm crea immagini oniriche, un mondo apocalittico, una terra di nessuno che rievoca i temi in gioco nell'opera di Kiefer.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 3 maggio 2024
Montefalcone Antonio

Documentario sul ritratto del pittore e scultore tedesco Anselm Kiefer, uno dei più innovativi e rilevanti artisti contemporanei. La pellicola ne illumina la vita, l'ispirazione creativa, la visione, lo stile, il piacere per il Mito e il lavoro di esplorazione dell’esistenza umana e della natura ciclica della Storia. Pellicola elegante e accurata tecnicamente, può vantare bellissime [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
venerdì 3 maggio 2024
Pino Farinotti

Prima di tutto Wim Wenders. Chi mi conosce sa della mia predilezione. E’ un tedesco, carico di lauree honoris causa, che ha esplorato tutte le culture dominanti. 
Ha raccontato la musica cubana, il Texas, i vicoli colorati e disordinati di Lisbona, il Giappone, si è accostato a Antonioni. E tanto altro del mondo. E’ nato nel 1945, ha dunque atteso la fine del nazismo e lo ha relegato nello strato più profondo del suo recondito. 
Ma adesso ha incontrato Anselm Kiefer, suo coetaneo, che la vicenda tedesca di quel periodo, se l’ha relegata, poi non è riuscito trattenerla là in fondo. 
Il nazismo. È come due grumi che gli si sono posti a pochi millimetri dal cuore e da un lobo del cervello e che a volte si allargano e toccano quelle pareti, e diventano il tema, la materia, la storia, l’incubo, che è risalito nella sua coscienza e nella sua memoria ed è arrivato alla sua sensibilità, al suo talento, alla sua regione e alla voglia di raccontare ponendosi un preciso dovere, soffrire fino in fondo. 
Credo che Wenders si sia dedicato a Kiefer perché gli ha riconosciuto un coraggio maggiore del suo. 
Kiefer assume in assoluto la pazzzia (tre zeta, come le tre esse del tesssoro di Tolkien), tedesca, che può significare dominio dell’arte e della cultura europea –pensiamo alla rivoluzione di Weimar, che tutto ha stravolto - ma può anche significare... Auschwitz.
E l’artista lo sa bene e non se lo nasconde e non lo nasconde. Dice: “Io sono nato nel’45, come posso sapere che se fossi vissuto allora non sarei stato nazista”. E così fa un suo gioco provocatorio e temerario, dipinge quadri dove appare col braccio teso nel saluto nazista nei più evocativi scenari d’Europa, il Colosseo, la porta di Brandeburgo, Notre Dame. Erano gli anni sessanta e lui non era ancora il grande artista con la franchigia di essere immune da tutto. Era giovane, non ancora affermato, ci voleva coraggio, tanto, e così non gli mancò l’accusa di essere neonazista. Intervistato in quel periodo disse qualcosa che ci riguarda in questi giorni: “Dichiararsi antifascista adesso è facile, è una mancanza di rispetto per chi si dichiarava allora, e rischiava la vita”.   
Ma ci fu una parte di critica tedesca che si sforzò di andare oltre e capirlo. Ne rilevò il coraggio di mettere il dito nella piaga di quella che era stata l’immane tragedia nazista. 
Nel film non possono mancare citazioni di personaggi ai quali l’artista si sente apparentato per attitudine e sentimento, e non è mai un sentimento felice. Trova spazio uno dei suoi maestri Beuys. Soprattutto Paul Celan, il poeta ebreo scampato allo sterminio, che divenne il cuore della sua poesia disperata, e dal quale non si riprese mai. Morì suicida a cinquant’anni. Kiefer ne legge alcuni versi. 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 7 maggio 2024
Grazia Paganelli
Duels.it

"Il linguaggio più tenero e gentile e amichevole che sia mai stato inventato nel cinema". Definisce così il 3D Wim Wenders che, con Anselm torna a sperimentare la forza e la gentilezza dello sguardo tridimensionale della settima arte. Un documentario che è anche colossal per l'ampiezza dello sguardo sulle opere dell'artista Anselm Kiefer, caparbio testimone di una storia di guerra della Germania, che [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
mercoledì 3 aprile 2024
 

Dopo il grande successo di Perfect Days, Wim Wenders torna dal 30 aprile al cinema con l’omaggio ad Anselm Kiefer. Guarda il trailer »

CANNES FILM FESTIVAL
sabato 27 maggio 2023
Marzia Gandolfi

Un documentario di Wim Wenders sull'artista Anselm Kiefer. Presentato al Festival di Cannes e dal 30 aprile al cinema. Vai all'articolo »

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